La storia di Milano, i suoi luoghi, i suoi personaggi. Un blog di Mauro Colombo

La storia di Milano, i suoi luoghi, i suoi personaggi. Un blog di Mauro Colombo
Anche su Instagram

domenica 24 maggio 2020

1873: un'idea di metropolitana per la Fossa interna del naviglio


naviglio metropolitana ippovia milano Brocca

Con la soppressione (per ordine di Francesco Giuseppe del 1857, durante la sua visita in città) del laghetto di Santo Stefano, dove i barconi attraccavano per scaricare il marmo per il Duomo, iniziò sempre più l'insofferenza verso il naviglio della fossa interna (la cosiddetta "cerchia del naviglio").
Da più parti si erano levate voci favorevoli all'interramento, avendo perso ormai la sua vocazione quale celere via di trasporto in città. I milanesei lo vedevano sempre più quale motivo di fastidio (miasmi) piuttosto che di utilità vera o di orgoglio storico.
Dopo i progetti rimasti solamente sulla carta a firma degli ingegneri Mira e Gandini (quest'ultimo aveva assistito alla realizzazione della prima linea metropolitana londinese), anche Giovanni Brocca iniziò con l'interessarsi ad un più proficuo sfruttamento dell'alveo del naviglio della fossa interna quale sede per una ferrovia in trincea.

milano mappa naviglio brocca
In giallo, la Fossa interna del naviglio
Nato a Milano da una ricca famiglia di commercianti nel 1803 (morirà a Magenta nel 1876), il Brocca frequentò il liceo presso la scuola di S. Alessandro, venendo poi ammesso alla scuola di disegno architettonico dell'Accademia di Brera. 
Partecipò alle Cinque Giornate del '48, e fu eletto consigliere comunale nelle prime elezioni amministrative (1860), e poi regolarmente rieletto fino al 1872 (negli anni 1860-62 fu anche assessore), dedicandosi sempre ai problemi edilizi ed urbanistici della città.
Fece parte anche del comitato preposto ai restauri delle basiliche milanesi di S. Ambrogio (nel 1858) e di S. Eustorgio (1863).
Affascinato, come detto, dall'idea di una linea ferroviaria parzialmente interrata, presentò al Comune nel maggio del 1873 il suo progetto per riconvertire l'alveo del naviglio della fossa interna.
Come scrisse di suo pugno nel progetto, la città di Milano doveva due volte all'anno sopportare il periodo di asciutta della fossa, con relativi miasmi. Oltretutto, quest'antica via d'acqua, vedeva sempre meno natanti, poichè i trasporti cittadini si stavano ormai spostando verso altri mezzi più moderni.
naviglio brocca milano ippoviaCosì, la sua idea prevedeva che, partendo dal laghetto di piazza san Marco, metà dell'alveo della fossa del naviglio venisse adibita alla posa di doppie rotaie sopra alle quali avrebbero corso appositi veicoli trainati da cavalli; l'altra metà, interrata  per allargare la strada che costeggia il naviglio, avrebbe continuato ad ospitare il flusso delle acque.
La fossa di circonvallazione avrebbe avuto così una duplice funzione: canale d'acqua per alimentare la Darsena, ma anche strada ferrata (ippovia) per veloci trasporti cittadini. 
Il progetto non piacque al sindaco di allora, Giulio Belinzaghi, e fu sonoramente bocciato.
Ciò non salvò come sappiamo il naviglio della fossa interna, che infatti iniziò con l'essere interrato a partire dal biennio 1894-1896 nel tratto di san Girolamo (poi Carducci) fino all'attuale via De Amicis.
Il totale interramento e la sua definitiva scomparsa datano invece 1929.

Bibliografia
Ogliari F.-Sapi F.: Dall'omnibus alla metropolitana, Milano 1972

mauro colombo
maggio 2020
maurocolombomilano@virgilio.it




sabato 2 maggio 2020

Piazza Mentana: Garibaldi a Milano



milano piazza mentana garibaldi
L'attuale piazza Mentana (alla quale si giunge lasciandosi alle spalle il Carrobio per una cinquantina di metri) è caratterizzata dal monumento centrale dedicato ai Martiri della battaglia di Mentana
milano piazza mentana garibaldiA fargli da cornice, due imponenti edifici ottocenteschi votati alla formazione dei giovani: l'ex Istituto tecnico santa Marta (oggi occupato dalla scuola statale secondaria) e la Società di incoraggiamento d'arti e mestieri (1890).

