La storia di Milano, i suoi luoghi, i suoi personaggi. Un blog di Mauro Colombo

La storia di Milano, i suoi luoghi, i suoi personaggi. Un blog di Mauro Colombo
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mercoledì 19 luglio 2017

Vetture da corsa...in piazza Mercanti (1922)


palazzo ragione mercanti fiat chiribiri monza gran premio

Questa foto, tanto suggestiva quanto inusuale, ritrae delle pionieristiche automobili da corsa esposte sotto i portici del palazzo della Ragione, in piazza Mercanti.  Già, ma che ci facevano lì parcheggiate?
Il nuovissimo Autodromo di Monza, voluto dall'Automobile club di Milano e pronto per i collaudi nell'agosto 1922, venne ufficialmente inaugurato con il 2° Gran premio Vetturette nella giornata di domenica 3 settembre 1922.
Dopo un sabato di pioggia violenta, che aveva provocato anche alcuni danni all'impianto e alla pista (prontamente riparati da squadre di decine di operai), anche la domenica si presentò nuvolosa, e alle dieci, ora di partenza della gara, una pioggia fastidiosa iniziò nuovamente a riversarsi su piloti e spettatori.
Fu comunque una appassionante gara disputata su 60 giri, per un totale di 600 chilometri.
Questa la classifica finale delle vetture giunte regolarmente al traguardo (ordine di arrivo-numero di vettura-pilota-auto):

1° -7   Pietro Bordino (Fiat 502SS)
2° -14  Enrico Giaccone (Fiat 502SS)
3° -21  Evasio Lampiano (Fiat 502SS)
4° -23  Carlo Salamano (Fiat 502SS)
5° -20  Ramassoto (Chiribiri 12/16)
6° -8   Haiden (Austro-Daimler Sascha)
7° -1   Lambert Pocher (Austro-Daimler Sascha)

monza vetturette gran premio fiat chiribiri bordino mercanti
 
Grande soddisfazione quindi in casa Fiat, con la 502 SS (e in particolare per Bordino), e anche una certa soddisfazione in casa Chiribiri, fabbrica torinese che tuttavia chiuderà i battenti sei anni dopo, per essere rilevata dalla Lancia.
Terminata l'epica giornata, le vetture dei sette arrivati al traguardo vennero trasportate a Milano, dove appunto rimasero esposte sotto il portico del palazzo della ragione....insomma un'ottima pubblicità per la più importante gara che si sarebbe svolta all'autodromo la domenica successiva, il Gran premio d'Italia.

fiat monza vetturette gran premio


Mauro Colombo
luglio 2017 
maurocolombomilano@virgilio.it


 

martedì 27 giugno 2017

Quando sui tram nacque la pubblicità

tram pubblicità du chene igp

Guardando le vecchie foto in bianco e nero che ritraggono, a spasso per Milano, i nostri cari tram, notiamo sempre, o quasi, le pubblicità sui loro tetti.
L'idea di far circolare messaggi pubblicitari sfruttando i mezzi pubblici venne nell'ottocento ad un francese, figlio di un avvocato qui giunto al seguito di Napoleone III.
tram pubblicità du chene igpFu infatti Fernand du Chène a fondare, nel 1886, un'impresa che permettesse agli industriali di farsi conoscere nel modo più immediato: installando cioè grossi pannelli metallici sugli omnibus e sui tram a cavalli. Sui tetti di questi lentissimi veicoli apparirono così gli "imperiali" o "corone", quasi una ghirlanda festosa che riportava a caratteri cubitali le scritte reclamizzanti ditte, prodotti, giornali, eventi commerciali. 
E' la nascita della pubblicità "dinamica".
Con l'introduzione dei primi tram elettrici nel 1893 ad opera della Edison, gli introiti per Fernand aumentano incredibilmente. Gli uffici di rappresentanza si trasferiscono in corso Vittorio Emanuele, e gli affari iniziano ad andare a gonfie vele.
Attraversando tutta la città, dal centro alle periferie e viceversa in direzione radiale e tangenziale, per tutta la durata del giorno e parte della notte, la pubblicità dinamica riesce ad entrare in contatto con un pubblico ampio e trasversale. 

tram pubblicità du chene igp

tram pubblicità du chene igp
Successivamente, vennero introdotti i pannelli interni alle vetture, e persino sui sostegni dove reggersi durante la marcia.
Dopo la seconda guerra mondiale, la società rinasce con il nome di Impresa Generale di Pubblicità. Ancora oggi è ai vertici del settore, e suoi sono le pubblicità e gli allestimenti che circolano su tram, autobus e filovie.
 

