La storia di Milano, i suoi luoghi, i suoi personaggi. Un blog di Mauro Colombo

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sabato 14 settembre 2019

Dieci detti su Milano...in milanese

milano lazzaretto

Un posto di riguardo nei detti milanesi lo ha...la città di Milano. I proverbi creati per elogiare le qualità della nostra città dimostrano quanto i milanesi da sempre abbiano avuto a cuore la loro patria.
Ecco i migliori dieci.
Nota bene: la grafia milanese qui utilizzata è stata ricavata dal vocabolario di Francesco Cherubini stampato nel 1841

1) Chi volta el cuu a Milan le volta al pan
Detto per indicare quanto sia ricca Milano, tanto che chi decide di voltarle le spalle, cioè andarsene, perde sicuramente più di quanto possa guadagnare. Milano la ricca, Milano la grassa.
caricature milanesi il cummenda

2) Daghel ai statutt de Milan
Vendere o consegnare una merce secondo le regole di Milano, quindi senza vizi e di prima qualità. Spendo, pretendo!

3) De Milan ghe n'è domà vun
Semplicemente.....di Milano c'è n'è una, il resto è noia

4) Fin che Milan sarà Milan
Fino a quando Milano continuerà ad essere questa Milano, le cose andranno avanti. Detto che indica quanto Milano sia ritenuta dai milanesi la locomotiva trainante.

5) I legg de Milan duren d'incoeu finna a doman
Ecco un detto che stigmatizza un difetto: il fatto che le leggi (ma anche le mode) di Milano hanno vita breve, e nello spazio di poco vengono modificate. Questo crea problemi nell'organizzarsi e nel progettare affari. Vale anche oggi, visto come cambiano in fretta le regole vigenti.

6) In Milan con de quist se troeuva tuttcoss
A Milano se si hanno i soldi, si può trovare qualsiasi cosa si desideri. La città giusta, insomma, pur di avere le tasche piene.

7) Milan e poeu pù
Milano, il resto viene sempre dopo, molto dopo, ben oltre il secondo posto.
trasporti pubblici milanesi

8) Milan l'è el giardin de l'Italia
Qui tutte le ricchezze si sono concentrate, come in un magnifico giardino. Le ricchezze della città e delle campagne attorno sono elogiate da sempre.

9) A dighela in bon milanes
Dire le cose come stanno, correttamente, come si devono dire (senza giri di parole, perchè a Milano si va dritti al dunque; poca filosofia molto pragmatismo)
pescatore di chiaravalle milano

10) Hin longh i nott de Milan
Modo scherzoso per prendere in giro chi sbadiglia, fingendo per lui compassione facendo notare che in effetti a Milano le notti sono più lunghe che altrove (qui si lavora fino a tardi).

