La storia di Milano, i suoi luoghi, i suoi personaggi. Un blog di Mauro Colombo

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martedì 29 settembre 2015

La Ca' Brutta




ca' brutta milano (Muzio Barelli Colonnese)


ca' brutta milano (Muzio Barelli Colonnese)Sono terminati in questi giorni alcuni restauri conservativi sull’edificio conosciuto come Ca’ Brutta, all’angolo tra le vie Turati e Moscova, con affacci anche sulle vie Appiani e Mangili.
Il complesso, per abitazioni ed uffici con ingressi distinti, fu realizzato a partire dal 1919 e completato nel 1921, su progetto congiunto di Giovanni Muzio, Pier Fausto Barelli e Vittorino Colonnese. 

All'epoca, a pochi passi lungo la via Principe Umberto (oggi Turati) si trovava la Stazione Centrale (piazza della Repubblica).


ca' brutta milano (Muzio Barelli Colonnese)

ca' brutta milano (Muzio Barelli Colonnese)

re ca' brutta muzio turati principe umberto

Il cantiere fu aperto spianando l'area fino ad allora occupata dal giardino e dalla villa Ponti poi Borghi: questa fu, nel 1866, una delle  prime costruzioni residenziali che videro la luce in quella zona, un tipico villino che l’architetto Alemagna aveva progettato in stile neogotico.

villino Ponti Borghi ca' brutta (Muzio Barelli Colonnese)
villino Ponti Borghi Ca' Brutta

 Così appariva il villino Ponti-Borghi





Inutile soffermarsi sul perché i milanesi battezzarono “brutta” l’opera del Muzio: essa sollevò un ampio dibattito per lo stile modernista, ma ricco ancora di riferimenti classici, una commistione che evidentemente non suscitò in quegli anni commenti se non dispregiativi. A renderla invisa alla cittadinanza, anche la distruzione di uno dei più romantici giardini della Milano ottocentesca.
Dal punto di vista strutturale, il palazzo, di sei piani più uno arretrato, si segnalò per essere forse una delle prime costruzioni che all’epoca vennero dotate di box sotterranei (ben 45, con accesso mediante montacarichi): una vera chicca e un vero lusso in un momento storico in cui le auto non erano certo un problema per Milano. Riscaldamento centralizzato, dieci ascensori.
Lo stesso Muzio stabilì, al settimo piano, la propria residenza.

ca' brutta milano (Muzio Barelli Colonnese)


Mauro Colombo
settembre 2015
maurocolombomilano@virgilio.it

lunedì 28 settembre 2015

Viale Caterina da Forlì-via Lorenteggio: panoramica del 1942


bande nere


Questa bella fotografia aerea è stata scattata da un ricognitore nel 1942, mentre sorvolava i terreni, poco edificati, compresi tra viale Caterina da Forlì e la primissima parte di via Lorenteggio, con limite a nord dato dai viali Bezzi e Misurata e a sud dalla via Bartolomeo D'Alviano.
Alla stessa ho inserito alcuni riferimenti, per meglio orientarsi.

bande nere

Ecco la zona in una mappa di pochi anni prima, del 1937.


bande nere



bande nereNella parte bassa, a sinistra, la piazza Giovanni dalla Bande Nere, da poco realizzata ed ancora priva di edifici civili, che arriveranno dopo, durante il boom edilizio. L'area è occupata dall'Istituto degli inabili al lavoro, edificio della fine degli anni Venti, che verrà mantenuto solo per quanto riguarda le palazzine d'ingresso (oggi sede ASL), mentre gli edifici lungo il viale (per le degenze) verranno poi abbattuti, tranne uno ancora in piedi. oggi la zona è occupata dall'istituto geriatrico Golgi Redaelli.


bande nere

bande nere



A nord, la foto aerea mostra chiaramente l'edificio religioso e ospedaliero dell'istituto Piccolo Cottolengo Don Orione, con accanto la cascina Restocco, destinata a sparire mano a mano che il Don Orione si espandeva.

bande nere orione restocco
C.na Restocco e Don Orione
cascina restocco
Villa padronale della Restocco

