La storia di Milano, i suoi luoghi, i suoi personaggi. Un blog di Mauro Colombo

La storia di Milano, i suoi luoghi, i suoi personaggi. Un blog di Mauro Colombo
Anche su Instagram

sabato 14 settembre 2019

Dieci detti su Milano...in milanese

milano lazzaretto

Un posto di riguardo nei detti milanesi lo ha...la città di Milano. I proverbi creati per elogiare le qualità della nostra città dimostrano quanto i milanesi da sempre abbiano avuto a cuore la loro patria.
Ecco i migliori dieci.
Nota bene: la grafia milanese qui utilizzata è stata ricavata dal vocabolario di Francesco Cherubini stampato nel 1841

1) Chi volta el cuu a Milan le volta al pan
Detto per indicare quanto sia ricca Milano, tanto che chi decide di voltarle le spalle, cioè andarsene, perde sicuramente più di quanto possa guadagnare. Milano la ricca, Milano la grassa.
caricature milanesi il cummenda

2) Daghel ai statutt de Milan
Vendere o consegnare una merce secondo le regole di Milano, quindi senza vizi e di prima qualità. Spendo, pretendo!

3) De Milan ghe n'è domà vun
Semplicemente.....di Milano c'è n'è una, il resto è noia

4) Fin che Milan sarà Milan
Fino a quando Milano continuerà ad essere questa Milano, le cose andranno avanti. Detto che indica quanto Milano sia ritenuta dai milanesi la locomotiva trainante.

5) I legg de Milan duren d'incoeu finna a doman
Ecco un detto che stigmatizza un difetto: il fatto che le leggi (ma anche le mode) di Milano hanno vita breve, e nello spazio di poco vengono modificate. Questo crea problemi nell'organizzarsi e nel progettare affari. Vale anche oggi, visto come cambiano in fretta le regole vigenti.

6) In Milan con de quist se troeuva tuttcoss
A Milano se si hanno i soldi, si può trovare qualsiasi cosa si desideri. La città giusta, insomma, pur di avere le tasche piene.

7) Milan e poeu pù
Milano, il resto viene sempre dopo, molto dopo, ben oltre il secondo posto.
trasporti pubblici milanesi

8) Milan l'è el giardin de l'Italia
Qui tutte le ricchezze si sono concentrate, come in un magnifico giardino. Le ricchezze della città e delle campagne attorno sono elogiate da sempre.

9) A dighela in bon milanes
Dire le cose come stanno, correttamente, come si devono dire (senza giri di parole, perchè a Milano si va dritti al dunque; poca filosofia molto pragmatismo)
pescatore di chiaravalle milano

10) Hin longh i nott de Milan
Modo scherzoso per prendere in giro chi sbadiglia, fingendo per lui compassione facendo notare che in effetti a Milano le notti sono più lunghe che altrove (qui si lavora fino a tardi).

