La storia di Milano, i suoi luoghi, i suoi personaggi. Un blog di Mauro Colombo

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lunedì 19 ottobre 2020

La quercia di piazza XXIV maggio

la quercia di piazza XXIV
 

Tra le tante curiosità storiche che caratterizzano piazza XXIV maggio (l'antica piazza del mercato, qui un articolo dedicato) non passa certo inosservata la maestosa quercia rossa posizionata quasi all'imbocco di corso san Gottardo.

Oggi questo storico albero si regge in piedi anche grazie ad un esoscheletro in putrelle d'acciaio realizzato a forma di piramide, posizionato nel 2019 da una carpenteria bergamasca, per cercare di aiutare la chioma.

lo scheletro in acciaio che aiuta la quercia
La quercia fu qui piantata, già adulta, da un padre che voleva ringraziare il fato per aver potuto riabbracciare il figlio tornato sano e salvo dal fronte della prima guerra mondiale, ed anche per ricordare gli altri figli della Patria che invece sulle nostre montagne erano rimasti per sempre.
Quel padre si chiamava Giunio Capè, e la piantumazione avvenne il 24 maggio del 1924, nella piazza che da poco era stata così ribattezzata (ricordiamo che il 24 maggio è l'entrata in guerra dell'Italia, nel 1915).
Accanto alla quercia fu posto dalla società alpina milanese un cippo in ferro, che recita: "ai caduti per la patria del rione Ticinese Lodovica".
 
la piazza negli anni Trenta: la quercia a sinistra

mauro colombo

ottobre 2020

maurocolombomilano@virgilio.it


mercoledì 9 settembre 2020

La Filovia Fiat 2472 carrozzata Viberti, il "Vibertone"

 

filovia viberti milano

Dopo l'esordio milanese, nel lontanissimo 1906, di una filovia sperimentale all'interno del recinto della Esposizione internazionale, la storia di questo intelligente veicolo ha visto successi e insuccessi, momenti di grande sviluppo e momenti in cui sembrava destinato a sparire.

Se infatti dagli anni '30 il sistema filoviario milanese iniziò ad avere un progressivo sviluppo, con impiego di filobus su molte linee, a partire dagli anni '70 numerose linee filoviarie furono trasformate in autolinee, eliminando la linea aerea.filobus viberti

Oggi, sopravvivono come linee filoviarie esclusivamente la 90-91, la 92 e la 93.

Sicuramente, tra i vari mezzi impiegati durante così tanti decenni (molti Fiat o Alfa Romeo), uno è entrato nel cuore dei cittadini: la filovia Fiat 2472 carrozzata Viberti con apparato elettrico CGE, in gergo chiamata "Vibertone".

Della Fiat sappiamo tutto, della CGE di Milano, in via Tortona (compagnia generale elettricità) abbiamo parlato qui, diciamo qualcosa in più sulla Viberti: nata nel 1922 a Torino, si specializzò da subito in carrozzerie di autobus e filobus per veicoli Fiat, realizzando poi anche rimorchi e semirimorchi per veicoli da trasporto pesante. Passata più volte di mano, entrata nell'orbita di altri gruppi, ha cessato in anni recenti la propria attività.

Tornando alla filovia di cui ci stiamo occupando, era un imponente veicolo snodato a 4 assi, con 2 porte nell'elemento anteriore, che vide all'attivo due serie: la prima con i numeri di matricola compresi tra 541 e 580 (entrati in servizio tra il 1958 e il 1959), e la seconda numerata da 581 a 635, consegnati tra il 1964 e il 1965.
viberti filobus milano

Questi 95 veicoli entrarono in servizio con la classica livrea nei due toni di verde, impiegati sulla linea di circonvallazione 90-91. Furono poi riveniciati secondo le indicazioni ministeriali con il colore arancione, fino a quando vennero progressivamente dismessi e tolti dal servizio a partire dagli anni ottanta (anche se molti di noi li ricordano in circolazione anche negli anni successivi, sicuramente per buona parte degli anni novanta).

filovia viberti fiat

filovia fiat viberti

Fiat viberti arancione

 
Fa piacere che un esemplare sia stato salvato, e nel 2009 restaurato con maestria e sapienza dal personale ATM, quello con matricola 548
E' stato possibile, in qualche occasione, ammirarlo nel deposito di viale Molise, e per la gioia di molti, vederlo anche circolare, sulla linea 90-91, durante particolari occasioni.

