martedì 17 aprile 2018

Milano violenta: gli anni Settanta


Dopo la violenza spregiudicata profusa a piene mani dalla Banda Cavallero nel 1967 in largo Zandonai, gli anni settanta si presentarono con il loro tragico biglietto da visita.
Anni di piombo, anni irrequieti, non solo per le violenze politiche e le contestazioni di piazza, con scontri e morti, ma anche per l'incattivirsi della criminalità, più vera e cruenta rispetto a quella alla quale ci si era abituati in precedenza.
Milano era da considerare una vera metropoli, una città europea, in espansione urbanistica, a quota  un milione e settecentomila abitanti (il picco più alto), punteggiata di fabbriche e banche. Insomma, la città più ricca nel ricco nord della penisola.
Qui si concentravano lusso, soldi, potere, e di conseguenza, malavita.
Come funghi velenosi erano spuntati night club e bische: qui di notte venivano spesi a fiumi i soldi che di giorno erano stati rapinati nelle banche, o estorti con i sequestri di persona.
Come se non bastasse, prende forma in quegli anni il terrorismo. E subito dopo, ecco la mafia e la 'ndrangheta calabrese. 
La ferocia dilaga per le strade, il sangue scorre a fiumi, non meno di cento morti ammazzati all'anno (tra il 1970 e il 1980). Non a caso imperversano le pellicole cinematografiche del genere poliziottesco.
Milano odia, la polizia non può sparare; Il giustiziere sfida la città; Milano violenta, questi i film proiettati sul grande schermo, tanto perchè i milanesi non scordassero cosa li attendeva fuori dalle sale, nella vita reale, quella quotidiana. 
Uscire di giorno, in certe zone o in certi momenti, poteva essere un azzardo; di notte, una follia. Aumentano i cittadini con il porto d'armi, gli imprenditori viaggiano veloci su Alfa blindate, molti si trasferiscono nelle nuove città satellite nate come risposta alla domanda di maggior sicurezza e benessere.

Milano centro night club pussy cat

Tra i numerosi protagonisti negativi di quegli anni maledetti, il podio spetta probabilmente a Turatello, Vallanzasca, Epaminonda.
turatello milano criminalitàFrancesco Turatello, detto Francis, inizia a dedicarsi alla gestione della prostituzione e delle bische clandestine all'alba degli anni settanta. Francis, la faccia d'angelo, espande ben presto i suoi traffici dedicandosi alla cocaina, che vende ai facoltosi clienti delle sue bische.
Presto mette in piedi una agguerrita banda, composta da un centinaio di uomini senza scrupoli. Figuri come Michele Argento, Franchino Restelli, Gianni Scupola, spadroneggiano in città facendo il bello e il cattivo tempo, terrorizzando cittadini e beffando le forze dell'ordine.
La banda Turatello si specializza nei sequestri di persona, un affare redditizio e molto sfruttato. Solo a Milano, se ne contarono 100 nel decennio '73-'84.
La carriera di Turatello termina con l'arresto in Cordusio nel 1977. La sua vita poco dopo, in carcere, nel 1981.

Renato Vallanzasca nasce a Milano, cresce tra via Porpora e il Giambellino, diviso fra le due famiglie che il padre aveva messo in piedi. Renato si mostra subito ribelle alle regole e attratto dai furti. Presto conosce il malsano ambiente del riformatorio e poco dopo quello ancora più avvelenato del carcere. Vallanzasca, assieme alla banda che i giornalisti avevano battezzato "della Comasina", ma anche "dei drogati", innalza il livello della violenza che Milano subisce quasi impotente.
vallanzasca milano criminalità
Con gli uomini della sua batteria, tra i quali Mario Carluccio, Franco Carreccia, Rossano Cochis e Antonio Colia (il "Pinella" mago delle fughe in auto a cento all'ora), sottomette la città terrorizzandola con rapine cruente e sequestri di persona.
Il 17 novembre 1976, una data indimenticabile nel calendario dei giorni neri per Milano, Vallanzasca e la sua banda tentano l'assalto all'esattoria di piazza Vetra. Accorrono gli equipaggi di due volanti allertate dal direttore dell'adiacente Cariplo.
E' il giovane vicebrigadiere Giovanni Ripani ad intimare per primo l'alt. Presto nasce un fulmineo conflitto a fuoco: un malvivente muore subito, il poliziotto poco dopo, in ospedale.
Un secondo delinquente armato è affrontato dall'agente Domenico Fraina, accorso per dar manforte al capopattuglia ormai esangue. Anche in questa sparatoria il rapinatore ha la peggio, finendo al Policlinico in gravi condizioni.
Gli altri esponenti della banda fuggono disperdendosi.
Grande clamore mediatico ha più tardi il sequestro ai danni della famiglia Trapani, con il rapimento della figlia adolescente.

Infine, Angelo Epaminonda, "il Tebano", l'ultimo protagonista malavitoso prima della grande svolta degli anni ottanta.
angelo apaminonda criminalitàSiciliano, comincia la carriera criminosa nella bische di Turatello, e quando questo è arrestato, cerca in tutti i modi di ereditarne potere e ricchezza.
Presto, aiutato dalla mafia, passa al redditizio mercato degli stupefacenti, e si circonda di una nutrita schiera di delinquenti drogati detti gli Indiani, o Apaches. Tra loro, spiccano Angelo Scaranello, Demetrio Latella, Santo Mazzei.
Epaminonda rende Milano il principale snodo europeo di smercio di cocaina ed eroina, primato che ancora oggi è riconosciuto alla città.
Sconvolge la città nel 1979, con la strage di via Moncucco, che rende Milano simile alle violente città americane.
Epaminonda il tebano strage di Moncucco
Arrestato nel 1984, passa involontariamente lo scettro ai capi di mafia, 'ndrangheta, e organizzazioni straniere.
Con la sua uscita di scena, la mala milanese, quella nata come ligera, con Barbieri e Ciappina negli anni quaranta, quella quasi eroica della rapina del 1958 di via Osoppo, quella prima dei banditi gentiluomini del calibro di Gesmundo e De Maria,  poi violenta e sanguinaria degli anni settanta, finisce per sempre.

Mauro Colombo
aprile 2017
maurocolombomilano@virgilio.it