Mauro Colombo
settembre 2019
maurocolombomilano@virgilio.it


martedì 23 luglio 2019

Meneghin e Cecca, il cuore del carnevale ambrosiano

meneghino cecca milano carnevale

Meneghino, prima ancora che vera e propia maschera della commedia dell'arte, nasce nel '600 quale peronaggio milanese che impersonifica il servo poco servile e piuttosto irriverente, a volte codardo e spesso ridicolo, ma in qualche occasione capace di imprevedibile astuzia.
meneghino cecca milano carnevale
Maggi
Fu Carlo Maria Maggi, poeta e autore di teatro,  a dargli la luce, rendendolo protagonista di ben quattro commedie da lui scritte alla fine del 1600 (Il manco male; Il barone di Birbanza; I consigli di meneghino; Il falso filosofo).
Il personaggio sarà poi sfruttato in altre commedie e in molti intermezzi comici di rappresentazioni più serie.
Meneghino è il diminutivo di Domenico, e ciò sarebbe dovuto all'uso diffuso tra il XVI secolo e il XVIII secolo da parte di milanesi non propriamente ricchi, di avere a servizio uno o più servitori solamente nella giornata di domenica, in occasione di pranzi e ricevimenti che si usava dare nella giornata festiva, ma anche per farsi accompagnare a Messa. Questi servi della domenica erano così detti meneghini.
meneghino cecca milano carnevale
Moncalvo
Nel settecento il personaggio Meneghino ha un ruolo in vari componimenti dialettali, tra i quali quello del Biraghi e poi del Tanzi.
Nel periodo napoleonico è portato sulle scene dal Piomarta, ma sarà poi in pieno ottocento ad ottenere grande successo grazie all'interpretazione del grande Giuseppe Moncalvo.
Nel 1810 Carlo Porta scrive Brindes de Meneghin a l'osteria, e scriverà un secondo brindisi nel 1815. Il primo venne letto come componimento filonapoleonico, mentre il secondo adulatore del ritorno degli austriaci. Il Porta li aveva forse pensati come inni alla pace. Nel 1818 il grande poeta dialettale scrive, sempre in versi: Meneghin Tandoeuggia, amara e violenta satira contro la ventilata ricostituzione degli ordini religiosi.
meneghino cecca milano carnevale
Nella prima metà dell'ottocento saranno sempre il Moncalvo, poi il Preda, a portare sulle scene il nostro personaggio, che diventa una presenza fissa, la principale, del carnevale ambrosiano.
In questo periodo a Meneghino si affianca il personaggio della consorte, la Cecca, donna risoluta e intraprendente.
Il testimone passerà poi a Gaetano Sbodio, che avrà al suo fianco, quale Cecca, la Saroli, per moltissimi carnevali milanesi.
Nel 1880 i festeggiamenti carnascialeschi si insediano dalle parti del nuovo quartiere di porta Genova, appena nato oltre il bastione; zona popolare che gravita economicamente attorno al macello, al mercato del bestiame e al relativo nuovo scalo ferroviario (oggi zona sant'Agostino e parco Solari).
Nasce così la celebre "fiera di porta Genova", che avrà una lunghissima tradizione, con Meneghino quale protagonista. Spesso proprio da qui partiranno i carri allegorici.
meneghino cecca milano carnevaleCon il nuovo secolo, Meneghino è interpretato da Francesco Grossi, capocomico della compagnia del Teatro milanese.
Un'altra longeva coppia Meneghino-Cecca fu interpretata dagli attori Franco Rivolta e Sandra Galloni, che terranno banco per tutti gli anni del secondo dopoguerra, fino al 1967 quando il testimone passa nuovamente, questa volta nelle mani del grande Piero Mazzarella, in coppia con Mirna Maggi.
La Maggi farà poi coppia, all'inizio degli anni settanta, con Giovanni D'Anzi, proprio il compositore di Oh mia bella Madonnina.
Dopo aver partecipato a due carnevali, il D'Anzi deve abbandonare, morendo poi nel 1974.
Toccherà quindi a Luciano Beretta accoppiarsi a Mirna Maggi.
Il 13 febbraio 1975, il Beretta-Meneghino sarà addirittura presente con Paolo Grassi alla Scala, sul palco delle autorità.
Nel 1980 i nostri due personaggi vengono impersonificati da Gianni Magni e Wilma De Angeli, per i tradizionali festeggiamenti e visite istituzionali a politici, case di cura e di ricovero, una tradizione ormai in uso da molti decenni.
meneghino cecca milano carnevale
Meneghino è diventato nel linguaggio corrente, da oltre un secolo, l'aggettivo (come ambrosiano) per identificare tutto ciò che è di Milano, e naturalmente anche gli abitanti stessi della città.
Scriveva Cletto Arrighi nel suo Vocabolario: "A dilla in bon meneghin", cioè dirla in buon milanese. Ma anche: "A Milan ghe n'è quasi pù de veri meneghitt". Inutile tradurre.....

meneghino cecca milano carnevale

Bibliografia
Barbato, T. (1980). Meneghin e Cecca
Cletto Arrighi (Carlo Righetti) (1896): Dizionario Milanese-Italiano

Mauro Colombo
luglio 2019
maurocolombomilano@virgilio.it



martedì 18 giugno 2019

Il brigadiere Pulvirenti, ucciso dal Bandito amico del Campione

pulvirenti polizia sante pollastri via govone

Spesso, se non quasi sempre, i banditi e i rapinatori diventano famosi ed entrano nella storia, mentre le loro vittime finiscono nell'oblio già pochi giorni dopo essere stati citati nelle colonne dei quotidiani.
Questa è la piccola storia del brigadiere Pulvirenti, quasi dimenticato al cimitero Maggiore, ucciso dalla famosa pistola del "Sante bandito dalla mira eccezionale", quello che "mette proprio paura".
La storia è quella della sparatoria avvenuta il 17 novembre 1926 in via generale Giuseppe Govone (una parallela di via Mac Mahon).
pulvirenti polizia sante pollastri via govone
In questa via, all'epoca molto più periferica di quanto non lo sia oggi, e precisamente al numero 18, si trovava una misera osteria, la Trattoria della Bruschera, di tal Colombo, frequentata dai manovali che gravitavano attorno al non lontano scalo ferroviario Farini.
In quel tardo pomeriggio, nel locale pubblico si erano infiltrati, travestiti da operai, tre Agenti di Pubblica Sicurezza: il maresciallo Giuseppe La Corte e i brigadieri Sebastiano Pulvirenti e Carlo Montanari.
Lo scopo era quello di catturare, dopo una soffiata, i rapinatori del colpo alla gioielleria di via Manzoni 44, avvenuta pochi giorni prima, il 13 novembre.
sante pollastri questura milanoPurtroppo l'operazione di polizia non andò nel verso giusto, e così La Corte e Pulvirenti caddero sotto il piombo dei rapinatori, che poterono così guadagnarsi la fuga.
Tra questi, vi era il noto delinquente Sante Pollastri, all'epoca vero "nemico pubblico numero uno", il "feroce bandito".