Mauro Colombo
settembre 2019
maurocolombomilano@virgilio.it


martedì 23 luglio 2019

Meneghin e Cecca, il cuore del carnevale ambrosiano

meneghino cecca milano carnevale

Meneghino, prima ancora che vera e propia maschera della commedia dell'arte, nasce nel '600 quale peronaggio milanese che impersonifica il servo poco servile e piuttosto irriverente, a volte codardo e spesso ridicolo, ma in qualche occasione capace di imprevedibile astuzia.
meneghino cecca milano carnevale
Maggi
Fu Carlo Maria Maggi, poeta e autore di teatro,  a dargli la luce, rendendolo protagonista di ben quattro commedie da lui scritte alla fine del 1600 (Il manco male; Il barone di Birbanza; I consigli di meneghino; Il falso filosofo).
Il personaggio sarà poi sfruttato in altre commedie e in molti intermezzi comici di rappresentazioni più serie.
Meneghino è il diminutivo di Domenico, e ciò sarebbe dovuto all'uso diffuso tra il XVI secolo e il XVIII secolo da parte di milanesi non propriamente ricchi, di avere a servizio uno o più servitori solamente nella giornata di domenica, in occasione di pranzi e ricevimenti che si usava dare nella giornata festiva, ma anche per farsi accompagnare a Messa. Questi servi della domenica erano così detti meneghini.
meneghino cecca milano carnevale
Moncalvo
Nel settecento il personaggio Meneghino ha un ruolo in vari componimenti dialettali, tra i quali quello del Biraghi e poi del Tanzi.
Nel periodo napoleonico è portato sulle scene dal Piomarta, ma sarà poi in pieno ottocento ad ottenere grande successo grazie all'interpretazione del grande Giuseppe Moncalvo.
Nel 1810 Carlo Porta scrive Brindes de Meneghin a l'osteria, e scriverà un secondo brindisi nel 1815. Il primo venne letto come componimento filonapoleonico, mentre il secondo adulatore del ritorno degli austriaci. Il Porta li aveva forse pensati come inni alla pace. Nel 1818 il grande poeta dialettale scrive, sempre in versi: Meneghin Tandoeuggia, amara e violenta satira contro la ventilata ricostituzione degli ordini religiosi.
meneghino cecca milano carnevale
Nella prima metà dell'ottocento saranno sempre il Moncalvo, poi il Preda, a portare sulle scene il nostro personaggio, che diventa una presenza fissa, la principale, del carnevale ambrosiano.
In questo periodo a Meneghino si affianca il personaggio della consorte, la Cecca, donna risoluta e intraprendente.
Il testimone passerà poi a Gaetano Sbodio, che avrà al suo fianco, quale Cecca, la Saroli, per moltissimi carnevali milanesi.
Nel 1880 i festeggiamenti carnascialeschi si insediano dalle parti del nuovo quartiere di porta Genova, appena nato oltre il bastione; zona popolare che gravita economicamente attorno al macello, al mercato del bestiame e al relativo nuovo scalo ferroviario (oggi zona sant'Agostino e parco Solari).
Nasce così la celebre "fiera di porta Genova", che avrà una lunghissima tradizione, con Meneghino quale protagonista. Spesso proprio da qui partiranno i carri allegorici.
meneghino cecca milano carnevaleCon il nuovo secolo, Meneghino è interpretato da Francesco Grossi, capocomico della compagnia del Teatro milanese.
Un'altra longeva coppia Meneghino-Cecca fu interpretata dagli attori Franco Rivolta e Sandra Galloni, che terranno banco per tutti gli anni del secondo dopoguerra, fino al 1967 quando il testimone passa nuovamente, questa volta nelle mani del grande Piero Mazzarella, in coppia con Mirna Maggi.
La Maggi farà poi coppia, all'inizio degli anni settanta, con Giovanni D'Anzi, proprio il compositore di Oh mia bella Madonnina.
Dopo aver partecipato a due carnevali, il D'Anzi deve abbandonare, morendo poi nel 1974.
Toccherà quindi a Luciano Beretta accoppiarsi a Mirna Maggi.
Il 13 febbraio 1975, il Beretta-Meneghino sarà addirittura presente con Paolo Grassi alla Scala, sul palco delle autorità.
Nel 1980 i nostri due personaggi vengono impersonificati da Gianni Magni e Wilma De Angeli, per i tradizionali festeggiamenti e visite istituzionali a politici, case di cura e di ricovero, una tradizione ormai in uso da molti decenni.
meneghino cecca milano carnevale
Meneghino è diventato nel linguaggio corrente, da oltre un secolo, l'aggettivo (come ambrosiano) per identificare tutto ciò che è di Milano, e naturalmente anche gli abitanti stessi della città.
Scriveva Cletto Arrighi nel suo Vocabolario: "A dilla in bon meneghin", cioè dirla in buon milanese. Ma anche: "A Milan ghe n'è quasi pù de veri meneghitt". Inutile tradurre.....

meneghino cecca milano carnevale

Bibliografia
Barbato, T. (1980). Meneghin e Cecca
Cletto Arrighi (Carlo Righetti) (1896): Dizionario Milanese-Italiano

Mauro Colombo
luglio 2019
maurocolombomilano@virgilio.it



martedì 18 giugno 2019

Il brigadiere Pulvirenti, ucciso dal Bandito amico del Campione

pulvirenti polizia sante pollastri via govone

Spesso, se non quasi sempre, i banditi e i rapinatori diventano famosi ed entrano nella storia, mentre le loro vittime finiscono nell'oblio già pochi giorni dopo essere stati citati nelle colonne dei quotidiani.
Questa è la piccola storia del brigadiere Pulvirenti, quasi dimenticato al cimitero Maggiore, ucciso dalla famosa pistola del "Sante bandito dalla mira eccezionale", quello che "mette proprio paura".
La storia è quella della sparatoria avvenuta il 17 novembre 1926 in via generale Giuseppe Govone (una parallela di via Mac Mahon).
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In questa via, all'epoca molto più periferica di quanto non lo sia oggi, e precisamente al numero 18, si trovava una misera osteria, la Trattoria della Bruschera, di tal Colombo, frequentata dai manovali che gravitavano attorno al non lontano scalo ferroviario Farini.
In quel tardo pomeriggio, nel locale pubblico si erano infiltrati, travestiti da operai, tre Agenti di Pubblica Sicurezza: il maresciallo Giuseppe La Corte e i brigadieri Sebastiano Pulvirenti e Carlo Montanari.
Lo scopo era quello di catturare, dopo una soffiata, i rapinatori del colpo alla gioielleria di via Manzoni 44, avvenuta pochi giorni prima, il 13 novembre.
sante pollastri questura milanoPurtroppo l'operazione di polizia non andò nel verso giusto, e così La Corte e Pulvirenti caddero sotto il piombo dei rapinatori, che poterono così guadagnarsi la fuga.
Tra questi, vi era il noto delinquente Sante Pollastri, all'epoca vero "nemico pubblico numero uno", il "feroce bandito".

