Secondo l'Autore, il serpente di bronzo fu portato a Milano dal vescovo Arnolfo II (eletto nel 998, morto nel 1018, di origine longobarda e discendente dei Capitani di Arsago Seprio), durante gli anni del suo ministero. Il serpente era stato prelevato a Costantinopoli (già Bisanzio, oggi Istambul).
Arnolfo II è ricordato anche per aver fondato la chiesa di San Vittore (dove peraltro fu poi sepolto).
Ma cosa rappresentava quel serpente, e che significato assunse per la chiesa?
Nella Bibbia, il libro dell'Esodo narra (capitolo 7) infatti:
8 Il Signore disse a Mosè e ad Aaronne: 9 «Quando
il faraone vi parlerà e vi dirà: "Fate un prodigio!" tu dirai ad
Aaronne: "Prendi il tuo bastone, gettalo davanti al faraone"; esso
diventerà un serpente». 10 Mosè e Aaronne andarono
dunque dal faraone e fecero come il Signore aveva ordinato. Aaronne
gettò il suo bastone davanti al faraone e davanti ai suoi servitori e
quello diventò un serpente. 11 Il faraone a sua volta
chiamò i sapienti e gli incantatori; e i maghi d'Egitto fecero anch'essi
la stessa cosa, con le loro arti occulte. 12 Ognuno di essi gettò il suo bastone e i bastoni divennero serpenti; ma il bastone d'Aaronne inghiottì i loro bastoni.
Del serpente bronzeo si narra anche nel quarto libro della Bibbia, quello dei Numeri (capitolo 21), dove si legge:
4 Poi gli Israeliti partirono dal monte Or, andarono
verso il mar Rosso per fare il giro del paese di Edom; durante il
viaggio il popolo si perse d'animo. 5 Il popolo parlò
contro Dio e contro Mosè, e disse: «Perché ci avete fatti salire fuori
d'Egitto per farci morire in questo deserto? Poiché qui non c'è né pane
né acqua, e siamo nauseati di questo cibo tanto leggero». 6 Allora il Signore mandò tra il popolo dei serpenti velenosi i quali mordevano la gente, e gran numero d'Israeliti morirono. 7 Il
popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato
contro il Signore e contro di te; prega il Signore che allontani da noi
questi serpenti». E Mosè pregò per il popolo. 8 Il
Signore disse a Mosè: «Fòrgiati un serpente velenoso e mettilo sopra
un'asta: chiunque sarà morso, se lo guarderà, resterà in vita».
Il popolo milanese si convinse presto che aveva capacità taumaturgiche, soprattutto nei casi di vermi e dolori intestinali dei bambini.
"E perzò li fantini picolini in lo dì poso Pasqua de la Resurectione funo portadi lì, azochè li vedeno questo serpente e del morso de li vermini fusseno liberati, e questo approva la frequente devotione" (così il Bosca nell'opera citata).
Per secoli le madri conservarono così l'abitudine di portare i loro figlioli al cospetto del sacro serpente, per chiedere guarigioni o per prevenire malattie e disturbi.
Questa forma di idolatria finì con l'essere osteggiata dalla Chiesa, fino a che il cardinale Borromeo proibì esplicitamente ai credenti di continuare con le antiche tradizioni legate al serpente di sant'Ambrogio.
Mauro Colombo
gennaio 2020
maurocolombomilano@virgilio.it