Sulla destra della foto, vediamo la prima parte della via Lorenteggio, da Piazza Bolivar fino alla chiesetta di San Protaso, accanto alla quale c'era (e in foto ben si vede) la cascina San Protaso, all'angolo tra via Lorenteggio e quella strada di campagna che poi diverrà la parte nuova di via Tolstoi.

san Protaso




san Protaso


Pur essendo già impostato e previsto dal piano regolatore, non verrà invece mai completato il vialone che avrebbe dovuto congiungere piazzale Tripoli a piazza Frattini. 
Nella foto lo vediamo realizzato solo per i primi cento metri, e così rimarrà, con il nome di viale Etiopia.
Qui sotto, piazzale Tripoli negli anni sessanta, ormai circondato dai moderni palazzi. Al centro di viale Caterina da Forlì, si notano ancora le case minime, sorte alla fine della guerra per dare un alloggio a chi aveva perso la casa durante i bombardamenti.
Tripoli


A nord, la fotografia aerea si arresta all'incirca lungo la linea rappresentata dagli attuali viali di circonvallazione filoviaria, dove si vede scorrere l'Olona, che sarà interrata solo negli anni settanta.

olona bezzi

Si nota altresì la via Roncaglia, attraversata anch'essa dall'Olona-ramo darsena (qui infatti l'Olona si biforca: a nord raggiunge la Darsena, mentre sotto i viali raggiunge il Redefossi).
Roncaglia con l'Olona

mauro colombo
settembre 2015
maurocolombomilano@virgilio.it

venerdì 18 settembre 2015

Il Padiglione Eritreo all'Esposizione del 1906



villaggio eritreo, esposizone 1906


Nel  1890 l'Eritrea fu ufficialmente dichiarata Colonia  italiana, anche se da molti anni quel territorio era soggetto, a vario titolo, al controllo italiano.
villaggio eritreo, esposizone 1906Nel 1897 fu nominato Governatore dell’Eritrea il senatore Ferdinando Martini (il suo mandato durerà sino al 1907): egli profuse nell'incarico assegnatogli le sue migliori energie, impegnandosi non solo ad organizzare il territorio conquistato dal punto di vista amministrativo, ma anche a far conoscere agli Italiani, alquanto scettici circa l'avventura coloniale, le ricchezze della colonia e, soprattutto, la sua importanza strategica per il Regno d’Italia. 
Era fondamentale infatti che la colonia venisse “sfruttata” il più possibile, sia come luogo di produzione di beni durevoli (“la Colonia nostra è paese che ha attitudini produttive non inferiori a quelle d’altre colonie e d’altri paesi europei, che molto ha già dato e che molto ancora darà alle industrie ed al commercio nazionali, in un avvenire non lontano”), sia come sbocco per le vendite e il consumo dei prodotti italiani in eccedenza (“Il mezzo più prontamente efficace per una colonia di rendersi utile alla Madre patria è quello di consumarne i prodotti industriali esuberanti”).
Per dare visibilità alla colonia, insomma per far pubblicità all’Eritrea e renderla appettibile agli industriali italiani, sempre restii ad impiantare in terra africana i propri stabilimenti, si pensò di farla conoscere attraverso quattro  appuntamenti espositivi: a Firenze nel 1903, a Ravenna nel 1904, ad Asmara nel 1905, e a Milano nel 1906.
Elemento comune riscontrabile in queste (ed altre minori) occasioni propagandistiche fu l’allestimento dell’apprezzatissimo “villaggio coloniale”, con la presenza di “indigeni fatti venire di laggiù”. Altro elemento comune e gradito dal pubblico era la presenza di rappresentanti delle truppe coloniali. Spesso i padiglioni coloniali avevano all’entrata un coreografico picchetto di Zaptié (carabinieri indigeni). Ugualmente apprezzate erano le riproduzioni, in grandezza naturale, di alcune costruzioni africane.
  