Attraversando tutta la città, dal centro alle periferie e viceversa in direzione radiale e tangenziale, per tutta la durata del giorno e parte della notte, la dinamica esterna entra in contatto con un pubblico ampio e trasversale.
Attraversando tutta la città, dal centro alle periferie e viceversa in direzione radiale e tangenziale, per tutta la durata del giorno e parte della notte, la dinamica esterna entra in contatto con un pubblico ampio e trasversale.
Attraversando tutta la città, dal centro alle periferie e viceversa in direzione radiale e tangenziale, per tutta la durata del giorno e parte della notte, la dinamica esterna entra in contatto con un pubblico ampio e trasversale. Dopo la seconda guerra mondiale la società rinasce come Impresa Generale Pubblicità, e ancora oggi è ai vertici del settore. Il suo motto recita: "Esci con noi e non passerai inosservato".

tram pubblicità du chene igp


Mauro Colombo
giugno 2017
maurocolombomilano@virgilio.it

Attraversando tutta la città, dal centro alle periferie e viceversa in direzione radiale e tangenziale, per tutta la durata del giorno e parte della notte, la dinamica esterna entra in contatto con un pubblico ampio e trasversale.

giovedì 15 giugno 2017

La prima illuminazione elettrica di piazza Duomo


Fin dal 1845 Milano ebbe, progressivamente, l'illuminazione di vie e piazze garantite dall'apposita rete del gas.
Ben presto gli studi sulla corrente elettrica fecero comprendere quanto grandi fossero le potenzialità anche illuminanti dell'elettricità.
luce milano elettricità colombo edison
Il primissimo, quasi clandestino, esperimento di illuminazione pubblica mediante corrente elettrica avvenne nella notte tra il 17 e il 18 marzo 1877.
In piazza Duomo, sopra un'apposita torre, vennero accese  quattro lampade elettriche ad arco. La meraviglia del progresso fu vista dai pochi fortunati che passavano, verso le due, lungo la piazza, non essendo stata data pubblicità alla cosa.
Chi vide la luce elettrica, la definì bianchissima e fulgente. 
E poichè il tentativo diede il risultato sperato, la sera successiva fu ritentato, ma stavolta con concorso di numeroso pubblico.
Infatti una moltitudine di milanesi, una massa nereggiante, si trovò in piazza Duomo quando alle ore 20 della sera del 18 marzo si accesero le cinque lampade poste sulla torre illuminate.
La luce venne descritta come "bianco-cerulea, fulgido fuoco di bengala".
Per evitare il fumo e il rumore, la macchina Graumm venne posta a circa cinquanta metri dalla torre, in modo che il pubblico non fosse distrurbato.
luce milano elettricità colombo edison

luce milano elettricità colombo edisonPur essendo presenti lunghe ombre, l'esperimento trovò il consenso degli astanti. Il Corriere della Sera sentenziò che nonostante gli evidenti difetti e la necessità di aggiustamenti futuri, la luce elettrica fosse migliore della meschina luce a gas alla quale ci si era abituati.
Questo episodio non ebbe seguito fino al giugno del 1881, quando in occasione della grande Esposizione Nazionale allestita nell’area dei Giardini Pubblici, la Galleria Vittorio Emanuele venne illuminata con 25 lampade ad arco della Siemens, per una potenza complessiva di 20.000 candele.
Bisognerà attendere ancora qualche mese perchè l'ingegner Colombo, con una dinamo Edison, riuscisse a dare una svolta all'illuminazione elettrica, con la sua centrale situata in via santa Radegonda.
La vittoria arrivò così per il carnevale del 1882 quando fu illuminato il ridotto della Scala e, nel novembre dello stesso anno, i portici e i negozi del palazzo settentrionale di piazza del Duomo in occasione della loro inaugurazione.
luce milano elettricità colombo edison
luce milano elettricità colombo edison

