Ai numerosi arrivi non corrispondeva, tuttavia, un'adeguata offerta abitativa, sia perchè gli alloggi a disposizione erano davvero pochi, sia perchè le locande e gli alberghi risultarono insufficienti oppure troppo costosi.
Si tenga poi conto che moltissimi forestieri entravano a Milano solo per lavori occasionali della durata di una settimana, ed erano costretti a trovar da dormire in bettole malsane e sovraffollate. Se non addirittura in strada, sotto i portici, nelle stalle.
Nacque così una nuova forma di assistenza, spesso sotto forma di cooperativa, volta a creare alloggi per lavoratori e famiglie (come il celebre esempio della Società Umanitaria e i suoi quartieri modello).
Con il capitale raccolto (e l'aiuto anche della Edison), nello stesso anno si iniziò a costruire un vasto edificio affacciato su quel tratto di naviglio che congiungeva la Darsena alla Fossa interna, e che scorreva tra le vie Vallone e Olocati (interrato il naviglio, la via fu ribattezzata Conca del Naviglio).
L'Albergo popolare fu inaugurato nel 1901, e occupava precisamente lo spazio compreso tra via Vallone e via Marco d'Oggiono.
Nei piani bassi dell'edificio vennero realizzati i servizi igienici e le docce, le cucine, la sala ricreativa, lo spaccio alimentare, e il barbiere.
Durante la Prima Guerra mondiale fu adibito ad ospedale militare (e fu unito alla linea tranviaria con un apposito raccordo di 300 metri), mentre negli anni venti e trenta fu il luogo ideale per i piccoli commercianti di passaggio, gli artisti, i manovali e i carpentieri con brevi contratti lavorativi. Venne aperta anche una biblioteca e spesso nel locale ricreativo si tennero concerti.
Ed ecco l'Albergo, sulla destra, mentre nel 1930 coprono il corso d'acqua. La via Vallone e la via Olocati (le due rive) stanno per diventare una via sola.
Negli anni cinquanta e soprattutto sessanta, mutata la situazione socio-economica milanese e in generale italiana, la clientela finì con l'essere composta da emarginati, poveri e disoccupati, fino a diventare, negli ultimi anni, un luogo fuori controllo con una presenza costante di vagabondi e pregiudicati.
Nel 1968, all'apice del degrado, ne venne decretato lo sgombero e la chiusura, cui seguì l'abbattimento.
Mauro Colombo
giugno 2016
maurocolombomilano@virgilio.it