Rifugiatosi a Parigi, verrà là arrestato nel 1927 dal vicecommissario Rizzo della Questura di Milano, e poi condannato all'ergastolo, dopo l'estradizione in Italia.
pulvirenti polizia sante pollastri via govoneIl Brigadiere Pulvirenti riposa al cimitero Maggiore, in un ossario del Reparto 1, proprio nella zona dell'ingresso. Un corridoio umido nel sotterraneo, una piccola lapide 40x60 a far da tappo al suo ossario, giusto un fiore di plastica.
Pollastri è invece entrato nella storia, anche per la leggendaria amicizia con il campionissimo del ciclismo Costantino Girardengo  (erano entrambi di Novi Ligure), e rivive nella canzone "Il bandito e il campione", scritta da Luigi Grechi e interpretata da Francesco De Gregori nel 1993.




Mauro Colombo
giugno 2019
maurocolombomilano@virgilio.it

sante pollastri via govone pulvirenti questura milano







domenica 9 giugno 2019

Paolo Andreani, il "montgolfier" milanese


andreani mongolfiera pallone aereostatico milano moncucco

Una data fondamentale nella storia dell'aviazione è quella del 5 giugno 1783: in una esibizione pubblica (dopo mesi di preparazione) i fratelli francesi Montgolfier fanno volare un pallone aerostatico ad Annonay
Il volo coprì circa 2 km, durò 10 minuti e raggiunse l'altitudine di quasi 2.000 metri. La notizia del successo raggiunse rapidamente Parigi.
Solo il successivo 21 novembre un pallone aerostatico portò in cielo un equipaggio umano. 
La notizia di questa straordinaria invenzione giunse presto anche a Milano, dove affascinò il nobile Paolo Andreani.
Nato il 27 maggio 1763 dal conte Giovanni Pietro Paolo Andreani (1705-1772) e da Clementina Sormani (1733-1763), si dedicò, come molti giovani nobili dell'epoca, alla poesia e alle scienze.

andreani mongolfiera pallone aereostatico milano moncucco
La residenza Andreani-Sormani, e il bel giardino retrostante (ancora oggi palazzo Sormani, in corso di porta Vittoria, sede della Biblioteca centrale comunale, ha un piccolo appezzamento di verde alle sue spalle) videro probabilmente i primi rudimentali esperimenti del giovane sognatore milanese.
Convinto di potercela fare, ad imitazione dei fratelli Montgolfier, costruì nella villa campestre di Moncucco (Brugherio) con l'aiuto dei fratelli Agostino e Giuseppe Gerli, un pallone di oltre 7.000 metri cubi. 
I tre si librarono in aria il 25 febbraio 1784. Andreani ripeterà l'esperimento poco dopo, il 13 marzo, accompagnato nel cestello di vimini dai falegnami Rossi e Barzago. Il pallone raggiunse i 1.800 metri di quota, e volò per 35 minuti, fino a Carugate.

andreani mongolfiera pallone aereostatico milano moncucco

andreani mongolfiera pallone aereostatico milano moncucco
La folla andò in visibilio: l'uomo volava! 
L'Andreani fu applaudito poco dopo persino alla Scala, e scrisse dell'aereonauta concittadino Pietro Verri: "Mirare l’ampia mole, pari a vasto palazzo e più capace assai di grandissimo nostro teatro, galleggiare senza ondeggiamenti, era portento da scuotere qualunque cuore".
Di lui si occupò Cesare Cantù, e Giuseppe Parini scrisse ben due sonetti sul portentoso evento.

Ecco il testo del "Per la macchina aerostatica":
Ecco del mondo e meraviglia e gioco,
Farmi grande in un punto e lieve io sento;
E col fumo nel grembo e al piede il foco
Salgo per l'aria e mi confido al vento.

