La storia di Milano, i suoi luoghi, i suoi personaggi. Un blog di Mauro Colombo

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venerdì 26 febbraio 2016

Lo scomparso ponte di Porta Ticinese


ponte porta ticinese pompeo calvi
1857: dipinto di Pompeo Calvi
Con la progressiva copertura della Cerchia dei navigli, un tempo fossato medievale a difesa della città, tutti i ponti che l'attraversavano vennero demoliti e rimossi. 
Salvo il famosissimo ponte in ferro detto "delle Sirenette", che venne spostato al parco Sempione, gli altri attraversamenti sparirono per sempre, per colpa di un'operazione urbanistica ormai unanimemente  biasimata.
Il ponte che scavalcava la Cerchia all'altezza della Porta Ticinese medievale (oggi sarebbe tra via De Amicis e via Molino delle armi, lungo il corso di Porta Ticinese) fece naturalmente la fine degli altri.
Tuttavia, il suo ricordo sopravvive in moltissime raffigurazioni giunte fino a noi: dipinti, stampe e fotografie.
il ponte verso il 1850
Per un fortuito caso, è forse l'unico del quale abbiamo anche una testimonianza fotografica della sua evoluzione ottocentesca.
Infatti, il vecchio ponte (che tante volte ispirò pittori di varia fama) venne demolito e ricostruito nell'estate del 1880.
ponte porta ticinese
il ponte verso il 1870, poco prima del rifacimento
Poco prima, nel 1861, era stata restaurata da Camillo Boito la Porta Ticinese (in modo un po' fantasioso, aprendo anche i due fornici pedonali laterali). 
ponte porta ticinese
Il rifacimento e ammodernamento del ponte portò grandi  vantaggi: innanzitutto, la luce sottostante aumentò d'ampiezza, permettendo una migliore navigabilità della fossa del naviglio. Fu inoltre aggiunta la rampa per agevolare il traino contro corrente dei barconi.
A livello stradale, fu rinforzato il piano di calpestio, tanto che presto vennero posate le rotaie per una delle prime linee di tram a cavalli.
Così, gli archivi ci hanno lasciato due foto interessanti: la prima scattata quando ancora il ponte era nella sua primitiva foggia, all'incirca verso il 1870: lo vediamo molto arcuato e stretto, e non in perfetto stato di manutenzione; la seconda, scattata durante i lavori di ricostruzione, da un anonimo fotografo interessato a lasciare testimonianza del cantiere.
La successiva foto del ponte rinnovato ci permette di apprezzare il bel parapetto a colonnine e la presenza di pali per l'illuminazione.

ponte ticinese
il nuovo ponte poco dopo il 1880

Il tutto, ormai, fa parte della storia e dei rimpianti...

Mauro Colombo
febbraio 2016



martedì 16 febbraio 2016

Fagnano: testimonianze sforzesche nel territorio di Gaggiano

GAGGIANO

Seguendo il Naviglio Grande, allontanandosi da Milano, si incontra ben presto Gaggiano.
Fagnano gaggianoQuesto comune, a differenza dei più prossimi alla città, conserva ancora un aspetto agricolo, e il suo territorio è prevalentemente campestre. Le sue numerose frazioni sono piccoli aggregati rurali, spesso formati soltanto da antiche cascine, dove le nuove ristrutturazioni coesistono con vecchie porzioni che hanno visto tempi migliori.
Tra questi nuclei, molto suggestiva è la piccolissima Fagnano (un tempo detta "sul naviglio"): poche ma vaste cascine, una chiesa, tanti campi coltivati e marcite.
Ecco indicato il borgo nella carta del Claricio edita nel 1600:

Fagnano Gaggiano Claricio

Quello che però colpisce anche chi ci passa distrattamente, è la massiccia ed austera dimora di epoca tardo sforzesca.
cicco simonetta fagnano gaggianoIl territorio di Fagnano iniziò a legarsi a Milano quando Francesco Sforza, da poco entrato in città quale nuovo Signore  (1450) infeudò a Cicco Simonetta questa piccola porzione di campagna del ducato milanese.
Lo Sforza  non fece mai mistero di quanta parte delle sue fortune politiche e diplomatiche fosse dovuta al Simonetta e ai suoi fratelli, parenti ed amici.   Lo Sforza si dimostrò subito riconoscente con coloro che lo avevano servito sino ad allora, collocando ex funzionari ed ex soldati a lui fedeli in tutti i più importanti posti di comando del ducato. Tutti i fratelli Simonetta ottennero subito la cittadinanza milanese, e a tutti toccarono in premio feudi e possedimenti.
Cicco Simonetta, oltre a Sartirana Lomellina e a tanti altri feudi minori, ottenne, appunto, Fagnano, piccolo nucleo abitato fin dall'antichità e circondato da un discreto territorio in parte boschivo.
Qui, fece edificare un piacevole "casino" da caccia, nello stile tipico delle dimore e dei castelli sforzeschi.
fagnano borromeo d'adda doria medici
Immaginiamoci  una sorta di villa campestre debitamente protetta, dove il famoso Consigliere dei primi Sforza trascorreva piacevoli momenti di svago, dedicandosi alla passione preferita all'epoca tra nobili e ricchi: la caccia alla selvaggina, nel Quattrocento assai abbondante in queste zone così lontane dalla mura cittadine.
Del resto, poco lontano, sorge il castello di Cusago: una residenza prima viscontea poi sforzesca, che perse ben presto la sua vocazione difensiva e militare per divenire una elegante dimora ove esercitare, assieme ad amici ed ospiti anche stranieri, la nobile arte della caccia.
Non stupisce quindi che il massimo consigliere e diplomatico di casa Sforza volesse imitare i suoi Signori con una piccola residenza venatoria.