Rifugiatosi a Parigi, verrà là arrestato nel 1927 dal vicecommissario Rizzo della Questura di Milano, e poi condannato all'ergastolo, dopo l'estradizione in Italia.
pulvirenti polizia sante pollastri via govoneIl Brigadiere Pulvirenti riposa al cimitero Maggiore, in un ossario del Reparto 1, proprio nella zona dell'ingresso. Un corridoio umido nel sotterraneo, una piccola lapide 40x60 a far da tappo al suo ossario, giusto un fiore di plastica.
Pollastri è invece entrato nella storia, anche per la leggendaria amicizia con il campionissimo del ciclismo Costantino Girardengo  (erano entrambi di Novi Ligure), e rivive nella canzone "Il bandito e il campione", scritta da Luigi Grechi e interpretata da Francesco De Gregori nel 1993.




Mauro Colombo
giugno 2019
maurocolombomilano@virgilio.it

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domenica 9 giugno 2019

Paolo Andreani, il "montgolfier" milanese


andreani mongolfiera pallone aereostatico milano moncucco

Una data fondamentale nella storia dell'aviazione è quella del 5 giugno 1783: in una esibizione pubblica (dopo mesi di preparazione) i fratelli francesi Montgolfier fanno volare un pallone aerostatico ad Annonay
Il volo coprì circa 2 km, durò 10 minuti e raggiunse l'altitudine di quasi 2.000 metri. La notizia del successo raggiunse rapidamente Parigi.
Solo il successivo 21 novembre un pallone aerostatico portò in cielo un equipaggio umano. 
La notizia di questa straordinaria invenzione giunse presto anche a Milano, dove affascinò il nobile Paolo Andreani.
Nato il 27 maggio 1763 dal conte Giovanni Pietro Paolo Andreani (1705-1772) e da Clementina Sormani (1733-1763), si dedicò, come molti giovani nobili dell'epoca, alla poesia e alle scienze.

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La residenza Andreani-Sormani, e il bel giardino retrostante (ancora oggi palazzo Sormani, in corso di porta Vittoria, sede della Biblioteca centrale comunale, ha un piccolo appezzamento di verde alle sue spalle) videro probabilmente i primi rudimentali esperimenti del giovane sognatore milanese.
Convinto di potercela fare, ad imitazione dei fratelli Montgolfier, costruì nella villa campestre di Moncucco (Brugherio) con l'aiuto dei fratelli Agostino e Giuseppe Gerli, un pallone di oltre 7.000 metri cubi. 
I tre si librarono in aria il 25 febbraio 1784. Andreani ripeterà l'esperimento poco dopo, il 13 marzo, accompagnato nel cestello di vimini dai falegnami Rossi e Barzago. Il pallone raggiunse i 1.800 metri di quota, e volò per 35 minuti, fino a Carugate.

andreani mongolfiera pallone aereostatico milano moncucco

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La folla andò in visibilio: l'uomo volava! 
L'Andreani fu applaudito poco dopo persino alla Scala, e scrisse dell'aereonauta concittadino Pietro Verri: "Mirare l’ampia mole, pari a vasto palazzo e più capace assai di grandissimo nostro teatro, galleggiare senza ondeggiamenti, era portento da scuotere qualunque cuore".
Di lui si occupò Cesare Cantù, e Giuseppe Parini scrisse ben due sonetti sul portentoso evento.

Ecco il testo del "Per la macchina aerostatica":
Ecco del mondo e meraviglia e gioco,
Farmi grande in un punto e lieve io sento;
E col fumo nel grembo e al piede il foco
Salgo per l'aria e mi confido al vento.

E mentre aprir novo cammino io tento
All'uom cui l'onda e cui la terra è poco,
Fra i ciechi moti e l'ancor dubbio evento
Alto gridando la Natura invoco:

O Madre de le cose! Arbitrio prenda
L'uomo per me di questo aereo regno,
Se ciò fia mai che più beato il renda.

Ma se nocer poi dee, l'audace ingegno
Perda l'opra e i consigli; e fa ch'io splenda
D'una stolta impotenza eterno segno.