villaggio eritreo, esposizone 1906

villaggio eritreo, esposizone 1906L’Esposizione internazionale di Milano del 1906 fu senz’altro l’occasione più importante, e l’Eritrea venne messa in buona luce sfruttando la Mostra sugli Italiani all’estero, il cui Presidente fu Giovanni Celoria.
I visitatori furono attratti dal ricco padiglione, realizzato nello stile architettonico delle costruzioni eritree, in modo che i Milanesi e gli Italiani potessero un po' sentirsi turisti in quelle terre.
Nell’ottica di dimostrare la duplice valenza della colonia, la mostra stessa fu divisa in due parti: la prima relativa ai prodotti dell’Eritrea; la seconda dei prodotti importati in Eritrea dall'Italia.
Al cotone e all’industria tessile fu riservato uno spazio tutto particolare all’interno della mostra milanese, visto che l'idea principale per l'Eritrea era quella di renderla un fiorente polo produttivo tessile.

villaggio eritreo, esposizone 1906
Fu naturalmente stampata una ricca guida per i visitatori: il Catalogo dei prodotti di importazione nella Colonia Eritrea.
villaggio eritreo, esposizone 1906Ma, come detto, l'attrazione più visitata e applaudita fu senz'altro il villaggio eritreo: era composto da recinti e capanne, numerosi Eritrei figuranti (fu dato il permesso di portarli in Italia, con obbligo di rimandarli in Eritrea ad Esposizione terminata),  alcuni animali del posto, tra i quali i dromedari.
L'allestimento del villaggio richiese molti mesi di lavoro, ma l'effetto fu gradito a tutti.
Il successo fu clamoroso, tanto che gli Italiani, a quel punto, videro l'avventura coloniale come un buon affare, ed iniziarono a fare sul serio soprattutto negli anni successivi, quando uniti e compatti chiesero a gran voce che l'Italia conquistasse altre terre, espandendo sempre di più i propri domini......ma questa è un'altra storia.
villaggio eritreo, esposizone 1906


Bibliografia
Zaccaria M., "L'Eritrea in mostra. Ferdinando Martini e le esposizioni coloniali, 1903-1906", in Rivista di studi politici internazionali, 2002.

Ti potrebbero interessare anche,  sempre sull'Esposizione del 1906:
-  la ferrovia sopraelevata;
- la prima filovia


Mauro Colombo
settembre 2015
maurocolombomilano@virgilio.it





mercoledì 9 settembre 2015

La Carrozzeria Castagna (zona parco Solari)

carrozzeria Castagna via Montevideo e via Valparaiso


Lungo la via Montevideo, costeggiando il parco Solari, sulla facciata di un palazzo realizzato nel dopoguerra, è stata apposta, non molti anni fa, una doverosa targa commemorativa, che ricorda al passante frettoloso e ignaro, che proprio lì, un tempo, centinaia di operai specializzati contribuivano a rendere prestigioso un marchio della Milano che fu.

carrozzeria Castagna via Montevideo e via Valparaiso

Si trattava della mitica Carrozzeria Castagna, specializzata nelle "auto di lusso extraserie".
L'edificio industriale sorse tra le vie Montevideo e Valparaiso nel 1906, ma la Castagna vantava trascorsi ben più antichi. 
Venne infatti fondata, rilevando una preesistente fabbrica di carrozze, da Carlo Castagna nel 1849. La prima sede era in quello che allora si chiamava corso san Celso, prima che i lavori urbanistici lo unissero, rettificandolo e allargandolo, a piazza Missori, e ribattezzandolo corso Italia.
carrozzeria Castagna via Montevideo e via ValparaisoDopo anni di successi nella costruzione e nell'allestimento di carrozze di lusso (quello era il parco circolante a Milano, e dalla bottega di corso Italia uscì anche la carrozza per il senatore Manzoni), Castagna iniziò a collaborare con gli importatori dei quadricicli Benz, e su questi autotelai con motore allestì numerose carrozze motorizzate.
Agli inizi del Novecento la sede fu spostata in via della Chiusa 14, dove il marchio fece un ulteriore salto in termini di prestigio.
Nel 1905 allestì una vettura su autotelaio Fiat 24-32 HP per la Regina Margherita di Savoia.
Sempre nel 1905 iniziò a collaborare con la  O.T.A.V. di Max Turkheimer, per il quale carrozzava il geniale quadriciclo per la motorizzazione di massa.