fagnano borromeo d'adda doria medici
Dopo Francesco, il Simonetta servì il figlio Galeazzo Maria, fino a quando, rimasto ucciso questi nella famosa congiura di santo Stefano, ottenne nel 1477 la nomina a Segretario ducale, di fatto il Primo Ministro di uno stato retto da un duca di 8 anni, Gian Galeazzo, e da una vedova piuttosto sprovveduta, Bona di Savoia.
Giunto all'apice del potere, in meno di due anni la fortuna gli voltò le spalle: Ludovico il Moro, rientrato a Milano dopo aver convinto Bona a liberarsi del troppo potente consigliere, divenne di fatto il nuovo Signore di Milano, esautorando Cicco.
Questi precipitò subito nella disgrazia: arrestato, torturato, imprigionato e nell'arco di qualche mese, messo a morte nel castello di Pavia. E, naturalmente, tutti i suoi beni confiscati.

fagnano borromeo d'adda doria mediciIl feudo di Fagnano e annessa villa passarono così immediatamente ad un altro favorito di casa Sforza, il medico (e astrologo) Ambrogio Varese, nato a cascina Rosa, lungo il naviglio.  Il duca Gian Galeazzo lo aveva peraltro già investito del feudo della Pieve di Rosate, con titolo comitale trasmissibile a tutti i maschi in infinito.

fagnano borromeo d'adda doria medici

Successivamente l'intera proprietà entrò a far parte dei possedimenti  dei marchesi Borromeo-D'Adda, poi Doria, infine dei Medici di Marignano. Dei quali, peraltro, possiamo vedere lo stemma araldico posto sull'arco di ingresso del cascinale situato nella piazzetta.

fagnano borromeo d'adda doria medici

Fu grazie ai nuovi proprietari, che nella prima metà del Cinquecento il semplice casino da caccia venne trasformato in residenza più scenografica e articolata. Il massiccio corpo di fabbrica principale fu ingentilito sul lato nobile da una elegante loggetta a tre archi, e venne protetto da una corte chiusa  presidiata da due torrette colombaie laterali e un corpo centrale all’ingresso, mostrando la sua doppia anima di castello e palazzo residenziale.
fagnano borromeo d'adda doria medici

fagnano borromeo d'adda doria medici
Intorno sorsero alcuni cascinali, e nei secoli successivi il tutto divenne una grossa tenuta agricola.
Oggi, il borgo di Fagnano si presenta per buona metà in stato di abbandono. Anche la villa,  alla quale una decina d'anni fa venne ripristinato il tetto, è tutt'ora disabitata e mal tenuta, priva di infissi e con l'intonaco ormai cadente. Così anche le torri laterali e l'arco d'ingresso, e la maggior parte dei cascinali che la circondano.
Rimane comunque un luogo alquanto suggestivo, che evoca antichi fantasmi di personaggi entrati nella storia.
donato del conte gaggianoProseguendo lungo la strada che ha condotto fin qui, dopo circa un paio di chilometri, ci si imbatte in un'altra testimonianza legata agli Sforza. Si tratta della Cascina Donato del Conte, oggi parzialmente diroccata, arricchita da un pregevole oratorio (ma in triste e pericoloso abbandono) edificato nel 1482 da Donato del Conte, magistrato delle entrate ordinarie, un importante funzionario dell'epoca di Ludovico il Moro.
Anche a questo personaggio della corte ducale, quale ricompensa, venne attribuito un vasto territorio agricolo, a testimonianza di come all'epoca le terre erano per gli Sforza ottima mercede con la quale remunerare amici e servitori fedeli.
Cosa che del resto avevano fatto in precedenza anche i Visconti: poco distante, un'altra frazione di Gaggiano, San Vito, fu infeudata, quale ricompensa per le attività militari al servizio di Filippo Maria Visconti, a Francesco Bussone, il famosissimo Conte di Carmagnola.

Mauro Colombo
febbraio 2016
maurocolombomilano@virgilio.it