La storia di Milano, i suoi luoghi, i suoi personaggi. Un blog di Mauro Colombo

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mercoledì 4 luglio 2018

L'anfiteatro romano di Mediolanum

milano de amicis anfiteatro parco archeologico

Tra i vari edifici pubblici della Milano capitale dell'impero romano, oltre al Circo (del quale abbiamo parlato in un apposito articolo), molto caro ai milanesi era anche l'Anfiteatro.
Vero richiamo per l'intera popolazione di Mediolanum, l'anfiteatro era destinato ad ospitare gli spettacoli gladiatori, lotte tra uomini e bestie feroci, ma anche pubbliche esecuzioni.
Venne edificato nei primi decenni del I secolo d.C.
Si trovava poco fuori le mura, oltre Porta Ticinensis, e poteva contenere 20.000 spettatori.
Nel corso del V secolo venne progressivamente demolito per recuperarne i materiali di costruzione, prevalentemente i blocchi di pietra, che confluirono in buona parte nella basilica di San Lorenzo ma anche nei rinforzi delle mura cittadine (proprio in zona è stato appena rinvenuto, durante gli scavi per M4, un tratto di muro costituito da conci romani impastati con malte altomedievali).
Le indagini archeologiche iniziate negli anni trenta del novecento ne hanno permesso l'esatto posizionamento (tra l'attuale via Arena, via Conca del Naviglio e via De Amicis), nonchè le sue misure, davvero notevoli: 155 metri x 125 metri.
milano de amicis anfiteatro parco archeologico
Quel che resta oggi, e che possiamo visitare, è purtroppo davvero poco: solamente le fondazioni (parziali) sono visibili entrando nel "Parco archeologico dell'anfiteatro romano", ricavato alle spalle di un ex monastero femminile.
Se fosse sopravvissuto, oggi lo potremmo ammirare probabilmente con gli stessi occhi di chi ammira il Colosseo a Roma o l'Arena a Verona (e come accade in tante città, anche straniere, dove anfiteatri o arene romane ancora resistono).
Ecco una realizzazione grafica di come oggi apparirebbe la zona (disegno di Matteo Pantaleoni):

milano de amicis anfiteatro parco archeologico



Mauro Colombo
luglio 2018
maurocolombomilano@virgilio.it

venerdì 22 giugno 2018

Dalla Carminati & Toselli alla Fabbrica del Vapore


carminati e toselli fabbrica del vapore

Apre Mostra Harry Potter a Milano | Dove si trova, orari apertura e costo biglietto | Fino 9 settembre 2018Oggi la Fabbrica del Vapore è, o almeno cerca di essere, un polo di produzione culturale, un esempio di archeologia industriale al servizio della città.
Ma cosa era e cosa rappresentava per Milano quell'intero isolato a due passi dal deposito ATM di via Messina?
Fu qui che nel gennaio del 1899 aprì i battenti la Carminati & Toselli, con il preciso intento di costruire, riparare e vendere materiale rotabile per ferrovie e tranvie.
Il settore era in fortissima espansione, Milano vantava una rete ferroviaria già molto estesa e i tram, dal 1893, anno della loro elettrificazione, erano già parte del tessuto urbano.
carminati e toselli fabbrica del vaporeAll'inizio del 1907 la Carminati, Toselli & C. venne sciolta, e con l'apporto di capitale fresco conferito dai nuovi soci, nacque la "Società Italiana Carminati Toselli", una grande realtà industriale in espansione, che presto arrivò ad occupare l'isolato compreso le vie Messina, Procaccini, Nono e Piazza Coriolano
Nei suoi spazi produttivi, tra i quali lo spazio 6 detto "la Cattedrale" per via dell'alto soffitto, lavorarono fino a 1.300 persone, con una produzione orientata anche verso l'Estero e le Colonie (fornì locomotive alla Ferrovia Eritrea).
Superato il periodo della prima guerra e della crisi degli anni venti, un momento assai florido coincise con l'affidamento da parte di ATM della produzione di oltre un centinaio di vetture tranviarie denominate "1928" (i nostri tram storici ancora circolanti), un vero progetto rivoluzionario che ATM affidò anche ad altri produttori per far fronte alle massicce richieste (lavorarono così su questo modello anche Breda e OM).
carminati e toselli fabbrica del vapore
Equipaggiate con impianti elettrici della TIBB e della CGE (fateci caso, i motori elettrici sono ancora così marchiati) queste vetture entrarono nella storia cittadina.
Precipitata poi in crisi, la Carminati e Toselli venne sciolta nel 1935, e gli edifici industriali furono dapprima affittati e in seguito venduti a differenti società che vi svolsero le più svariate attività, compromettendone l'unità stilistica e la storicità del complesso.
Dal 1999, e questa è storia recente che conosciamo, l’Amministrazione comunale ha trasformato  gli spazi abbandonati in uno spazio fruibile da tutta la città.