Mauro Colombo
giugno 2017
maurocolombomilano@virgilio.it


giovedì 8 giugno 2017

Dal tramway per Lodi alla chiesa dei santi Martino e Silvestro (viale Lazio)

montenero lazio viale tip tram vapore chiesa san silvestro martino

Nel 1880 fu inaugurata la linea di tram a vapore Milano-Lodi. Due anni dopo, la linea fu inglobata nella Società Tramvie Interprovinciali Padane (TIP), che ben presto attestò il capolinea milanese nella nuova rimessa-officina costruita all'angolo tra viale Montenero (all'epoca viale di porta Romana) e viale Lazio (all'epoca strada campestre, già prevista però nel piano regolatore).

Viale lazio montenero tram TIP chiesa martino silvestro
Viale lazio montenero tram TIP chiesa martino silvestro
Il servizio tramviario era esercitato mediante locomotive a vapore che raggiungevano l'attuale piazzale Medaglie d'oro e svoltavano poi in corso Lodi, per raggiungere il borgo di Rogoredo e da lì in aperta campagna fino a Melegano e poi Lodi.
Il buffo convoglio era soprannominato "fanfulla" (come il famoso capitano di ventura lodigiano).
La linea, divenuta anacronistica, venne soppressa nel 1931, lasciando così libero il vasto appezzamento di terreno occupato dalle rimesse.
In questa porzione di città in forte espansione demografica venne posta e benedetta, il 31 dicembre 1937, la prima pietra dell'erigenda chiesa da dedicarsi ai santi Martino e Silvestro.
Il progetto venne firmato dall'architetto Mario Cavallè. Fu aperta al culto l'anno successivo, benchè i lavori fossero tutt'altro che terminati.
Lo scoppio della seconda guerra rallentò dapprima i lavori (per mancanza di fondi ma anche per le evidenti mutate condizioni di vita), fino a quando il cantiere si arrestò del tutto in seguito ai danni subiti dalla chiesa durante i bombardamenti angloamericani del 1943.
Viale lazio montenero tram TIP chiesa martino silvestroProprio nei primi anni di guerra, per incentivare i lavori e per spronare i fedeli a versare i denari necessari al cantiere, il Comitato per la costruzione della chiesa ideò e distribuì tra i fedeli in occasione del natale (1941 o 1942) una poesia in milanese dal titolo "El Geson de san Martin e san Silvester ("geson" è il superlativo di gesa, chiesa).

Nel componimento inedito (ritrovato da Alberto Mariani, al quale va un sentito ringraziamento) viene ripercorsa la storia del progetto, dalla posa della prima pietra laddove partivano i tram per Melegnano, alle fatiche del primo parroco (don Alfredo Malandra), fino alla speranza che, nonostante la guerra ormai scoppiata, si reperissero i fondi necessari per portare avanti il grandioso progetto.
Con tanto di augurio che, in questa chiesa, si potesse presto festeggiare la vittoria italiana in guerra!
Viale lazio montenero tram TIP chiesa martino silvestro


Viale lazio montenero tram TIP chiesa martino silvestro



Viale lazio montenero tram TIP chiesa martino silvestro
Dal 1946 i lavori ripresero, a fasi alterne, fino al totale completamento dell'edificio, avvenuto nel 1972.
Viale lazio montenero tram TIP chiesa martino silvestro