E mentre aprir novo cammino io tento
All'uom cui l'onda e cui la terra è poco,
Fra i ciechi moti e l'ancor dubbio evento
Alto gridando la Natura invoco:

O Madre de le cose! Arbitrio prenda
L'uomo per me di questo aereo regno,
Se ciò fia mai che più beato il renda.

Ma se nocer poi dee, l'audace ingegno
Perda l'opra e i consigli; e fa ch'io splenda
D'una stolta impotenza eterno segno.


Nonostante il successo (fu emessa una moneta commemorativa) e l'interesse da parte della società civile e della comunità scientifica, Andreani non si dedicherà ulteriormente al volo, preferendo le vesti dell'esploratore, spingendosi fino agli Stati Uniti. Ritornerà malato, morendo in forzato esilio (era ormai inviso agli Austriaci) a Nizza, nel 1823. 

andreani mongolfiera pallone aereostatico milano moncucco
L'Andreani è ricordato nella via che gli è stata dedicata, proprio dietro a ciò che resta del giardino di palazzo Andreani-Sormani (da Francesco Sforza a via Freguglia).
Nella storia dell'aeronautica, Milano annovera anche la prima aviatrice italiana a conseguire un regolare brevetto di volo:  Rosina Ferrario.

Mauro Colombo
giugno 2019
maurocolombomilano@virgilio.it








mercoledì 15 maggio 2019

Cascina e villa Caimi Salterio a Moirago (naviglio pavese)

villa caimi salterio moirago zibido


villa caimi salterio moirago zibidoLungo il naviglio pavese, all'altezza della quarta conca, nel comune di Zibido San Giacomo (frazione di Moirago), si incontra questo vasto complesso rurale, che trova origine in un edificio monastico del 1300.
Successivamente, almeno dal 1406, il complesso passa alla famiglia Caimi (nobile famiglia milanese, originaria della Germania, stabilitasi a Milano fin dal secolo XI), grazie alla quale la vasta tenuta raggiunge l'assetto attuale, soprattutto nel corso del 1700, per poi essere completato e ingrandito nel primo quarto dell'Ottocento, in concomitanza con l'apertura del naviglio.
villa caimi salterio moirago zibidoNel 1868 l'ultimo esponente della famiglia, il marchese Filippo Ala Ponzone, vende i possedimenti in Moirago, ereditati dalla madre Maria Visconti Ciceri Bagliotti Caimi Ala Ponzone, a Luigi Salterio che li conduceva come affittuario già dal 1837.
I Salterio risiedono da allora continuativamente nella Villa, e partecipano alla vita e all'amministrazione comunale. A partire dalla fine '800 intraprendono la realizzazione di opere a beneficio della collettività: il cimitero (1885), le case operaie (fine 800), l'asilo infantile (1925), edifici tuttora presenti a Moirago. 
villa caimi salterio moirago zibido
Nel Novecento il complesso si è arricchito di ulteriori costruzioni.
L'impianto della vasta tenuta è caratterizzato da una bella villa padronale, porticata, arretrata rispetto al Naviglio, circondata da edifici per l'attività agricola: la casa del fattore, le abitazioni dei salariati, la grande stalla.
moirago salterio beccariaQuesto edificio è abbellito da sette busti scolpiti in terracotta che rappresentassero artisti, pittori, giuristi e letterati: 

-        Tiziano Vecellio per la pittura ritrattistica profana
-        Antonio Canova per la scultura
-        Cesare Beccaria per la giurisprudenza
-        Benvenuto Cellini per l’oreficeria
-        Niccolò Machiavelli per la politica
-        Bernardino Luini per la pittura sacra
-        Giuseppe Parini per la poesia 

 
villa caimi salterio moirago zibidoNon manca la torre colombaia, che risponde alla doppia esigenza di luogo per l'allevamento dei colombi, e di torretta per il controllo dei campi circostanti, nonchè dei barconi in movimento sul naviglio.
L'intero borgo agricolo è cinto per due lati da un muro in mattonato, accanto al quale scorre una roggia.
Il lato che si affaccia sulla strada alzaia è invece protetto da una lunga, monumentale, cancellata.
L'impatto visivo è molto scenografico, e negli ultimi anni (dopo decenni di incuria e colpevole abbandono) è stato avviato un importante progetto di salvaguardia e ripristino non solo degli edifici ma anche del valore culturale che il cascinale ha per la zona.
Attualmente lo stallone è aperto al pubblico, trovandovi ospitalità laboratori, sale conferenze, una biblioteca. E' sede del Museo del Gusto.
villa caimi salterio moirago zibido

villa caimi salterio moirago zibido
I lavori non sono terminati, il progetto dovrebbe portare anche alla realizzazione di una zona residenziale.