milano piazza mentana garibaldiUn tempo la piazza era occupata dai chiostri del monastero di santa Marta (del 1345, anno in cui tale Simona da Casale, per dedicare la sua vita a Dio, radunò nella propria casa vicino ad una piccola cappella dedicata a santa Marta altre compagne devote), che per un lungo periodo conservarono l'abbozzato monumento funebre di Gaston de Foix, opera del Bambaia.
Il monastero di santa Marta fu soppresso nel 1798, e i suoi locali divennero sede dal 1844 del Museo di Storia Naturale (approfondisci), ma finirono con l’essere poi demoliti nel 1861.
milano piazza mentana garibaldiSi doveva creare spazio per erigere il Regio istituto tecnico "di Santa Marta", poi Cattaneo, che per qualche anno diede il nome allo slargo così ricavato (che prima era appunto conosciuto come piazza S. Marta).
Nel 1874 venne indetto un pubblico concorso (non senza polemiche) per realizzare un monumento cittadino che commemorasse i Caduti italiani della battaglia di Mentana (volontari italiani garibaldini contro francesi e pontifici, nel 1867).
Vinse il bozzetto presentato da Luigi Belli
Il monumento fu concepito come un basamento gradinato su cui si erge uno stretto piedistallo in porfido rosa di Baveno. La statua in marmo bianco raffigura l'Italia nel gesto di porgere la corona di lauro; con la sinistra tiene una lunga spada sfoderata, puntata a terra. Decorato sulle facce laterali con rilievi bronzei raffiguranti la Battaglia di Monterotondo e la Disfatta di Mentana.
milano piazza mentana garibaldi

Una volta realizzato, il monumento trovò degna collocazione proprio nella nuova piazza.

L'inaugurazione avvenne il 3 novembre 1880: grande accorrere di popolo e autorità, ma soprattutto la presenza, sotto il baldacchino d'onore, di Giuseppe Garibaldi.
Che finì così, per quanto poco visibile, immortalato nella foto ricordo della giornata di festa.
Infine, la piazza fu dedicata alla battaglia di Mentana, toponimo che ancora oggi conserva.





Mauro Colombo
maggio 2020
maurocolombomilano@virgilio.it








sabato 4 aprile 2020

Gaetano Pini e il Pio Istituto per Rachitici


Pini istituto rachitici via san calimero
Il primo, importante, passo verso la cura del rachitismo, vera piaga sanitaria, viene fatto poco dopo l'unità d'Italia.
Il rachitismo, tipica patologia dell'età pediatrica, è dovuto a problemi di metabolismo osseo e carenza di vitamina D. E' la malattia dovuta a insufficiente, se non assente, esposizione al sole, associata a squilibri nutrizionali
pio istituto rachiticiTipici della povertà e degli affollamenti in ambienti chiusi e malsani, ma alla quale non erano immuni neppure i bambini nobili e ricchi, a volte esageratamente privati della fotoesposizione, costretti com'erano da abiti troppo coprenti nelle stanze dei palazzi, alimentati in maniera scorretta con carenza vitaminica, nei primi anni di esistenza.
Nel 1874 Gaetano Pini fonda la Scuola dei Rachitici, o Asilo, con sede prima in via Sant'Andrea, poi in vicolo Rasini, piccola via senza uscita a ridosso di san Babila.
pio istituto rachitici

In questi locali, il medico iniziò a prendersi cura di bambini affetti da rachitismo, o comunque afflitti da problemi e deformazioni all'apparato scheletrico.
L'allievo del Pini, Pietro Panzeri (che nel 1875 aveva fondato una Guardia medica in piazza Duomo) enterà con grande entusiasmo e idee innovative nel nuovo ospedale. L'istituzione ebbe presto un grande successo, anche in termini di donanzioni economiche.
pio istituto rachiticiLe vaste entrate assicurate da lasciti, elemosine e sovvenzioni, permisero nel 1881 di aprire la nuova grandiosa sede, nel bell'edificio edificato in via san Calimero

pio istituto rachitici
Avrà nome Pio Istituto dei Rachitici, vero antisignano di un ospedale ortopedico di stampo moderno. E propio in san Calimero abbiamo oggi il moderno ospedale Pini.
La struttura sanitaria sarà più tardi affidata alla direzione del valente Riccardo Galeazzi.
pio istituto rachitici

Nel 1915 venne ampliata l'offerta ai malati scheletrici, costruendo (grazie a cospicue elargizioni) l'ospedale succursale di Gorla, in viale Monza, ribattezzato Rifugio Fanny Finzi Ottolenghi, pensato per la cura e la riabilitazione fisioterapica degli operai infortunati e divenuti invalidi.
Durante e soprattutto dopo la Grande Guerra, diverrà un centro di eccellenza per i reduci del fronte, militari con terribili menomazioni agli arti, che qui trovarono, per quanto possibile, sollievo con operazioni e protesi.
pio istituto rachitici
pio istituto rachitici