mauro colombo
giugno 2017
maurocolombomilano@virgilio.it



lunedì 29 maggio 2017

Incidenti fra...tram speciali

Quando Milano, lo abbiamo scritto spesso, era davvero avviluppata in una ragnatela gigantesca di binari tramviari, circolavano vetture adibite anche a servizi speciali.
tram funebre gioconda milano cimitero maggiore musoccoDel tram funebre (detto la Gioconda) abbiamo scritto, così come dell'esistenza dei tram adibiti ad innaffiamento delle strade (questo tram, chiamato in gergo tecnico tram-bonza, era detto dal popolo "foca barbisa", per via dei baffi d'acqua che lo caratterizzavano durante il servizio).
tram innaffiatore foca barbisa bonza edison milano
Leggendo i giornali d'epoca, si trovano narrati alcuni incidenti che li hanno visti protagonisti.
Così, un tram funebre, nella calda serata del 21 agosto 1910 se ne tornava dal cimitero maggiore (Musocco), dove aveva condotto per l'ultimo viaggio un milanese passato a miglior vita. Rientrava, carico di parenti affranti, verso il deposito di Porta Romana.
Giunto nei pressi della (vecchia) stazione centrale (oggi piazza della Repubblica), innanzi al sottopasso Principe Umberto, si trovò di colpo il binario invaso da un tram innaffiatore, che per un guasto ad uno scambio era finito contromano.
sottopasso principe umberto stazione centrale

stazione centrale milano principe umberto
Nonostante il tentativo di arresto di entrambi i "manetta", le due vetture si urtarono con un certa violenza.
Tre risultarono i feriti, tutti a bordo della Gioconda: una giovane passeggera, il tramviere e il bigliettaio. Nessuna conseguenza per il tramviere dell'innaffiatore.
I disgraziati furono accompagnati alla Guardia Medica di porta Venezia.
Circolazione bloccata per una buona mezz'ora, fino a quando le vetture incidentate furono rimorchiate in rimessa.
locomotiva manovra vapore auto Romeo alfa milanoSempre un tram funebre, il 27 gennaio 1923, verso le ore 15, venne travolto sul piazzale del cimitero maggiore  da una locomotiva da manovra che percorreva il binario di raccordo dello stabilimento Romeo, in viale Certosa.
Ad avere la peggio fu il tram funebre, che essendo molto più leggero della locomotiva, fu sbalzato fuori dai binari, con grande spavento dei passeggeri.
Solo tre, tuttavia, dovettero ricorrere alla Guardia medica di via Sarpi per le cure necessarie.

mauro colombo
maggio 2017
maurocolombomilano@virgilio.it







giovedì 18 maggio 2017

I tanti volti della Stazione delle Ferrovie Nord in Cadorna


stazione nord milano cadornaNel 1878 iniziarono i lavori per la realizzazione di una nuova stazione ferroviaria milanese, quella dove far attestare in città le linee per Saronno e per Erba.
La zona prescelta fu quella a ridosso del Castello e della Piazza d'Armi, verso il naviglio di san Gerolamo (oggi via Carducci).
Il progetto, redatto in accordo fra l'ufficio tecnico comunale e quello della Società della Ferrovia (poi Società Ferrovie Nord) portò alla costruzione di un edificio molto modesto: si trattava di un piccolo caseggiato in legno, con tetto a spiovente, quasi uno chalet alpino.



stazione cadorna ferrovie nord

Mancano fotografie o disegni, ma possiamo credere che assomigliasse a quella della tramvia per Saronno e Tradate, posizionata poco più in là, sempre in Foro Bonaparte, poco dopo via Cusani.
Di fronte alla nuova stazione si trovavano i due caselli daziari, che controllavano le merci in arrivo.

stazione nord milano cadorna Bonaparte Saronno Tradate

stazione nord milano cadorna

stazione nord milano cadornaNel marzo 1879 il sindaco Bellinzaghi inaugurò la Milano-Saronno, con un convoglio che coprì il tragitto in quaranta minuti. Il 31 dicembre dello stesso anno fu inaugurata la Milano-Erba con un treno che coprì il tragitto fino ad Erba in un'ora e mezzo. 
Ben presto l'edificio ferroviario risultò insufficiente alla gestione del traffico, tanto da essere demolito e ricostruito in muratura nel 1895.
stazione nord milano cadorna

 Successivamente, nel 1920, l'edificio venne ingrandito sopraelevandolo di un piano.
stazione nord milano cadorna

stazione nord milano cadorna

I bombardamenti angloamericani del 1943 distrussero il fabbricato, che venne ricostruito totalmente, secondo forme architettoniche moderne, all'inizio degli anni Cinquanta.
stazione nord milano cadorna
stazione nord milano cadorna

