La storia di Milano, i suoi luoghi, i suoi personaggi. Un blog di Mauro Colombo

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mercoledì 20 luglio 2016

La statua del Beccaria e la nascita dell'omonima piazza

statua beccaria piazza grandi

Si può affermare che piazza Cesare Beccaria, attualmente oggetto di riqualificazione (nuova pavimentazione e allontanamento delle auto), nacque sull'onda emozionale dell'abolizione in Italia, nel 1865, della pena di morte per i reati di diritto comune, avvenuta proprio nel centenario della pubblicazione del celebre "Dei delitti e delle pene".
Per l'occasione, infatti, un comitato cittadino chiese a gran voce di ricordare e celebrare il famoso giurista con un degno monumento.
statua beccaria piazza grandiNel 1868 il Comune promosse un apposito bando di concorso per la realizzazione di una statua, e vincitore risultò essere Giuseppe Grandi.
Fu questa una delle prime importanti realizzazioni dell'artista, anche se Milano lo ricorda soprattutto per l'imponente monumento alle Cinque giornate.
Grandi predispose una statua a figura intera, in pietra, posizionata su un basamento in granito bianco di Montorfano (famose cave non distanti da quelle di Candoglia).
Si progettò che il monumento venisse collocato nello slargo ottenuto con la contestuale demolizione della casa del boia, all'epoca accanto al palazzo del  Tribunale, già del Capitano di Giustizia (ora sede del Comando Polizia locale).
Insomma, una scelta con forte valore simbolico.
statua beccaria piazza grandi

statua beccaria piazza grandi


In seguito alle demolizioni nacque così la piazza (venne sacrificata la parte finale della contrada di san Martino o del Tribunale, e sparirà poi il vicolo Zenzuino).

statua beccaria piazza grandi

Piazza e monumento vennero ufficialmente inaugurate, alla presenza dello scultore, delle autorità e del popolo accorso in massa, il 19 marzo 1871.
Nel 1914 la statua originale, ormai deteriorata a causa della consunzione della pietra utilizzata, fu sostituita con una fedele copia questa volta in bronzo, la stessa che vediamo oggi.
L'originale fu posizionato (dopo essere rimasto per anni in un magazzino comunale) all'interno del Palazzo di Giustizia, in corso di Porta Vittoria, dove è oggi visibile.

statua beccaria piazza grandi tram

statua beccaria piazza grandi
Mauro Colombo
luglio 2016
maurocolombomilano@virgilio.it







giovedì 7 luglio 2016

Antichi mestieri e venditori ambulanti


castagne scotti caldi milano navigli
Scriveva, ormai 70 anni fa, Raffaele Calzini nel suo "Milano fin de siècle" di come provasse nostalgia di "quei gridi dei venditori ambulanti" che ancora alla fine dell'ottocento allietavano rumorosamente le vie cittadine. Erano caratteristici, e a loro modo, poetici.
noos noci ambulante"Il loro suono, il loro ritmo, avevano maggiori caratteristiche delle parole che si limitavano a indicare la qualità della merce e ad elogiarla".
Così, l'autunno si apriva con il vociare del venditore di uva: "Oh che uuga!", ma anche: "Nosètt a cinq ghej dòdes!".
E poi il lugubre "Quel del resegusc!".
Insomma, le vie milanesi erano un coro continuo di venditori ambulanti, ognuno con il suo grido caratteristico, per attirare attorno a se una schiera più o meno vasta di donne del focolare, ma anche di ragazzi, quando il venditore era quello della "Gnaccia" (cioè di castagnacci) o il Firunatt o il "Scotti cald!". Le castagne erano sempre il pezzo forte dell'autunno e dell'inverno!

gnaccia castagnaccio castagne

caldarroste scotti cald


firunatt castagne

O il famoso "Peeri cotti".
peri cotti

gamber lamber milanomagiostriLa primavera portava per le vie altri venditori, o forse gli stessi che adattavano la mercanzia alla stagione, e così i gridi erano "Magiooostra fresca e beeela!", o "Erbiunitt!" e "Bei spargiott!". E il venditore di gamberi strillava: "Quell di gamber, gamber del Lamber, salaati e booni. Cootti col saal e l'erba bonna!".


E in piena estate, il mitico "Giasee" e il venditore di rane, ingrediente tipico della cucina milanese.
giasee ghiaccio
ran

C'era anche il venditore di "Stringhe e bindelli", mentre accompagnato dal carretto sul quale oscillava la caldaietta, il venditore di rape cotte "Buiocch! buiocch!".
pescatore di chiaravalle ciaravallEd infine, il venditore di almanacchi, che a Milano circolavano in gran numero. Letture semplici per il popolo, interessato a informazioni pratiche quali calendario  e santi, il levare del sole, elenco di fiere e mercati, ma anche cabala e lotto. Essendo il più famoso almanacco il "Pescatore di Chiaravalle", il grido era "Ciaravall! Ciaravallin!".

Accanto a questi richiami tipicamente stagionali, c'erano poi (periodici e più caratteristici), gli annunci dei mestieri ambulanti: "Molitta, molitta!", e "Strascèe, strascèe". 
molitta

strascee

Ma anche l'immancabile "Spazzacamin".

spazzacamini

E naturalmente, tanti, tantissimi altri. Rimpiazzati poi dai mercati settimanali e dai negozi e supermercati.
limone ambulant esan lorenzo ticinese

Bibliografia
Calzini R., Milano fin de siècle, 1946 Hoepli

 Mauro Colombo
luglio 2016
maurocolombomilano@virgilio.it