La storia di Milano, i suoi luoghi, i suoi personaggi. Un blog di Mauro Colombo

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lunedì 13 novembre 2017

L'assalto di Vallanzasca in piazza Vetra




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Dopo la violenza spregiudicata profusa a piene mani dalla banda Cavallero, gli anni settanta si presentarono con il loro tragico biglietto da visita: rapine, morti, regolamenti di conti tra bande, scontri a fuoco con le forze dell'ordine, sequestri di persona.
In un clima cittadino che i giornali paragonavano a quello che si respirava nelle città americane ostaggio dei gangsters, si affacciò sulla scena un personaggio che diventerà il pericolo pubblico numero uno: Renato Vallanzasca.
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Precoce e spavaldo, scriverà che la sua generazione aveva rappresentato il salto qualitativo rispetto a quella che l'aveva preceduto: il mondo dei mariuoli e dei ladroni armati di piede di porco era ormai andato in pensione. Cresciuto tra via Porpora e il Giambellino, diviso tra le due famiglie che il padre aveva messo in piedi, Renato si mostrò da subito ribelle alle regole e attratto dai furti. Presto conobbe il malsano ambiente del riformatorio e poco dopo quello ancora più avvelenato del carcere.
Vallanzasca, assieme alla banda che i giornalisti avevano battezzato "della Comasina", ma anche "dei drogati", innalzò il livello della violenza e cancellò definitivamente quella sorta di rispetto reciproco tra guardie e ladri, inaugurando una nuova etica criminale, che lasciava però poche speranze: ora le “madame” erano un nemico da attaccare e derubare di armi e divise anche solo per dispetto, per dileggio, senza un motivo legato alla fuga o alla rapina.
Dopo essere scappato senza difficoltà dall'ospedale Bassi dove era piantonato, Renato Vallanzasca maturò l'ardita decisione di svuotare le casse dell'Esattoria civica, all'epoca in piazza Vetra, sotto i portici che oggi si affacciano sul parco.
Arrivò così il 17 novembre 1976. Una data indimenticabile nel calendario dei giorni neri per Milano.
Era un martedì uggioso e freddo, quando alle 11.20 al centralino del 113 arrivò la chiamata del vicedirettore dell'agenzia 16 della Cariplo di piazza Vetra: segnalava la presenza di individui sospetti nelle vicinanze.
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Vallanzasca sostenne in seguito che si trovava lì solo per effettuare con due complici un sopralluogo all'esattoria, per valutare un futuro colpo. Lasciati gli amici all'esterno, entrò solo, ma armato con una calibro 38 e una calibro 9, ben vestito e con valigetta da professionista nel grande salone degli sportelli, con la scusa di dover compilare un modulo IVA. Nell'indifferenza e confusione generali, raccontò di essere poi salito al piano superiore, dove veniva immagazzinato il denaro che i contribuenti versavano al piano terreno. Stando al suo racconto, avrebbe persino rimproverato un "mondialino" di guardia poco professionale, fingendosi ispettore centrale della sicurezza!
Comunque fosse, la Questura, dopo la telefonata d'allarme, inviò sul posto due volanti, la Duomo e l'Europa. Gli equipaggi, compiuto un breve giro di perlustrazione, appurarono che fuori la Cariplo tutto era tranquillo. Ma un pattugliamento più ampio permise di individuare alcuni individui sospetti nel prato innanzi l'Esattoria.
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vicebrigadiere Giovanni Ripani
Fu il giovane vicebrigadiere Giovanni Ripani ad intimare per primo l'alt. Presto nacque un fulmineo conflitto a fuoco: un malvivente morì subito, il poliziotto poco dopo, in ospedale.
Un secondo delinquente armato fu affrontato dall'agente Domenico Fraina, accorso per dar manforte al capopattuglia ormai esangue. Anche in questa sparatoria il rapinatore ebbe la peggio, e finì al Policlinico in gravi condizioni.
Gli altri esponenti della banda se la diedero a gambe, disperdendosi. Uno di loro, forse impaurito o rimasto più indietro, prese in ostaggio un bimbo che si trovava in compagnia del nonno. Fortunatamente, dopo un centinaio di metri, il piccolo Marco fu lasciato a terra, mentre il rapitore balzò su un'auto con la quale i malviventi stavano fuggendo.
Per coprirsi la fuga, i delinquenti caricarono su una Fiat 132 una donna come ostaggio, che rilasciarono due ore dopo, in campagna, per fortuna illesa.
Bastarono pochi minuti per accertare le generalità del bandito ucciso, Mario Carluccio, e di quello ferito, Franco Carreccia. Il che riconduceva la sparatoria a Vallanzasca. E difatti si accerterà che sulla scena del crimine si trovavano due pezzi da novanta, Rossano Cochis e Antonio Colia (il "Pinella" mago delle fughe in auto a cento all'ora), oltre al Muto e al Marsigliese. Per l'occasione, la batteria al completo, difficile credere ad un semplice sopralluogo.
Il Corriere della Sera titolò: "Banditi uccidono un brigadiere della Volante-Sparatoria in piazza Vetra: muore un gangster" "La gang dei drogati sorpresa dalla Polizia mentre stava per assaltare la Cassa di Risparmio".
Il quotidiano milanese ricordò ai propri lettori che "ormai della banda si sa molto, ma sono sempre sfuggiti alle trappole di polizia e carabinieri". A firma di Giovanni Belingardi i milanesi poterono leggere che: "Sono prontissimi a sparare, a uccidere; si drogano per schiacciare il grilletto con decisione e senza paura (...). Ma quasi tutte le loro rapine sembravano improvvisate, suggerite dalla follia: sceglievano i centri più popolati, i luoghi viabilisticamente più difficili, il momento meno opportuno. La loro difesa era sempre la stessa: la pistola o la lupara; la parola d'ordine una e precisa: uccidere e fuggire".
La vecchia ligera, la vecchia criminalità milanese era davvero morta e sepolta, la città era adesso nelle mani di banditi spietati che volevano tutto, tanto e subito. Era nelle mani di Vallanzasca, il nuovo Dillinger, il nuovo Giuliani, Al Capone e Butch Cassidy messi insieme. Il bandito delle belle donne e dei bei vestiti firmati, dello champagne e delle BMW. La sua latitanza dopo questo fatto di sangue durò a lungo, e fu aggravata da rapine e rapimenti.
Nessuno stupore se il bandito della Comasina, famoso anche per le sue evasioni rocambolesche, collezionò condanne per circa 250 anni di reclusione e quattro ergastoli.
Del Vallanzasca odierno, possiamo leggere ogni tanto qualcosa sui quotidiani, così come dell'amico Cochis. Colia è morto recentemente, per un banale incidente in moto, lui che era l'autista spericolato ed imprendibile della banda della Comasina.


Bibliografia
Corriere della Sera e La Notte 1976
Bonini C.-Vallanzasca R.: Il fiore del male, Milano
Coen L.-Vallanzasca R.: L'ultima fuga, Milano 
Polidoro M.: Etica criminale, Milano

mauro colombo
ottobre 2017
Tutti i diritti riservati
pubblicato anche nel volume: Milano e la mala, edizioni Spirale d'Idee 2017
maurocolombomilano@virgilio.it