 

fiat viberti milano


viberti filovia


fiat viberti fiat

Mauro Colombo
settembre 2020
maurocolombomilano@virgilio.it

 


mercoledì 24 giugno 2020

Dal giardino Serbelloni al palazzo Fidia


palazzo fidia serbelloni milano


palazzo fidia serbelloni milanoLungo corso Venezia si affaccia la fronte di palazzo Serbelloni, ideata da Simone Cantoni e caratterizzata dal bel timpano neoclassico. 
Sulla via san Damiano (un tempo percorsa dal naviglio della fossa interna) si affaccia invece la fronte in semplice mattonato secentesco, dovuta all'abbandono dei lavori di ristrutturazione.
Come tutti i palazzi nobiliari, la facciata interna si apriva su un elegante e vasto giardino, che si estendeva verso i Bastioni. Vera delizia per i padroni di casa e i loro ricchi e nobili ospiti, era una vera oasi ricca di grandiosi alberi di varie essenze, vialetti, boschetti e tutto ciò che poteva servire per allietare feste e ricevimenti.
palazzo fidia serbelloni milanoNel palazzo soggiornò persino Napoleone nel 1796, dopo essere entrato vittorioso in città con le sue truppe, e possiamo immaginarlo passeggiare lungo vialetti ombrosi, in un momento di riposo o durante un colloquio con il padrone di casa o con qualche suo generale.
Purtroppo, verso la fine dell'ottocento, con la città in espansione e con i costi dei terreni lievitati a dismisura, parve sicuramente una buona idea ai padroni di casa (a quell'epoca divenuti i Sola-Busca, per ragioni successorie e matrimoniali) sacrificare un po' di verde per monetizzare e far erigere nuovi edifici. 
Nel 1890 iniziò così a sparire una parte di giardino, per lasciare il posto all'Istituto dei ciechi.
palazzo fidia serbelloni milanoLa più vasta lottizzazione si ebbe però agli inizi del Novecento (tra il 1907 e il 1926), quando il giardino venne ulteriormente sacrificato per l'apertura delle vie Serbelloni, Mozart ed infine Melegari.
Su tale vasto spazio ritenuto edificabile, si innestò il Piano di lottizzazione firmato dall'architetto mantovano Aldo Andreani, che nel corso di alcuni anni progettò gli edifici che oggi si affacciano sulle vie menzionate.
palazzo fidia serbelloni milano
Forse il più curioso, in stile eclettico caratterizzato dall'uso di materiali tipici della zona, il mattone e il ceppo, è palazzo Fidia (via Mozart angolo via Melegari).
palazzo fidia serbelloni milano
Oltre ai colori rosso cupo e grigio, però, Andreani inserì la colorazione degli intonaci, donando così all'edificio una policromia che lo differenzia dal grigiore che spesso predomina a Milano.
Pensato per ospitare appartamenti d'affitto da destinare alla borghesia milanese, il progetto venne da subito ideato con una autorimessa al piano interrato, dove possono trovare riparo ben 6 autovetture.

palazzo fidia serbelloni milano

Bibliografia
Lanza A., Milano e i suoi palazzi, 1993
Il nuovo uovo quartiere nell'ex-giardino Sola-Busca di Milano, in Rassegna di Architettura, anno III, n. 6, 1931.

Mauro Colombo
giugno 2020
maurocolombomilano@virgilio.it

domenica 24 maggio 2020

1873: un'idea di metropolitana per la Fossa interna del naviglio


naviglio metropolitana ippovia milano Brocca

Con la soppressione (per ordine di Francesco Giuseppe del 1857, durante la sua visita in città) del laghetto di Santo Stefano, dove i barconi attraccavano per scaricare il marmo per il Duomo, iniziò sempre più l'insofferenza verso il naviglio della fossa interna (la cosiddetta "cerchia del naviglio").
Da più parti si erano levate voci favorevoli all'interramento, avendo perso ormai la sua vocazione quale celere via di trasporto in città. I milanesei lo vedevano sempre più quale motivo di fastidio (miasmi) piuttosto che di utilità vera o di orgoglio storico.
Dopo i progetti rimasti solamente sulla carta a firma degli ingegneri Mira e Gandini (quest'ultimo aveva assistito alla realizzazione della prima linea metropolitana londinese), anche Giovanni Brocca iniziò con l'interessarsi ad un più proficuo sfruttamento dell'alveo del naviglio della fossa interna quale sede per una ferrovia in trincea.