Recentemente, ha subito un restyling, caratterizzato dall'uso in facciata del colore verde.

stazione nord milano cadorna


Mauro Colombo
maggio 2017
maurocolombomilano@virgilio.it

stazione nord milano cadorna





mercoledì 3 maggio 2017

Benzine e benzinai


A partire dal 1833 si iniziò a chiamare "benzin" la miscela di bicarburo d'idrogeno, che più tardi divenne fondamentale quale combustibile per i motori a scoppio.

milano piemonte piazza benzinaio lampo
Piazza Piemonte
Il 16 maggio 1891, nell’albergo Danieli di Venezia viene costituita la Società Italo Americana pel Petrolio. La sua prevalente attività è il commercio del petrolio per illuminazione, per riscaldamento e per usi da cucina. 
A Torino, nel 1899, nasce la FIAT, e nell'anno successivo, in via Melzi d'Eril a Milano, è fondata la Isotta Fraschini e C.
targa milano 38Nel 1903, sempre a Milano, è costituito l'Automobile club (quando in Italia circolavano 1440 carrozze a motore).
Nel 1904 vengono introdotte le targhe automobilistiche: la provincia di Milano è identificata dal numero 38.
In quegli anni aumentano sempre più le richieste di benzina per motori a scoppio.
Nel 1924 vengono installate in Italia le prime pompe per la distribuzione di benzina: nascono i "distributori" e quindi i "benzinai". 
laghetto milano benzina
via Laghetto
L'anno successivo le pompe in Italia raggiungono la cifra di 372, 3.844 nel 1926 e 9.747 nel 1930. 
Così in molte città italiane fanno la loro apparizione i distributori "T 308", dal caratteristico collo lungo, per la vendita della benzina Lampo.
milano benzina siap
atlantic oil lampo milano corso vercelli ferrovia
corso Vercelli anni venti

plinio morgagni shell distributore benzina milano
Via Plinio angolo via Morgagni: pompa Shell
 (oggi c'è un chiosco di fiori)

Nel 1930 inizia la vendita del carburante Esso.
Anche a Milano, naturalmente, iniziarono a spuntare come funghi le pompe di benzina. E presto anche le pubblicità relative alle varie marche e tipologie di benzina.

milano benzina robur autoarchia
milano benzina benzinai sertum piazzale loreto
Piazzale Loreto


Mauro Colombo
maggio 2017
maurocolombomilano@virgilio.it



mercoledì 19 aprile 2017

Le Officine del gas di porta Lodovica


milano gas officina lodovica Guillard

Dopo alcuni tentativi andati a vuoto, nel giugno 1843 il Comune di Milano, con contratto rogato dal notaio Tommaso Grossi, concesse alla società dell'ingegnere Jules Achille Guillard (1799-1876) l'appalto per l'illuminazione pubblica mediante gas, autorizzandola anche a costruire un apposito stabilimento di produzione del gas.
milano gas officina lodovica Guillard
Sistemi simili erano già in funzione da qualche anno sia a Torino che a Venezia, dove stavano dando soddisfazioni anche in termini di costi. Mentre nel resto d'Europa, e Oltreoceano, era ormai prassi consolidata da almeno due decenni illuminare a gas le grandi città.
milano gas officina ludovica GuillardLa località dove edificare l'impianto produttivo fu scelta fuori porta Lodovica, nel borgo di san Celso, nel Comune dei Corpi Santi (in quella porzione di città oggi compresa tra Via Sarfatti, Via Bocconi, Viale Bligny, Via Roentgen). Inizialmente sorgeva accanto alla via Teuliè, per poi espandersi anche dall'altra parte della via.

milano gas officina ludovica Guillard
milano gas officina ludovica GuillardDopo la prima guerra, lo stabilimento fu collegato con apposito binario di servizio alla vicina linea ferroviaria di circonvallazione, cosa che permise un più facile approvvigionamento di carbone.

