La storia di Milano, i suoi luoghi, i suoi personaggi. Un blog di Mauro Colombo

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mercoledì 18 ottobre 2017

Le Cucine Economiche di Monte Grappa


cucine economiche monte grappa broggi gabelle

Dove si incrociano le vie Monte Grappa e Melchiorre Gioia, dove un tempo insomma l'acqua la faceva da padrona, tra Martesana e Redefossi (qui interrato nel 1906) venne costruito, e ancora oggi lo possiamo vedere, l'edificio voluto dal Comitato promotore per le cucine economiche e i forni sociali.

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Inaugurato nel 1883 su disegno dell'architetto Luigi Broggi, la piacevole costruzione neoromanica in mattoni e terracotte si trovava proprio accanto al Ponte delle Gabelle, una zona abitata dalle classi più umili e frequantata altresì da operai e manovali.
Offrire un pasto caldo a chi si trovasse in difficiltà era stata fino ad allora prerogativa degli enti ecclesiastici, degli enti pii assistenziali. La fine dell'ottocento, che vede nascere una "questione operaia" , segnerà in questo campo una vera rivoluzione. Ad offrire assistenza, cibo e rifugi sono ora anche le cooperative sociali, le società di mutuo soccorso, le cooperative di consumo per la formazione di spacci alimentari. 
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cucine economiche monte grappa broggi gabelle E l'edificio delle Cucine economiche seppre rispondere egregiamente ai bisogni del sottoproletariato e degli operai.
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Mauro Colombo
ottobre 2017
maurocolombomilano@virgilio.it



mercoledì 11 ottobre 2017

Expo 1906: gli alloggi provvisori sul Redefossi


redefossi banfi vittorio veneto venezia bastioni esposizione 1906


Come ogni grande manifestazione che si rispetti, anche l’Esposizione internazionale del 1906 generò fin dal momento della sua progettazione lamentele e malumori sugli argomenti più disparati.
Già dall’anno precedente vennero da più associazioni di categorie chiesti aumenti salariali, in vista di un sicuro e nefando aumento dei prezzi dei generi di prima necessità e delle pigioni degli affitti. In molti prevedevano infatti che negozianti e proprietari di case avrebbero speculato ai danni delle classi meno agiate.
Nel 1906 si decisero così (per molti ma non per tutti) leggeri aumenti retributivi per le classi operaie e impiegatizie (e anche ai dipendenti comunali), in modo che queste potessero far fronte all’imminente caro vita che avrebbero dovuto sperimentare vivendo e lavorando a Milano.
Un altro problema che esplose fu quello della mancanza di alloggi per i futuri ospiti che sarebbero giunti in città in occasione del grande evento. Alberghi, camere ammobiliate, appartamenti privati non potevano certo essere sufficienti per visitatori e addetti ai lavori. Si ipotizzò addirittura che le presenze nel semestre espositivo avrebbero sfiorato i 5 milioni!
redefossi banfi vittorio veneto venezia bastioni esposizione 1906Il tema della giusta e corretta ospitalità dei forestieri tenne banco per almeno un anno, con preoccupazioni da parte della carta stampata circa il rischio di accaparramenti di alloggi, di indiscriminati aumenti dei prezzi, di disdette dettate dalla paura di non saper dove dormire. Si rischiava insomma una figuraccia internazionale.
Dopo aver provveduto solo in parte, riattando magazzini in disuso e promettendo aule e palestre scolastiche (e accettando anche l’aiuto promesso dall’Umanitaria), il Comune e il Comitato organizzatore dovettero arrendersi all’evidenza, e cercare soggetti privati disposti a costruire nuove e sufficienti soluzioni abitative provvisorie.
Il più interessante risultato di questa collaborazione Comune-privati, fu il complesso accordo stipulato  nell’ottobre 1905 con la ditta Odorico e C.  per coprire il Redefossi lungo viale Venezia (oggi Vittorio Veneto), nel tratto compreso tra porta Principe Umberto (cioè il sottopasso per la stazione centrale, quella vecchia, oggi piazza della Repubblica) e porta Venezia, e contestualmente incaricare la Banfi, Stevani e C. di realizzare su tale area fabbricati abitativi.
redefossi banfi vittorio veneto venezia bastioni esposizione 1906
I costi di copertura del canale e di costruzione sarebbero stati a totale carico della Banfi e Stevani, la quale avrebbe poi potuto affittare ai forestieri giunti in città le mille camere realizzate, per tutto il 1906 e anche per il 1907. Dopodichè i fabbricati sarebbero stati demoliti.
Nacque così il vasto "Ideal hotel", del quale ci restano alcune cartoline pubblicitarie.
redefossi banfi vittorio veneto venezia bastioni esposizione 1906

redefossi banfi vittorio veneto venezia bastioni esposizione 1906
redefossi banfi vittorio veneto venezia bastioni esposizione 1906
Non mancarono le proteste degli albergatori (in parte tacitate con concessioni varie) né un contenzioso con la Banfi e Stevani per somme non corrisposte al Comune.
In ogni caso, i lavori partirono celermente e presto il Redefossi, interrato, lasciò il posto a casette di legno e cemento che vennero affittate ai visitatori come fossero stanze d’albergo.
L’esposizione fu anche in questo senso un grande successo.