carrozzeria Castagna via Montevideo e via Valparaiso

Nel 1906, partecipò alla  grande Esposizione di Milano, ottima vetrina per farsi conoscere sempre di più all'Estero.
carrozzeria Castagna via Montevideo e via Valparaiso expo 1906

Durante la prima guerra mondiale la Carrozzeria si trasferì nella nuovissima e vasta sede costruita, appunto, di fronte al futuro parco Solari, all'epoca ancora sede dello scalo del bestiame e percorso dai treni (diretti allo scalo Sempione). Solo dal 1931, soppressi i binari, iniziò a nascere il parco, come vediamo in foto. Sulla sinistra, tra il palazzo scuro e l'erigenda opera Balilla, si nota lo stabilimento Castagna.

carrozzeria Castagna via Montevideo e via Valparaiso Solari

carrozzeria Castagna via Montevideo e via ValparaisoNel moderno stabilimento nacquero le migliori e più prestigiose vetture Castagna, in collaborazione con le maggiori case produttrici di telai e automobili, italiane ed estere, soprattutto con quelle più esclusive come Isotta Fraschini, Lancia, Alfa-Romeo, Daimler Benz, ecc

Il 24 ottobre 1942, durante il pesante attacco aereo su Milano compiuto dagli aerei inglesi, la fabbrica fu duramente colpita e gravemente danneggiata. La sede, ormai compromessa, fu abbandonata ed in seguito demolita.
La produzione, del dopoguerra, fu trasferita, ma le fortune di un tempo erano ormai un ricordo: la Castagna chiuse i battenti nel 1954.
Negli anni recenti, la Carrozzeria Castagna è rinata, sempre a Milano in zona stazione Centrale, e si occupa di tuning e allestimenti anche in kit per auto che vogliono essere "uniche".

Alfa carrozzeria Castagna via Montevideo e via Valparaiso

mauro colombo
settembre 2015
maurocolombomilano@virgilio.it

Per alcune immagini, ringrazio l'Archivio Castagna Milano, al quale appartengono i diritti



giovedì 23 luglio 2015

Dalla colonna del Bottonuto all'obelisco di via Marina


Terminati i lavori di realizzazione dei giardini pubblici affacciati sul corso di Porta Orientale (corso Venezia) nel 1785 circa, si pensò di unirli scenograficamente alla cerchia dei navigli. 
Il Piermarini ebbe allora un'idea molto apprezzata:  realizzare un viale alberato, all'epoca chiamato "i boschetti", che vide la luce tra il 1787 e il 1788.
I Boschetti occupavano tutta la via Marina (dal nome di una nobile famiglia) tra il naviglio e i nuovi giardini e furono realizzati piantando due serie di cinque file di alberi allineati secondo la lunghezza della strada, ma sfalsati rispetto alla larghezza, con al centro una zona scoperta. 
Il bel viale fu frequentato anche dal Foscolo e dal Parini, che ne hanno lasciato ricordi nei loro scritti.

Nel punto in cui il viale piega leggermente verso nord, il Piermarini pensò di collocare la colonna votiva o croce stazionale che si trovava, ormai un poco trascurata,  all'ingresso dello storico quartiere del Bottonuto.
Eccola rappresentata nel mezzo del Bottonuto in una mappa secentesca.

bottonuto


Questa pregevole croce votiva era stata innalzata nell'antico quartiere nel 1606, e solennemente benedetta l’11 giugno 1607, dal cardinale Federico Borromeo, che la volle dedicare a S. Glicerio, vescovo milanese attivo tra il 436 e il 438. Rientrava nel novero delle numerose crocette pensate per il tempo di peste.
La colonna è in granito rosa di Baveno, e poggiava   su quattro sfere di ottone. Alla sommità, naturalmente, vi fu collocata una croce votiva in ferro.



obelisco di via marina (bottonuto)
obelisco bottonuto in via marina 
Il Piermarini dunque fece trasportare in via Marina la colonna, privata per evidenti ragioni della croce in ferro, dato che ormai doveva essere una colonna ornamentale e non più stazionale con finalità religiose. Sulla sommità fu posto un sole raggiante in bronzo.
Venne anche progettato e realizzato un  nuovo e più maestoso basamento.