milano gas officina ludovica Guillard

L'impianto industriale fu edificato in un recinto di "15 pertiche", con un portico di 114 metri per riporvi il carbone, un'officina con 48 forni (per trasformare il carbone in gas) e un gasometro (per immagazzinare il gas prodotto pronto all'immissione nella rete) da 1850 metri cubi. A quest'ultimo si affiancarono ben presto due altri gasometri di eguale capacità.

milano gas officina lodovica Guillard

milano gas officina lodovica Guillard gasometro
La prima rete di distribuzione del gas comprendeva circa 15 Km di tubazioni interrate, realizzate in lamiera di ferro galvanizzata. L'interramento dei tubi avvenne ad una profondità tale da evitare sia la loro dilatazione dovuta alle temperature esterne, sia il loro schiacciamento dovuto al passaggio dei carri.
L'impianto e il servizio furono così inaugurati il 31 luglio 1845.
milano gas officina lodovica GuillardL'illuminazione delle vie e piazze fu garantita da 377 becchi, da dove usciva il gas pronto per essere infiammato. A questa operazione era preposto un operaio gasista che con scala o pertica accendeva il gas dopo aver aperto i rubinetti dei lampioni stradali.
milano gas officina lodovica Guillard
L'illuminazione a gas era pensata naturalmente anche per i cittadini.
Chiunque abitasse nelle vie raggiunte dai tubi poteva chiedere che la propria abitazione venisse allacciata all'impianto del gas, onde ottenere un'illuminazione domestica più potente, più economica e più pulita rispetto a quella data dalle candele o dalle lampade ad olio.

milano gas officina lodovica Guillard
Nelle abitazioni venivano introdotti sottili tubi di rame con rubinetti, e venivano poi stipulati contratti di somministrazione annuali per chi poteva fissare un "regolare orario per l'accensione dei becchi" (come nei negozi o negli uffici), oppure a consumo, ed in questo caso il prezzo era stabilito un tanto  metro cubo, la cui misura si faceva "mediante una macchinetta d'ingegnosa costruzione" (il contatore).
Tuttavia i costi per l'utenza privata non si dimostrarono poi così vantaggiosi, tanto che la luce a gas rimase appannaggio delle dimore patrizie o degli esercizi commerciali o produttivi. Il ceto medio (e il popolo) continuerà per almeno due decenni ad illuminare le proprie stanze con le collaudate lampade ad olio.
La partenza al rallentatore per lo scarso entusiasmo dei milanesi portò dopo un solo anno alla vendita dell'Officina del gas e della rete distributiva a Jean Baptiste Roux
Gli irrisolti problemi di ritorni economici fecero sì che di lì a qualche anno l'impresa Roux e C. venisse rilevata, questa volta da una più solida società, con impianti ed interessi in molte città europee, la Union des Gaz di Parigi, che dal 1859 in avanti mantenne il monopolio.
milano gas officina lodovica Guillard

Dopo l'unità d'Italia l'illuminazione a gas iniziò a diffondersi maggiormente, sia in termini di zone raggiunte dal servizio, sia come numero di utenti allacciati (ora anche la borghesia voleva le proprie abitazioni illuminate a gas). Così l’aumento della domanda e dei consumi spinsero la Union des Gaz a costruire una nuova officina di produzione, sempre fuori Porta Ludovica, poco distante dalla primitiva sede.
Nel 1870 entrò nel mercato del gas una seconda società, la “Compagnia lombardo-veneta per la carbonizzazione dei fossili terziari”, di Jean-Jaques di Guillet, che aveva ottenuto l’esclusiva per la fornitura al Comune dei Corpi Santi ed alla stazione centrale delle ferrovie (con officina e gasometri in Porta Nuova).
Il progresso, seppur lentamente, si era affermato.
Ma presto il gas sarebbe diventato il combustibile per la cottura dei cibi e il riscaldamento, visto che l'illuminazione diventerà elettrica, con la Edison del professor Colombo (nel corso del 1882-83 fu infatti eretto l’edificio della Centrale elettrica di via santa Radegonda).

FONTI
"La nuova illuminazione in Milano col metodo per preparare il gas e per servirsene" Milano, 1844

milano gas officina lodovica Guillard


mauro colombo
aprile 2017
maurocolombomilano@virgilio.it