villa caimi salterio moirago zibido

villa caimi salterio moirago zibido

Ricordo che la terza conca del naviglio pavese (quindi più vicina a Milano) si caratterizza per la presenza del rudere, un tempo fabbrica, delle Filatures de Schappe

Ringrazio Andrea Alessandro Pellini per le informazioni contenute nel suo scritto


I Busti in terracotta di Villa Salterio


Mauro Colombo
maggio 2019
maurocolombomilano@virgilio.it



mercoledì 17 aprile 2019

Quando sul sagrato di san Lorenzo c'era un vecchio quartiere



san lorenzo le colonne porta ticinese milano

La basilica di san Lorenzo maggiore è una delle più antiche chiese cristiane milanesi, edificata tra il III e il IV secolo. Celebri anche le 16 colonne di epoca romana che le si parano innanzi, ancora oggi circondate da un certo mistero per quanto riguarda la loro reale provenienza.
san lorenzo le colonne porta ticinese milanoDurante i tanti secoli di vita, la basilica è stata rimaneggiata più volte, da ultima fu interessata da lavori la facciata, realizzata su intervento dell'architetto Cesare Nava alla fine dell'ottocento. In tale occasione, venne costruito il pronao.
La magnificenza dell'edificio religioso venne esaltata però solo a partire dagli anni 30 del novecento, per interesse del podestà Visconti di Modrone (lo stesso che aveva dato il colpo finale alla copertura del naviglio della fossa interna).


san lorenzo le colonne porta ticinese milanoFino ad allora, infatti, alla chiesa erano addossate numerose costruzioni di scarso valore architettonico, perlopiù caseggiati popolari sorti negli ultimi secoli. La basilica non solo era soffocata alle spalle, verso l'attuale piazza Vetra, ma soprattutto davanti. 
Il sagrato era infatti occupato da un umile quartiere popolare.
Attraverso un arco, dal corso di porta Ticinese si poteva raggiungere la basilica.


san lorenzo le colonne porta ticinese milano

san lorenzo le colonne porta ticinese milano

san lorenzo le colonne porta ticinese milano

san lorenzo le colonne porta ticinese milano
L'arco, dal Corso alla basilica

LE DEMOLIZIONI
Nel 1935 iniziarono le demolizioni, che portarono, terminati i lavori di abbattimento, ad avere il vasto sagrato attuale.

san lorenzo le colonne porta ticinese milano

san lorenzo le colonne porta ticinese milano


san lorenzo le colonne porta ticinese milano
Al centro del quale, nel 1937, venne posizionata la statua bronzea dell'imperatore Costantino (quello dell'editto di Milano), copia moderna della statua originale conservata a Roma.
Seguirono, sempre nel 1937, i lavori di sistemazione dei binari sul corso, che avevano risentito inizialmente di una strozzatura.
san lorenzo le colonne porta ticinese milano


IL PROBLEMA DEI BINARI

san lorenzo le colonne porta ticinese milanoPurtroppo il nuovo sagrato fu un regalo che i milanesi poterono godersi poco, vista la decisione presa all'inizio degli anni 50 da ATM e Comune di posarvi i binari del tram, che fino ad allora aveva sempre circolato accanto alle colonne, mettendole però a repentaglio (si iniziava a temere che i nuovi tram, più pesanti, le facessero crollare).
Per allontanare le vetture dal manufatto romano, si pensò insomma di creare un circuito diverso, che alla fine si trovò a scorrere tra chiesa e colonne. Per far ciò venne demolito il muro che fino ad allora chiudeva la piazza.


san lorenzo le colonne porta ticinese milano
Questa decisione, seppur presa in buona fede per salvaguardare le colonne e pure il necessario passaggio del tram sul corso, rovinò per decenni l'effetto scenico.
Solo recentemente i binari sono stati tolti definitivamente dal sagrato, riportandone uno solo (è un senso unico alternato) accanto alle colonne, grazie alle nuove tecniche costruttive (binari ammortizzati) e con limiti di velocità per i tram.
san lorenzo le colonne porta ticinese milano