carminati e toselli fabbrica del vapore

carminati e toselli fabbrica del vapore

Mauro Colombo
giugno 2018
maurocolombomilano@virgilio.it





martedì 5 giugno 2018

Karl Mozart, il figlio "milanese" del genio della musica

milano mozart carl Karl cavalchina manin

milano mozart carl Karl cavalchina maninAlla morte del grande Wolfgang Amadeus Mozart (avvenuta il 5 dicembre 1791), oltre alla moglie Constanze, gli succedettero i figli Karl Thomas e Franz Xaver.
Karl Thomas (1784-1858, detto anche Carl), dopo gli anni trascorsi a Praga (per gli studi ginnasiali) e a Livorno (dove si dedicò con scarsi risultati al commercio di pianoforti), sentendosi profondamente attratto dalla musica (alla quale tuttavia la madre non lo aveva destinato, avendogli preferito il fratello), approdò a 21 anni nella fervente Milano napoleonica (era il 1806).
Qui tentò di proporsi come musicista professionista, grazie agli insegnamenti di Bonifazio Asioli. Tuttavia si risolse nel 1810 ad abbandonare il tentativo di fare della musica una professione, orientandosi più prosaicamente su impieghi di traduzione e di ragioneria.
Venne così assunto, rientrati gli Austriaci nel Lombardo-Veneto, come impiegato nella Imperial Regia contabilità centrale dello Stato.
milano mozart carl Karl cavalchina maninmilano mozart carl Karl cavalchina maninAndò a vivere in un discreto alloggio preso in locazione, scapolo (aveva avuto una figlia da una relazione giovanile, ma la piccola era morta in età scolare) e con l'unica compagnia del servitore Giuseppe e del cane Morello, nella contrada della Cavalchina, al n. 1419.


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Oggi il rettifilo ha preso il nome di via Manin, e il numero 1419 doveva essere dove ora sorge il moderno edificio dell'Hotel Manin, così ricostruito dopo i bombardamenti della seconda guerra (ci troviamo quasi di fronte a palazzo Dugnani, e di fianco a palazzo Meli Lupi di Soragna).
milano mozart carl Karl cavalchina manin
Una lettera indirizzata a Karl Mozart
Con la sicura e sufficiente retribuzione che il Governo austriaco gli passava regolarmente, decise di coltivare la musica come semplice passione, in ricordo del padre da lui tanto ammirato e venerato. Peraltro, la madre, da Vienna, gli aveva spedito il fortepiano a coda del padre, e fu proprio suonando questo strumento nell'appartamento milanese che Karl passò forse le ore più intense della sua tranquilla vita (teneva spesso, nel suo salotto, piccoli concerti per gli amici).
Nel 1850 fu messo a riposo per raggiunti limiti d'età. Comprò subito una casa di campagna in provincia di Como, con l'idea di passarvi le estati, così opprimenti a Milano, lui sofferente di gotta.
Riuscì a godersi poco la vecchiaia e il suo acquisto: fu trovato morto nella sua dimora milanese, la mattina del 31 ottobre 1858
Essendogli premorta la figlia, con lui si estinse la discendenza dei Mozart.
Nel testamento dispose che erede universale fosse "lo stabilimento musicale di Salisburgo detto Mozarteum" (fondato nel 1841, oggi Università, Fondazione e Orchestra, una delle più autorevoli realtà culturali austriache). Lì andarono così il pianoforte già del padre Mozart, altri strumenti musicali, i ritratti e i documenti di famiglia.
Lasciò al servitore la casa campestre. Dispose poi molti legati a vari amici milanesi e austriaci.
Fu sepolto nel cimitero della Mojazza, ma con la soppressione dei questo camposanto le sue spoglie andarono disperse durante il trasporto verso il Cimitero Monumentale (dove recentemente è stata almeno posta una lapide ad eterna memoria).