Bibliografia
Misiano F., La città più città d'Italia verso l'Europa-L'esposizione internazionale di Milano del 1906, Tesi UniMi 2012/2013

Sull'Esposizione del 1906 leggi anche: il padiglione eritreo, la ferrovia elettrica sopraelevata, la prima filovia.

Mauro Colombo
ottobre 2017
maurocolombomilano@virgilio.it

mercoledì 4 ottobre 2017

La nascita di via Principe Umberto (oggi Turati)


turati principe umberto bastioni stazione repubblica

Nel 1857 iniziarono i lavori per dare alla città una nuova, funzionale, stazione ferroviaria, che secondo i progetti sarebbe stata "centrale".
turati principe umberto bastioni stazione repubblicaIl luogo prescelto fu quello compreso tra Porta Nuova e Porta Venezia, subito fuori  i bastioni spagnoli, dove insistevano i terreni agricoli delle cascine Campo dei Fiori e Misericordia (oggi piazza della Repubblica).
Due anni dopo, procedendo spediti i lavori, il Comune auspicò che i programmi urbanistici prendessero in considerazione l'idea di un collegamento viario agevole e veloce tra la erigenda stazione e la Porta Nuova medievale in piazza Cavour.
L'ipotizzato tracciato stradale più diretto non poteva che transitare sopra le ortaglie retrostanti il palazzo del duca Lodovico Melzi d'Eril, affacciato (come oggi) sulla strada della Cavalchina (poi via Manin).
Nel 1861 il Comune invitò dunque il nobiluomo ad agevolare l'espansione urbanistica della città in quella zona, e l'anno successivo l'architetto e ingegnere Garavaglia diede alla luce un progetto di piano regolatore per la zona.
Lodovico Melzi non si fece pregare, comunicando al sindaco Beretta di essere lieto di poter concorrere a dare maggior decoro alla città attraverso la possibilità di realizzare un nuovo quartiere e un nuovo viale cittadino.
Con spirito imprenditoriale, il 30 giugno 1863 il duca donò una vasta porzione di terreno retrostante il proprio palazzo al Municipio di Milano, con atto rogato dal notaio Capretti. Seguì a breve la ratifica da parte del Consiglio comunale.

Il 17 settembre 1863 venne approvata la delibera comunale avente ad oggetto l'apertura di una via diretta ai bastioni e alla stazione, con relativa decisione di intitolarla al principe ereditario Umberto.
E' l'atto di nascita anche del quartiere detto "umbertino", alla realizzazione del quale (palazzi e giardini) concorreranno valenti architetti.
turati principe umberto bastioni stazione repubblicaI lavori per la creazione dell'asse stradale cominciarono quasi subito,  mentre un altro cantiere si mobilitò contemporaneamente per creare il sottopasso ai bastioni: il 28 aprile 1864 si iniziarono le perforazioni su progetto del Balzaretto. Il tunnel prenderà il nome di porta Principe Umberto.
Quando il 5 maggio 1864 venne inaugurata la Stazione Centrale la nuova via Principe Umberto risultava realizzata solo per metà: partita da piazza Cavour, si attestava infatti all'incrocio con il vecchio stradone di sant'Angelo, ora via della Moscova.
turati principe umberto bastioni stazione repubblicaCi vorranno ancora molti mesi di lavori prima che anche il secondo tratto (Moscova-bastioni) vedesse la luce.
La carta di Milano del Brenna del 1865 riporta come realizzato il sottopasso nei bastioni, ma come non esistente la nuova via. Ciò risulta parzialmente erroneo: sappiamo infatti che il primo tratto era già in funzione a quella data.
Solo nel 1866 (o addirittura nel 1867) il nuovo collegamento piazza Cavour-stazione attraverso il tunnel del bastione potrà dirsi del tutto concluso e percorribile da pedoni e carri.
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Nel 1881 venne istituita la linea di tram a cavalli dal Duomo alla nuova "porta", e due anni dopo il tram si attesterà innanzi al fabbricato viaggiatori della nuova stazione.
in maniera sistematica oggetti e strumenti scientifici di ogni genere, i quali trovarono spazio sia nella casa di piazza S. Ulderico, sia nei locali della canonica di S.Nazaro.
Nel 1897 la linea verrà elettrificata.
turati principe umberto bastioni stazione repubblica
Nel 1931, con l'inaugurazione della Nuova (attuale) Stazione centrale, la vecchia venne dismessa e con il livellamento dei bastioni sparì anche il tunnel, per facilitare la nascita dell'attuale piazza della Repubblica (che per un certo periodo fu intitolata alla città di Fiume) e della via Vittor Pisani.
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Terminati il fascismo e la monarchia, la via principe Umberto venne ribattezata "Albania", ma solo per un breve periodo, visto che già negli anni cinquanta fu definitivamente dedicata a Filippo Turati.