Mauro Colombo
aprile 2019
maurocolombomilano@virgilio.it









mercoledì 10 aprile 2019

Le Croci stazionali della peste di san Carlo

croci colonne stazionali borromeo milano eufemia

In occasione della peste del 1576, il cardinale Carlo Borromeo, per la cura delle anime, organizzò all'aperto (piazze, crocicchi, sagrati) continue messe e preghiere collettive, in modo che non mancassero i Sacramenti al popolo (che non frequentava quasi più le chiese, sia perchè temeva i contagi uscendo dalle abitazioni, dove peraltro era spesso recluso in quarantena per disposizione dell'autorità sanitaria, sia perchè le chiese stesse si trovavano in stato di abbandono).
A tal fine, il Borromeo ordinò che venissero erette nei vari incroci cittadini, nei cosiddetti carrobi, all'incirca venti basamenti in pietra sormontati da una croce. Così, gli abitanti di ogni quartiere partecipavano quotidianamente alle messa direttamente affacciandosi alle finestre di casa.
Affidò poi tali croci stazionali ad una apposita Confraternita, la Compagnia della Croce.
La prima croce stazionale, quella del Cordusio, fu consacrata dal cardinale stesso nel maggio del 1577.
A queste croci, verso il 1600, il cardinale Federico Borromeo aggiunse un "mistero", cioè un episodio della passione di Cristo, nonchè l'effige di un santo protettore, in special modo un santo che avesse rivestito la carica di arcivescovo di Milano nei tempi passati. Egli creò inoltre  una nuova schiera di croci stazionali.
Queste croci, aumentate così di numero, rivestirono un grande ruolo spirituale durante la peste del 1630, proprio come era accaduto durante la precedente epidemia.
Nell'ambito della tanto criticata riforma ecclesiastica milanese, nel 1786 Giuseppe II dispose che queste croci o colonne stazionali venissero abbattute, così come, del resto, moltissime chiese (abbattute, sconsacrate, ridotte a magazzini).
Le croci che all'epoca risultavano essere (per l'opera congiunta dei due Borromeo) 35, caddero quasi tutte, salvo pochissime che arrivarono fino ai giorni nostri.


Porta Orientale
- san Dionigi: sul corso Venezia, all'altezza del Planetario. Era ausiliaria all'omonima chiesa, aveva come mistero il Cristo che chiede permesso alla Madre per partire; fu citata anche dal Manzoni nei Promessi Sposi "dov'è tutt'ora quella viuzza chiamata di Borghetto".
Il Latuada (vol. I pag. 210, Descrizione di Milano, ecc) ricorda questa incisione alla sua base: «SCIANT CUNCTI QUOD EX PARTE REVERENDISSIMI PATRIS DOMINI ROBERTI DEI GRATIA ARCHIEPISCOPI MEDIOLANENSIS OMNIBUS ET SINGULIS VERE PENITENTIBUS E CONFESSIS, QUI CRUCEM HANC DEVOTE VISITAVERINT, ET EIDEM DEBITAM REVERENTIAM EXHIBUERINT, XL. DIES DE INIUNCTIS PENITENTIIS MISERICORDITER IN DOMINO RELAXANTUR.
ANNO DOMINI MCCCLXI. DIE DOMINICO MENSIS MADII IACOBINUS DE CUBO HABUIT HANC GRATIAM».
- san Mona: tra la corsia dei Servi (Vittorio Emanuele) e il corso di porta Tosa (via Durini), nella zona dell'attuale piazza san Babila (di fronte allo scomparso vicolo di san Giovanni in Era). Venne associata al mistero della Sepoltura di Cristo. Fu abbattuta molto prima delle altre, nel 1771.
- san Mirocle o Mirocleto: era posizionata, all'incirca, in via Monforte all'incrocio con via Conservatorio, dove sorge palazzo Diotti oggi Prefettura. Era associata al mistero della Lavanda dei piedi agli Apostoli.
- san Cajo: la si trovava all'angolo tra via Cerva e via Corridoni, un tempo largo del Sole, nel borgo della Stella. Il mistero rappresentato era quello del Cristo disprezzato nella casa del sacerdote Caifa.
- santi Gervasio e Protasio, s'innalzava nella piazza del brolo innanzi la chiesa di santo Stefano, verso l'attuale via Laghetto. Anch'essa era legata al mistero di Cristo portato innanzi a Caifa.
croci stazionali crocette milano peste san carlo borromeo- san Martiniano o Matroniano al verziere: fino all'anno scorso in largo Augusto, è ora riposta in magazzino per via dei lavori della metropolitana (sarà poi riposizionata); ebbe una nascita molto travagliata. La colonna, arrivata da Baveno, lasciò perplessi (per la scarsa qualità) i commercianti committenti e paganti, tanto che il litigio fece sì che la colonna rimanesse per ben vent'anni abbandonata a terra, intralciando anche il traffico. Il Governatore Velasco aiutò e incoraggiò la ripresa dei lavori. Verrà alla fine eretta, dopo altre disgrazie costruttive, solo nel 1673. Conosciuta anche come colonna del Salvatore. Durante i lavori recentissimi di smontaggio è affiorato il più antico basamento e parte della primitiva colonna.
croci stazionali crocette milano peste san carlo borromeo