Mauro Colombo
giugno 2018
maurocolombomilano@virgilio.it


giovedì 24 maggio 2018

Dal Cavallino Rosso alla fondazione Prada



cavallino rosso prada sis isarco fondazione

La Fondazione Prada di largo Isarco, tra corso Lodi e via Ripamonti, è nata sulle ceneri di un bel fabbricato industriale degli anni Dieci, che un tempo ospitava la prestigiosa ed affermata distilleria della Società Italiana Spiriti (poi statalizzata), famosissima per il brandy del Cavallino Rosso, tanto caro agli italiani degli anni cinquanta e sessanta.
prada SIS spiriti isarco romana
Come tutte le ex fabbriche della zona, anche questa sfruttava il contiguo scalo ferroviario di porta Romana.
fondazione prada vagoni merci SISFino agli anni settanta, non era raro vedere vagoni merci uscire dal muro dello scalo e raggiungere, attraverso appositi binari di servizio (un tempo la città ne contava moltissimi), le realtà produttive del quartiere, durante il giorno popolato da migliaia di operai, in un allegro, anche se faticoso, via vai di carri, camion, gente indaffarata.
Il progetto di recupero, inaugurato giusto tre anni fa, è stato curato dallo studio Oma di Rem Koolhas, su un'area produttiva di imponenti dimensioni (la SIS occupava quasi 19.000 metri quadrati). 
L'architetto olandese ha salvato sette edifici industriali originali, ai quali ha affiancato strutture nuove, l'ultima appena inaugurata: la torre. 
cavallino rosso prada koolhas


Mauro Colombo
maggio 2018
maurocolombomilano@virgilio.it




giovedì 17 maggio 2018

Le lunette dei quattro continenti in Galleria

galleria vittorio emenuele milano ottagono mosaici

galleria vittorio emenuele milano mosaiciTra le varie decorazioni ideate per la Galleria Vittorio Emanuele, notevole importanza hanno gli attuali mosaici realizzati nelle quattro lunette della volta.
I quattro spazi architettonici furono affidati a quattro diversi pittori: ognuno di essi avrebbe dovuto realizzare un'allegoria di un continente, in modo che venissero rappresentate le quattro principali parti del Mondo (Europa, Asia, Africa, America; l'Oceania fu esclusa, benchè all'epoca fosse già colonizzata da vari Stati europei).

milano vittorio emenuele ottagono mosaico
L'incarico venne affidato nel maggio inoltrato del 1867. Dunque, mancavano poco più di tre mesi perché quella ambiziosa impresa edilizia venisse inaugurata al cospetto del re il 15 settembre: i tempi erano stretti e nessuno poteva ritardare la consegna del proprio lavoro pittorico. Ognuno di loro realizzò così un meraviglioso dipinto ad olio su pannello di tela.

galleria vittorio emenuele milano ottagono mosaici lunetteAngelo Pietrasanta (allievo di Hayez, qui per la biografia) realizzò l’Europa, con le sue civiltà antiche e i molti strumenti dell’umano sapere.





galleria vittorio emenuele milano ottagono mosaici lunette
Bartolomeo Giuliano, piemontese (qui la biografia), si dedicò all'Asia, con tanto di mandarino cinese e vari indigeni.






galleria vittorio emenuele milano ottagono mosaici lunetteEleuterio Pagliano, fervente garibaldino dalla vita avventurosa, raffigurava l’Africa ricordandoci le grandezze dell'Egitto e i suoi animali esotici.




galleria vittorio emenuele milano ottagono mosaici lunetteInfine, Raffaele Casnedi, professore di disegno all’Accademia di Brera, ci regalò l'America  (tra pellerossa e schiavi di colore, con un richiamo a Colombo e Washington).




Purtroppo, la fretta nell'esecuzione ed un errore di preparazione dei fondi, portarono ben presto al deterioramento dei quattro dipinti: nel 1911 si ricostruirono i cartoni per la sostituzione dei dipinti con mosaici. Questi vennero realizzati da Alessandro dal Prat entro il 1921.
Sono gli stessi che vediamo oggi e che hanno subito un importante lavoro di pulitura negli ultimi anni.
galleria vittorio emenuele milano ottagono mosaici lunette

Mauro Colombo
maggio 2018
maurocolombomilano@virgilio.it