milano mappa naviglio brocca
In giallo, la Fossa interna del naviglio
Nato a Milano da una ricca famiglia di commercianti nel 1803 (morirà a Magenta nel 1876), il Brocca frequentò il liceo presso la scuola di S. Alessandro, venendo poi ammesso alla scuola di disegno architettonico dell'Accademia di Brera. 
Partecipò alle Cinque Giornate del '48, e fu eletto consigliere comunale nelle prime elezioni amministrative (1860), e poi regolarmente rieletto fino al 1872 (negli anni 1860-62 fu anche assessore), dedicandosi sempre ai problemi edilizi ed urbanistici della città.
Fece parte anche del comitato preposto ai restauri delle basiliche milanesi di S. Ambrogio (nel 1858) e di S. Eustorgio (1863).
Affascinato, come detto, dall'idea di una linea ferroviaria parzialmente interrata, presentò al Comune nel maggio del 1873 il suo progetto per riconvertire l'alveo del naviglio della fossa interna.
Come scrisse di suo pugno nel progetto, la città di Milano doveva due volte all'anno sopportare il periodo di asciutta della fossa, con relativi miasmi. Oltretutto, quest'antica via d'acqua, vedeva sempre meno natanti, poichè i trasporti cittadini si stavano ormai spostando verso altri mezzi più moderni.
naviglio brocca milano ippoviaCosì, la sua idea prevedeva che, partendo dal laghetto di piazza san Marco, metà dell'alveo della fossa del naviglio venisse adibita alla posa di doppie rotaie sopra alle quali avrebbero corso appositi veicoli trainati da cavalli; l'altra metà, interrata  per allargare la strada che costeggia il naviglio, avrebbe continuato ad ospitare il flusso delle acque.
La fossa di circonvallazione avrebbe avuto così una duplice funzione: canale d'acqua per alimentare la Darsena, ma anche strada ferrata (ippovia) per veloci trasporti cittadini. 
Il progetto non piacque al sindaco di allora, Giulio Belinzaghi, e fu sonoramente bocciato.
Ciò non salvò come sappiamo il naviglio della fossa interna, che infatti iniziò con l'essere interrato a partire dal biennio 1894-1896 nel tratto di san Girolamo (poi Carducci) fino all'attuale via De Amicis.
Il totale interramento e la sua definitiva scomparsa datano invece 1929.

Bibliografia
Ogliari F.-Sapi F.: Dall'omnibus alla metropolitana, Milano 1972

mauro colombo
maggio 2020
maurocolombomilano@virgilio.it




sabato 2 maggio 2020

Piazza Mentana: Garibaldi a Milano



milano piazza mentana garibaldi
L'attuale piazza Mentana (alla quale si giunge lasciandosi alle spalle il Carrobio per una cinquantina di metri) è caratterizzata dal monumento centrale dedicato ai Martiri della battaglia di Mentana
milano piazza mentana garibaldiA fargli da cornice, due imponenti edifici ottocenteschi votati alla formazione dei giovani: l'ex Istituto tecnico santa Marta (oggi occupato dalla scuola statale secondaria) e la Società di incoraggiamento d'arti e mestieri (1890).

milano piazza mentana garibaldiUn tempo la piazza era occupata dai chiostri del monastero di santa Marta (del 1345, anno in cui tale Simona da Casale, per dedicare la sua vita a Dio, radunò nella propria casa vicino ad una piccola cappella dedicata a santa Marta altre compagne devote), che per un lungo periodo conservarono l'abbozzato monumento funebre di Gaston de Foix, opera del Bambaia.
Il monastero di santa Marta fu soppresso nel 1798, e i suoi locali divennero sede dal 1844 del Museo di Storia Naturale (approfondisci), ma finirono con l’essere poi demoliti nel 1861.
milano piazza mentana garibaldiSi doveva creare spazio per erigere il Regio istituto tecnico "di Santa Marta", poi Cattaneo, che per qualche anno diede il nome allo slargo così ricavato (che prima era appunto conosciuto come piazza S. Marta).
Nel 1874 venne indetto un pubblico concorso (non senza polemiche) per realizzare un monumento cittadino che commemorasse i Caduti italiani della battaglia di Mentana (volontari italiani garibaldini contro francesi e pontifici, nel 1867).
Vinse il bozzetto presentato da Luigi Belli
Il monumento fu concepito come un basamento gradinato su cui si erge uno stretto piedistallo in porfido rosa di Baveno. La statua in marmo bianco raffigura l'Italia nel gesto di porgere la corona di lauro; con la sinistra tiene una lunga spada sfoderata, puntata a terra. Decorato sulle facce laterali con rilievi bronzei raffiguranti la Battaglia di Monterotondo e la Disfatta di Mentana.
milano piazza mentana garibaldi

Una volta realizzato, il monumento trovò degna collocazione proprio nella nuova piazza.

L'inaugurazione avvenne il 3 novembre 1880: grande accorrere di popolo e autorità, ma soprattutto la presenza, sotto il baldacchino d'onore, di Giuseppe Garibaldi.
Che finì così, per quanto poco visibile, immortalato nella foto ricordo della giornata di festa.
Infine, la piazza fu dedicata alla battaglia di Mentana, toponimo che ancora oggi conserva.





Mauro Colombo
maggio 2020
maurocolombomilano@virgilio.it