Porta Romana
croci stazionali crocette milano peste san carlo borromeo- san Glicerio al Bottonuto, era proprio all'entrata dell'antichissimo quartiere, quasi sull'attuale via Larga. Dedicata al mistero relativo alle beffe che il Cristo subisce da Erode, fu benedetta nel 1607.
Fu poi riciclata dal Piermarini per completare i boschetti, trasformandola da religiosa a laica, dandole la forma di obelisco, dove ancora oggi la possiamo vedere accanto al benzinaio.
- san Castriziano: anch'essa al Bottonuto, dove si apriva il sagrato di san Giovanni Itolano poi Laterano. La croce era associata al mistero della flagellazione di cristo.
- san Mauricillo o san Satiro: era in via Speronari, angolo via Falcone, dietro la chiesa di santa Maria presso san Satiro. Era associata al mistero della incoronazione con le spine che il Cristo dovette subire. Fu poi abbattuta e sostituita con la stauta di san Satiro nel 1690. Il tutto fu poi demolito nel 1785.
- san Marolo poi san Nazaro: inizialmente era posizionata in corso di Porta Romana, all'altezza di via Maddalena, e fu dedicata a Marolo, 14° vescovo di Milano, e associata al mistero che vide Gesù condotto da Pilato ad Erode. La colonna fu poi traslata nel 1776 nell'attuale piazza di san Nazaro in Brolo sul corso di porta Romana, dove ancora oggi la vediamo, e qui assunse il nome di san Nazaro o sant'Ulderico.
- san Calimero: la vediamo tutt'oggi in corso di porta Romana, laddove si diparte il corso di porta Vigentina; sormontata dalla statua del quarto vescovo milanese, fu associata al mistero  di Gesù innanzi Pilato.
croci stazionali crocette peste carlo borromeo- sant'Eufemia o sant'Elena o san Senatore: tutt'ora visibile in corso Italia, tra le due chiese di sant'Eufemia e san Paolo, fu innalzata il 12 maggio del 1581; fu poi demolita e ricostruita, e benedetta nel 1616. Ebbe per protettore san Senatore, 21° vescovo, e come mistero quello del disprezzo che Gesù Cristo subì dai giudici nel Pretorio. La posizione attuale le venne data dopo un piccolo trasloco avvenuto negli anni venti, dato che si era trovata  proprio al centro del corso nato in quegli anni.


Porta Ticinese
- san Magno o san Brugnone: era di fronte alla chiesa di san Pietro in campo lodigiano, nei pressi del ponte delle Pioppette (oggi sarebbe in via della Chiusa). Pur trovandosi in cima alla colonna di granito la statua di san Brugnone con la croce, la crocetta venne dedicata al vescovo Magno e investita del mistero di Cristo che porta la croce verso il Calvario.
- san Michele alla chiusa: era innalzata nel quadrivio Chiusa-Olmetto e Disciplini-san Vito, innanzi alla chiesa omonima poi abbattuta. Il mistero associato fu quello della spogliazione di Cristo innanzi alla croce e abbeverato di fiele.
croci stazionali crocette milano peste san carlo borromeo- san Lazzaro alla vetra: nel mezzo della piazza alle spalle di san Lorenzo, era stata eretta questa croce stazionale. Risulta però successiva alla peste dei Borromeo, pare del 1643.

croci stazionali crocette milano peste san carlo borromeo



- sant'Eustorgio o san Pietro martire: ancora si innalza nella piazza della chiesa omonima, con il mistero che ricorda la condanna a morte di Gesù. Nel seicento la croce venne sostituita con quella di san Pietro Martire (il domenicano ucciso a Barlassina), grazie all'interessamento dei 40 Crocesignani che costituivano la scorta degli Inquisitori, che in questa basilica avevano sede.
- san Mansueto: era al termine di via Arena, innanzi la malconcia conca del naviglio, quella detta di Viarenna.
- san Dazio: al ponte dei Fabbri (tra via Corridoni e corso Genova, dove oggi la via dei Fabbri si immette in piazza Resistenza partigiana) si innalzava questa croce dedicata al ventiseiesimo vescovo di Milano; croce associata al mistero della discesa di Gesù dalle scale del palazzo di Pilato, dopo la condanna.
- san Materno al carrobio: benedetta da san Carlo nel 1577, era al centro dell'attuale Carrobio. Il mistero associato era quello di Gesù presentato da Pilato al popolo. Demolita nel 1658, venne ricostruita dedicandola anche a san Carlo. Divenuta poi pericolante, fu abbattuta sotto Giuseppe II.
- san Natale: poco distante dal Carrobio, sul sagrato di san Giorgio al palazzo (via Torino), si ergeva fin dal 1610. Associata al mistero del sudario di Cristo.