Nonostante il successo (fu emessa una moneta commemorativa) e l'interesse da parte della società civile e della comunità scientifica, Andreani non si dedicherà ulteriormente al volo, preferendo le vesti dell'esploratore, spingendosi fino agli Stati Uniti. Ritornerà malato, morendo in forzato esilio (era ormai inviso agli Austriaci) a Nizza, nel 1823. 

andreani mongolfiera pallone aereostatico milano moncucco
L'Andreani è ricordato nella via che gli è stata dedicata, proprio dietro a ciò che resta del giardino di palazzo Andreani-Sormani (da Francesco Sforza a via Freguglia).
Nella storia dell'aeronautica, Milano annovera anche la prima aviatrice italiana a conseguire un regolare brevetto di volo:  Rosina Ferrario.

Mauro Colombo
giugno 2019
maurocolombomilano@virgilio.it








mercoledì 15 maggio 2019

Cascina e villa Caimi Salterio a Moirago (naviglio pavese)

villa caimi salterio moirago zibido


villa caimi salterio moirago zibidoLungo il naviglio pavese, all'altezza della quarta conca, nel comune di Zibido San Giacomo (frazione di Moirago), si incontra questo vasto complesso rurale, che trova origine in un edificio monastico del 1300.
Successivamente, almeno dal 1406, il complesso passa alla famiglia Caimi (nobile famiglia milanese, originaria della Germania, stabilitasi a Milano fin dal secolo XI), grazie alla quale la vasta tenuta raggiunge l'assetto attuale, soprattutto nel corso del 1700, per poi essere completato e ingrandito nel primo quarto dell'Ottocento, in concomitanza con l'apertura del naviglio.
villa caimi salterio moirago zibidoNel 1868 l'ultimo esponente della famiglia, il marchese Filippo Ala Ponzone, vende i possedimenti in Moirago, ereditati dalla madre Maria Visconti Ciceri Bagliotti Caimi Ala Ponzone, a Luigi Salterio che li conduceva come affittuario già dal 1837.
I Salterio risiedono da allora continuativamente nella Villa, e partecipano alla vita e all'amministrazione comunale. A partire dalla fine '800 intraprendono la realizzazione di opere a beneficio della collettività: il cimitero (1885), le case operaie (fine 800), l'asilo infantile (1925), edifici tuttora presenti a Moirago. 
villa caimi salterio moirago zibido
Nel Novecento il complesso si è arricchito di ulteriori costruzioni.
L'impianto della vasta tenuta è caratterizzato da una bella villa padronale, porticata, arretrata rispetto al Naviglio, circondata da edifici per l'attività agricola: la casa del fattore, le abitazioni dei salariati, la grande stalla.
moirago salterio beccariaQuesto edificio è abbellito da sette busti scolpiti in terracotta che rappresentassero artisti, pittori, giuristi e letterati: 

-        Tiziano Vecellio per la pittura ritrattistica profana
-        Antonio Canova per la scultura
-        Cesare Beccaria per la giurisprudenza
-        Benvenuto Cellini per l’oreficeria
-        Niccolò Machiavelli per la politica
-        Bernardino Luini per la pittura sacra
-        Giuseppe Parini per la poesia 

 
villa caimi salterio moirago zibidoNon manca la torre colombaia, che risponde alla doppia esigenza di luogo per l'allevamento dei colombi, e di torretta per il controllo dei campi circostanti, nonchè dei barconi in movimento sul naviglio.
L'intero borgo agricolo è cinto per due lati da un muro in mattonato, accanto al quale scorre una roggia.
Il lato che si affaccia sulla strada alzaia è invece protetto da una lunga, monumentale, cancellata.
L'impatto visivo è molto scenografico, e negli ultimi anni (dopo decenni di incuria e colpevole abbandono) è stato avviato un importante progetto di salvaguardia e ripristino non solo degli edifici ma anche del valore culturale che il cascinale ha per la zona.
Attualmente lo stallone è aperto al pubblico, trovandovi ospitalità laboratori, sale conferenze, una biblioteca. E' sede del Museo del Gusto.
villa caimi salterio moirago zibido

villa caimi salterio moirago zibido
I lavori non sono terminati, il progetto dovrebbe portare anche alla realizzazione di una zona residenziale.

villa caimi salterio moirago zibido

villa caimi salterio moirago zibido

Ricordo che la terza conca del naviglio pavese (quindi più vicina a Milano) si caratterizza per la presenza del rudere, un tempo fabbrica, delle Filatures de Schappe

Ringrazio Andrea Alessandro Pellini per le informazioni contenute nel suo scritto


I Busti in terracotta di Villa Salterio


Mauro Colombo
maggio 2019
maurocolombomilano@virgilio.it