mauro colombo
aprile 2020
maurocolombomilano@virgilio.it






venerdì 13 marzo 2020

Luigi Sacco, primo vaccinatore di Lombardia


sacco vaccino vaiolo milano
In questi tempi funestati dall'epidemia di Coronavirus, contro il quale si cerca un valido vaccino, è doveroso ricordare un medico che tanti benefici riuscì a portare nella prevenzione di una malattia un tempo terribile: il vaiolo
Non stupisce, pertanto, se a questo medico è intitolato l'ospedale milanese che oggi, per primo, si è occupato dell'epidemia in corso.
Luigi Sacco nacque a Varese il 9 marzo 1769; laureatosi a Pavia, allievo dello Spallanzani, si trasferì presto a Milano.
Affascinato dagli esperimenti e dalle intuizioni dell'inglese Jenner, si dedicò alla diffusione e al perfezionamento del vaccino contro il vaiolo umano (virus variola) partendo dall'innocuo (per gli uomini) vaiolo bovino.
sacco vaccino vaiolo milanoDal settembre 1800 all'aprile 1801 eseguì più di 300 innesti di virus vaccino, iniziando nelle campagne attorno a Varese (sopra alcuni bambini di un contadino), per poi proseguire a Giussano, a Montonate ed in gran parte a Milano. 
Alle prime inoculazioni era seguito un periodo di sperimentazione di controllo. 
Raccolto infatti materiale pustoloso di vaiolo umano, lo aveva innestato in alcuni fra i suoi primi pazienti vaccinati: nessuno si ammalò, la vaccinazione funzionava a dovere!
Questi trionfi della vaccinazione in Lombardia spinsero il governo della Repubblica Cisalpina a nominare nel 1803 il Sacco quale Direttore generale della vaccinazione, mettendogli a disposizione gli orfanotrofi per organizzare pubblici esperimenti. 
Così, la sperimentazione relativa alla validità della vaccinazione fu condotta sopra i trovatelli milanesi, nel Pio Luogo di Santa Caterina alla Ruota (annesso alla Ca' Granda).
Nello stesso anno pubblicò il suo libro "Memoria sul vaccino unico mezzo per estirpare radicalmente il vajuolo umano, diretto ai governi che amano la prosperità delle loro nazioni".
Nel 1809, come egli stesso ricordò a Eugenio di Beauharnais, i vaccinati ammontavano a 1.500.000.
"Io stesso ho vaccinato più di 500.000 individui ed altri 900.00 sono gl’innestati dai professori a ciò deputati». 
sacco vaccino vaiolo milanoEra riuscito ad organizzare, primo in Europa, una delle più massicce campagna sanitarie che la storia avesse mai conosciuto.
Morì nel 1836, nella sua abitazione di corso Monforte. Fu sepolto nel cimitero di san Gregorio, alle spalle del Lazzaretto.

Nel 1858 gli fu dedicata una lapide all'interno della cappella della Santissima Annunziata dell'Ospedale maggiore di Milano, la Ca' Granda (oggi sede dell'università degli studi). Il testo lo definisce "Primo inoculatore del vaccino in Lombardia".
sacco vaccino vaiolo milano
sacco vaccino vaiolo milano

In tempi più recenti, a lui venne intitolato l'Ospedale-Sanatorio milanese di Vialba (zona agricola del comune di Musocco, aggregato a Milano nel 1923), inaugurato nel 1931, per trattare e contrastare la tubercolosi.
sacco vaccino vaiolo milano

Bibliografia
Porro A., Luigi Sacco e la prima grande campagna di vaccinazione contro il vaiolo in Lombardia, 1800-181, 2012

Mauro Colombo
marzo 2020
maurocolombomilano@virgilio.it


sabato 7 marzo 2020

La perduta statua del Porta ai Giardini

Statua Porta Milano verziere Giardini

Nel 1862 venne inaugurata la statua dedicata al nostro caro Poeta dialettale Carlo Porta (1775-1821).
Statua Porta Milano verziere GiardiniOpera di Alessandro Puttinato (sue le statue che ornavano la demolita Galleria De Cristoforis raffiguranti Marco Polo, Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci e Flavio Gioia), la statua di marmo a figura intera fu posizionata sull'isoletta (detta "la sciattera") al centro del laghetto dei Giardini Pubblici.
Statua Porta Milano verziere GiardiniIl Poeta venne accademicamente rappresentanto...intento a gurdare le ochette ed i cigni che navigavano (e navigano) nelle acque non molto limpide  dello stagno.
Il monumento fu distrutto durante i bombardamenti angloamericani del 1943, l'anno più terribile del conflitto. L'incursione aerea l'avrebbe fatta andare letteralmente in briciole.
Sorse un piccolo giallo: nonostante, si disse, le ricerche dei pompieri nelle acque limacciosa, pare che nessun frammento venne ripescato. Possibile? A molti questa cosa non convinse .....tanto da pensare che forse, solo danneggiata, la statua venne fatta sparire troppo in fretta.
Ma tant'è, il periodo era quello, e non si andava per il sottile.
La nuova statua bronzea, quella che vediamo oggi, venne inaugurata nel 1966, copia esatta della precedente, opera di Ivo Soli.
Statua Porta Milano verziere Giardini
Fu collocata dove la possiamo ancora vedere, nello spazio, quasi una piazzetta, nato tra via Larga e la retrostante piazza santo Stefano.
Qui era l'antico verziere. Non poteva quindi scegliersi un posto più approprieto. Non a caso uno dei componimenti più celebri del Porta è "La Ninetta del Verzee".

Bibliografia
Secchi C.C., Carlo Porta e Tommaso Grossi Inedito, 1966

 
Mauro Colombo
marzo 2020
maurocolombomilano@virgilio.it