Porta Vercellina
- sant'Ambrogio: si trovava nei pressi della chiesa di san Vittore al teatro, sui resti della qual chiesa venne costruito l'attuale palazzo della Borsa, in piazza Affari. Il suo mistero era la richiesta di Gesù, ormai morente in croce, rivolta al Padre perchè perdonasse i suoi aguzzini.
- sant'Ansanio o Ausano: il 28° vescovo ebbe dedicata questa croce che si innalzava sul corso di porta Vercellina, oggi corso Magenta, proprio di fronte a palazzo Litta. Il mistero era quello dell'innalzamento del Cristo sulla croce.
- sant'Anatalone. A poca distanza dalla crocetta precedente, sorgeva questa nello slargo dove via Meravigli diventa corso Magenta, all'incrocio tra san Giovanni sul Muro e santa Maria alla porta. Consacrata da Carlo in persona nel 1584, era associata al mistero del dolore della crocifissione.
- san Protaso al castello: si trovava con buona probabilità accanto al castello, verso il ponte Vetero. Subì le sorti delle varie fortificazioni del castello, fino a quando rimase pressocchè sepolta nelle demolizioni delle strutture difensive aggiunte nel seicento dagli Spagnoli. Fu rinvenuta e spostata nell'ottocento, perdendosene poi le tracce.

Porta Comasina
croci stazionali crocette milano peste san carlo borromeo- san Barnaba al cordusio: benedetta nel  1577 da san Carlo in persona, era al centro dello slargo del Cordusio, fino a quando fu spostata in piazza Borromeo, di fronte alla chiesa di santa Maria podone, dove ancora oggi si trova.
- san Geronzio al ponte vetero: era al termine di via Broletto, nello slargo dove la via Cusani si unisce a via dell'orso, al ponte "vetero".  Era già esistente allo scoppio delle peste di san Carlo, che nell'infuriare del morbo tornò a benedirla. Il mistero era quello di Gesù crocifisso tra i due ladroni.
- sant'Ampelio: era sul sagrato di santa Maria del Carmine. Fu associata al mistero dei soldati romani che si spartiscono la veste di Gesù.
- san Rocco: era sul corso di porta Comasina, oggi Garibaldi, proprio dove si nota lo slargo che conduce alla via Anfiteatro. Il mistero associato era quello di Gesù che raccomanda Giovanni alla Madonna. Pur restaurata agli inizi del settecento, fu poi demolita con Giuseppe II.
- san Benigno: questa crocetta era innalzata dove oggi abbiamo largo La Foppa, dove si nota il monumento al Piatti. Il mistero era quello della morte di Gesù sulla croce.

Porta Nuova
- san Protasio: si ergeva lungo il corso di porta Nuova, oggi via Manzoni, all'altezza dell'attuale via Montenapoleone. Eretta nel 1579, fu poi riedificata nel tardo seicento ad opera di un privato, e la statua sostituita da una sfera sormontata dalla croce.
- sant'Eusebio: la croce stazionale era posta nei pressi della porta Beatrice, in fondo alla via Brera. Il mistero era l'apertura del costato di Cristo. Venne descritta anche in una posizione diversa, quasi di fronte alla scomparsa chiesa di santa Maria aracoeli, sull'angolo con il corso di Porta Nuova. Demolita nel 1879.


Corpi Santi
croci stazionali milano peste carlo borromeo- santa Maria Maddalena: la si vede in piazza De Angeli, zona che proprio per la crocetta è sempre stata chiamata "la maddalena". Zona di transizione tra la periferia cittadina, caratterizzata dalla manifattura De Angeli-Frua, e l'inizio delle campagne, lungo la strada per Baggio. Restaurata nel 1863, sfida i secoli in mezzo al traffico.
- santa Croce di Quarto Cagnino: si tratta di una colonna votiva di epoca settecentesca, quindi successiva al periodo dei Borromeo.
- croce del mercato: era nell'omonima piazza (qui era il mercato dei cavalli e dei bovini), poi ribattezzata Marengo e oggi piazza 24 maggio, accanto alla Darsena. La crocetta era detta anche di san Gottardo, per via della vicinissima chiesa tutt'ora sull'omonimo corso.

Bibliografia
Roggiani F.: Le "Crocette" nella Milano di San Carlo, 1984
Latuada S.: Descrizione di Milano ecc, 1737-1738

Mauro Colombo
aprile 2018
maurocolombomilano@virgilio.it