La colonna è ancora al suo posto, anche se, bisogna dirlo, non è certo molto valorizzata. 
Oggi funge in pratica da colonna rotatoria per il traffico, con tanto di frecce stradali, e a pochi metri opera (fin dagli anni sessanta) un piccolo benzinaio, che davvero nulla c'entra in questa zona  verde e storica di Milano.
obelisco via marina dal bottonuto




mauro colombo 
luglio 2015 
maurocolombomilano@virgilio.it

venerdì 3 luglio 2015

La Milano di Scerbanenco



scerbanenco

Giorgio Scerbanenco (Kiev,1911-Milano,1969), come fu sempre chiamato anche se all'anagrafe italiana risultava registrato con il nome Wladimiro Scerbanenko, arrivò definitivamente a Milano (era stato in Italia da neonato) quando già aveva 16 anni, nel 1927.
Costretto dalla miseria ad abbandonare prestissimo gli studi, si diede da fare con mille lavoretti, dall'operaio al conduttore di ambulanze.
Approdato finalmente nel mondo dell'editoria, iniziò a collaborare con  numerose riviste, tra cui noti settimanali femminili.
Nel 1933 una rivista non molto conosciuta accetta di pubblicare un suo racconto: è l'inizio dello Scerbanenco-narratore ("Notte ultima" su "Rivista di Lecco").

Del 1935 è il suo primo vero romanzo (Gli uomini in grigio), e da questa data in avanti Scerbanenco sarà uno scrittore estremamente prolifico, con punte di cinque-sei romanzi pubblicati all'anno.
scerbanenco

Dopo gli esordi nella letteratura rosa e avventurosa, si avvicinò al genere giallo-poliziesco  nel 1940. Fu questo il filone  che gli riservò maggiori soddisfazioni, per fama e lettori.
Iniziò a pubblicare per Mondadori, Rizzoli, Garzanti.

Negli anni sessanta arriva il grande salto di qualità: i suoi romanzi gialli con protagonista l'investigatore privato dilettante Duca Lamberti, ambientati in una Milano divisa tra il benessere del boom economico e la malavita spregiudicata, toccano alti picchi di vendita. Persino l'industria cinematografica fa di tutto per accaparrarsi i diritti sulle opere, per realizzare pellicole in grado di riempire le sale.

I racconti e i romanzi di questi ultimi anni della sua vita (Scerbanenco morirà prematuramente d'infarto nel 1969, e fu sepolto al cimitero Maggiore, Rep.124-manufatto 5697) sono ambientati a Milano e nelle sue vaste e stranianti periferie, permettendoci di conoscere uno spaccato della metropoli estremamente interessante. 
Suggestive le descrizioni di vie invase dalle auto, le piazze centrali come enormi parcheggi, i negozi scintillanti di luci al neon, le periferie con l'attività febbrile delle fabbriche, le corse in auto dei malviventi lungo le alzaie, i sobborghi in piena trasformazione edilizia (Metanopoli, Buccinasco, ecc).

scerbanencoLeggere i suoi romanzi di ambientazione milanese permette di farsi un'idea fedele di come fosse la vita negli anni sessanta a Milano, meglio di qualsiasi documentario dell'epoca.

Ecco i suoi romanzi  ambientati a Milano, con protagonista Duca Lamberti, pubblicati dalla Garzanti (e relative copertine delle prime edizioni):
- Venere privata (1966)
- Traditori di tutti (1966)
- I ragazzi del massacro (1968)
- I milanesi ammazzano il sabato (1969).

scerbanencoscerbanencoscerbanenco
scerbanenco

Inoltre, a Milano si svolgono moltissimi racconti contenuti in queste due raccolte:
- Milano calibro 9 (1969)
scerbanenco centodelitti- Il centodelitti (1970)


Ma tanti altri suoi racconti e romanzi hanno momenti ambientati a Milano, leggendoli si possono trovare qua e là interessanti descrizioni.





mauro colombo
maurocolombomilano@virgilio.it
luglio 2015
(ult. agg. 3 nov. 2023)

scerbanenco