Bibliografia
Melzi d'Eril G., Palazzo Melzi d'Eril alla Cavalchina in Milano, 1987

Per la cronaca di un curioso incidente fra un tram funebre e un tram innaffiatore proprio nei pressi del tunnel Principe Umberto, clicca qui.

Mauro Colombo
ottobre 2017
maurocolombomilano@virgilio.it

sabato 23 settembre 2017

Teatri Eden e Olympia: divertirsi in Cairoli

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L'apertura di via Dante (inaugurata nel 1891), in ossequio al piano regolatore Beruto del 1888, comportò da un lato lo sventramento di un antichissimo tessuto urbano (a spese, tra il resto, di parte dell'antico palazzo del Carmagnola e della chiesa di san Nazaro in Pietrasanta), dall'altro regalò alla città un'arteria (costata 4 milioni di lire, poi impreziosita dai bei palazzi che oggi vediamo, caratterizzati dall'uniforme altezza di gronda, caso raro se non unico in Milano) che unì largo Cairoli al Cordusio, e quindi alla zona più commerciale e viva della città: via Mercanti e piazza Duomo.
Largo Cairoli interessò subito i costruttori: quando ancora si ventilava l'ipotesi di abbattere il castello per raggiungere l'apice della speculazione edilizia, iniziarono le costruzioni dei due palazzi gemelli e simmetrici che ancora oggi incorniciano il monumento a Garibaldi (del 1895).
Gli edifici, progettati dell'architetto Pirovano e inaugurati nel 1892, ospitarono quasi da subito due ritrovi di forte richiamo: da un lato l'Eden, dall'altro l'Olympia.

cairoli teatro Olympia EdenL'EDEN, situato al piano terreno del palazzo di sinistra guardando il castello, aprì fin da subito nel 1892, con capienza di 350 posti ricavati in una sala con colonne in ghisa e tavolini e sedie a collocazione libera.
Fu così il primo, vero elegante caffè-concerto milanese. Qui, nel 1923, debuttò (un po' allo sbaraglio) una sconosciutissima Anna Menzio, poi in arte Wanda Osiris.
Dopo un breve periodo in cui fu ribattezzato Taverna rossa, l'Eden riprese il suo nome originale e aumentò la capienza a 800 posti. 
Nel 1932, sull'onda della ormai nuova moda, si riconvertì a sala cinematografica. Salvo le interruzioni dovute ai bombardamenti, il cinema Eden (poi diviso in due sale) proseguirà ad allietare pomeriggi e serate dei milanesi fino al 1986. Il destino del vasto locale è storia moderna.
cairoli teatro Olympia Eden

cairoli teatro Olympia Eden


cairoli teatro Olympia EdenL'OLYMPIA (poi Olimpia) era invece situato nei vastissimi sotterranei del palazzo di destra guardando il castello. Aprì ufficialmente nel 1899, dopo aver riconvertito gli spazi che nei primi anni di vita del palazzo avevano ospitato varie attrazioni tipo fiera (mangiafuoco, fachiri, corse ad anello delle prime biciclette).
La sala risentiva del riadattamento del precedente ritrovo popolare: gli addobbi e gli stucchi, i tendoni e le lampade, furono criticati come "il vestito costoso ma di cattivo gusto comprato da un poveraccio che improvvisamente avesse ereditato una bella somma".
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cairoli teatro Olympia EdenRimodernato poi dallo stesso Pirovano, riuscì a contenere mille persone, con tavolini e sedie. Fu apprezzatissimo e preferito ad altre sale di ritrovo (vi si poteva fumare; anche come teatro di prosa erano ammesse le consumazioni e l'andirivieni dei camerieri; essendo sotterraneo, era frequentabile anche di pomeriggio senza costi per tendaggi).
Solo dopo la Grande Guerra la sala venne dotata di regolari file al posto dei tavolini, come in una normale platea. In quegli anni andarono in scena tre "prime" di Pirandello. Passarono poi di qui moltissime Compagnie teatrali, quelle di Calindri, quelle di Peppino De Filippo, vi recitò Vittorio De Sica, Gassman, Nino Manfredi.
Nel 1960 l'ultimo restauro per cercare di arginare il calo di profitti, ormai fanalino di coda rispetto agli incassi degli altri teatri milanesi. Fu così trasformato in una music-hall, nella speranza di tornare agli antichi splendori. 
Fu tutto inutile, e nel 1964 l'Olimpia chiuse definitivamente i battenti (per lasciare il posto ad un grande magazzino).

Bibliografia:
Manzella, Pozzi: I teatri di Milano, 1971, Mursia

Mauro Colombo
maurocolombomilano@virgilio.it
settembre 2017
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venerdì 8 settembre 2017

La scomparsa galleria De Cristoforis (corso Vittorio Emanuele)

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Probabilmente colpito dal fascino e dalla praticità delle gallerie commerciali coperte presenti a Parigi e a Londra (ad esempio la Burlington Arcade, tra Bond street e Piccadilly, ancora esistente), il milanese Giovanni Battista De Cristoforis (1785-1838) convinse la propria agiata famiglia a far costruire un passaggio coperto anche nel cuore di Milano.
Il De Cristoforis, laureato in giurisprudenza, dopo una breve carriera nell'apparato pubblico, si era interessato alla letteratura, divenendo professore nel liceo di sant'Alessandro, poi liceo Beccaria.
Fu amico del Manzoni e di Tommaso Grossi.
galleria de cristoforis milano vittorio emanuele Per dar vita alla galleria immaginata per la nostra città, la famiglia De Cristoforis acquistò palazzo Mozzanica, all'epoca affacciato sulla corsia dei servi 619 (oggi corso Vittorio Emanuele angolo piazza san Carlo). Si trattava di un edificio rinascimentale che dopo i Mozzanica aveva visto quali proprietari gli Sfondrati e poi, per successione ereditaria, i Serbelloni. Furono questi ultimi a cederlo per la demolizione ai De Cristoforis, con l'accordo di poter asportare (per salvarlo) il bel portale tardo quattrocentesco in marmo di Verona (che oggi infatti è visibile nel cortile di palazzo Trivulzio in piazza sant'Alessandro).

L'antico (e malconcio) palazzo fu pertanto demolito nel 1830, e i lavori per la galleria affidati all'architetto Andrea Pizzalla.
La prestigiosa galleria fu presto realizzata, e venne coperta da un meraviglioso e luminosissimo cielo in vetro, con struttura in ferro; aveva l'ingresso principale (organizzato in tre voltoni)  incastonato nel nuovo palazzo realizzato sulla corsia dei servi. Il lungo tunnel (110 metri, ma largo solamente 4) si diramava, sul fondo, in due bracci: uno portava in via Montenapoleone (ricordiamoci che all'epoca non esisteva l'asse fascista dell'attuale corso Matteotti), l'altro verso via san Pietro all'orto.

galleria de cristoforis milano vittorio emanuele galleria de cristoforis milano vittorio emanuele Aperta al pubblico nel 1832, fu subito apprezzata dai milanesi e da commercianti, che fecero a gara per ottenere in locazione i locali commerciali che vi si affacciavano.
Venne subito battezzata popolarmente: "contrada di veder".

Soprattutto nei giorni di pioggia la galleria (che risultava la prima realizzata in Italia, poco dopo imitata dalla triestina del Tergesteo) era letteralmente presa d'assalto dai cittadini, che potevano fermarsi nei caffè (quali il Gnocchi) o fare acquisti di articoli di lusso e moda provenienti direttamente da Parigi. Aprì anche un albergo (l'Elvetico) e un paio di saloni per il divertimento (tra i quali il gabinetto pittorico meccanico, poi divenuto il cinema Volta). Ma fu l'editore e libraio svizzero Ulrico Hoepli che divenne il più famoso inquilino della galleria De Cristoforis, quando qui aprì le sue vetrine nel 1870.
galleria de cristoforis milano vittorio emanuele
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Il declino iniziò, come prevedibile, quando venne aperta la nuova Galleria Vittorio Emanule, ma la fine del vivace ed elegante passaggio coperto ha come data il 1931, quando una variante al piano regolatore sancì la nascita di corso Littorio (oggi Matteotti) per unire agevolmente lo slargo san Babila alla nuova piazza Crispi, oggi Meda.
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galleria de cristoforis milano vittorio emanuele Questi lavori troncarono la galleria nella parte terminale. Con il successivo cantiere relativo allo slargo che divenne l'attuale piazza san Babila, crollò senza proteste l'intera galleria, il cui sedime venne occupato dall'imponente costruzione voluta dalle assicurazioni Toro, su progetto Lancia (che ideò anche, a ricordo della demolita galleria, un passaggio coperto che verrà poi detto "galleria del Toro", che in tutta onestà non brilla oggi per charme).
Il toponimo De Cristoforis passò più tardi ad identificare la moderna galleria che venne edificata negli anni cinquanta sempre in corso Vittorio Emanuele, verso san Pietro all'orto.
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Mauro Colombo
settembre 2017
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