La storia di Milano, i suoi luoghi, i suoi personaggi. Un blog di Mauro Colombo

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mercoledì 17 aprile 2019

Quando il sagrato di san Lorenzo era occupato da edifici



san lorenzo le colonne porta ticinese milano

La basilica di san Lorenzo maggiore è una delle più antiche chiese cristiane milanesi, edificata tra il III e il IV secolo. Celebri anche le 16 colonne di epoca romana che le si parano innanzi, ancora oggi circondate da un certo mistero per quanto riguarda la loro reale provenienza.
san lorenzo le colonne porta ticinese milanoDurante i tanti secoli di vita, la basilica è stata rimaneggiata più volte, da ultima fu interessata da lavori la facciata, realizzata su intervento dell'architetto Cesare Nava alla fine dell'ottocento. In tale occasione, venne costruito il pronao.
La magnificenza dell'edificio religioso venne esaltata però solo a partire dagli anni 30 del novecento, per interessamento del podestà Visconti di Modrone (lo stesso che aveva dato il colpo finale alla copertura del naviglio della fossa interna).


san lorenzo le colonne porta ticinese milanoFino ad allora, infatti, alla chiesa erano addossate numerose costruzioni di scarso valore architettonico, perlopiù caseggiati popolari sorti negli ultimi secoli. La basilica non solo era soffocata alle spalle, verso l'attuale piazza Vetra, ma soprattutto davanti. 
Il sagrato era infatti occupato da un umile isolato di edifici popolari.
Attraverso un arco, dal corso di porta Ticinese si poteva raggiungere la basilica.


san lorenzo le colonne porta ticinese milano

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L'arco, dal Corso alla basilica

LE DEMOLIZIONI
Nel 1935 iniziarono le demolizioni, che portarono, terminati i lavori di abbattimento, ad avere il vasto sagrato attuale.

san lorenzo le colonne porta ticinese milano

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san lorenzo le colonne porta ticinese milano
Al centro del quale, nel 1937, venne posizionata la statua bronzea dell'imperatore Costantino (quello dell'editto di Milano), copia moderna della statua originale conservata a Roma.
Seguirono, sempre nel 1937, i lavori di sistemazione dei binari sul corso, che avevano risentito inizialmente di una strozzatura.
san lorenzo le colonne porta ticinese milano


IL PROBLEMA DEI BINARI

san lorenzo le colonne porta ticinese milanoPurtroppo il nuovo sagrato fu un regalo che i milanesi poterono godersi poco, vista la decisione presa all'inizio degli anni 50 da ATM e Comune di posarvi i binari del tram, che fino ad allora aveva sempre circolato accanto alle colonne, mettendole però a repentaglio (si iniziava a temere che i nuovi tram, più pesanti, le facessero crollare).
Per allontanare le vetture dal manufatto romano, si pensò insomma di creare un circuito diverso, che alla fine si trovò a scorrere tra chiesa e colonne. Per far ciò venne demolito il muro che fino ad allora chiudeva la piazza.


san lorenzo le colonne porta ticinese milano
Questa decisione, seppur presa in buona fede per salvaguardare le colonne e pure il necessario passaggio del tram sul corso, rovinò per decenni l'effetto scenico.
Solo recentemente i binari sono stati tolti definitivamente dal sagrato, riportandone uno solo (è un senso unico alternato) accanto alle colonne, grazie alle nuove tecniche costruttive (binari ammortizzati) e con limiti di velocità per i tram.
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Mauro Colombo
aprile 2019
maurocolombomilano@virgilio.it









mercoledì 10 aprile 2019

Le Croci stazionali della peste di san Carlo

croci colonne stazionali borromeo milano eufemia

In occasione della peste del 1576, il cardinale Carlo Borromeo, per la cura delle anime, organizzò all'aperto (piazze, crocicchi, sagrati) continue messe e preghiere collettive, in modo che non mancassero i Sacramenti al popolo (che non frequentava quasi più le chiese, sia perchè temeva i contagi uscendo dalle abitazioni, dove peraltro era spesso recluso in quarantena per disposizione dell'autorità sanitaria, sia perchè le chiese stesse si trovavano in stato di abbandono).
A tal fine, il Borromeo ordinò che venissero erette nei vari incroci cittadini, nei cosiddetti carrobi, all'incirca venti basamenti in pietra sormontati da una croce. Così, gli abitanti di ogni quartiere partecipavano quotidianamente alle messa direttamente affacciandosi alle finestre di casa.
Affidò poi tali croci stazionali ad una apposita Confraternita, la Compagnia della Croce.
La prima croce stazionale, quella del Cordusio, fu consacrata dal cardinale stesso nel maggio del 1577.
A queste croci, verso il 1600, il cardinale Federico Borromeo aggiunse un "mistero", cioè un episodio della passione di Cristo, nonchè l'effige di un santo protettore, in special modo un santo che avesse rivestito la carica di arcivescovo di Milano nei tempi passati. Egli creò inoltre  una nuova schiera di croci stazionali.
Queste croci, aumentate così di numero, rivestirono un grande ruolo spirituale durante la peste del 1630, proprio come era accaduto durante la precedente epidemia.
Nell'ambito della tanto criticata riforma ecclesiastica milanese, nel 1786 Giuseppe II dispose che queste croci o colonne stazionali venissero abbattute, così come, del resto, moltissime chiese (abbattute, sconsacrate, ridotte a magazzini).
Le croci che all'epoca risultavano essere (per l'opera congiunta dei due Borromeo) 35, caddero quasi tutte, salvo pochissime che arrivarono fino ai giorni nostri.


Porta Orientale
- san Dionigi: sul corso Venezia, all'altezza del Planetario. Era ausiliaria all'omonima chiesa, aveva come mistero il Cristo che chiede permesso alla Madre per partire; fu citata anche dal Manzoni nei Promessi Sposi "dov'è tutt'ora quella viuzza chiamata di Borghetto".
Il Latuada (vol. I pag. 210, Descrizione di Milano, ecc) ricorda questa incisione alla sua base: «SCIANT CUNCTI QUOD EX PARTE REVERENDISSIMI PATRIS DOMINI ROBERTI DEI GRATIA ARCHIEPISCOPI MEDIOLANENSIS OMNIBUS ET SINGULIS VERE PENITENTIBUS E CONFESSIS, QUI CRUCEM HANC DEVOTE VISITAVERINT, ET EIDEM DEBITAM REVERENTIAM EXHIBUERINT, XL. DIES DE INIUNCTIS PENITENTIIS MISERICORDITER IN DOMINO RELAXANTUR.
ANNO DOMINI MCCCLXI. DIE DOMINICO MENSIS MADII IACOBINUS DE CUBO HABUIT HANC GRATIAM».
- san Mona: tra la corsia dei Servi (Vittorio Emanuele) e il corso di porta Tosa (via Durini), nella zona dell'attuale piazza san Babila (di fronte allo scomparso vicolo di san Giovanni in Era). Venne associata al mistero della Sepoltura di Cristo. Fu abbattuta molto prima delle altre, nel 1771.
- san Mirocle o Mirocleto: era posizionata, all'incirca, in via Monforte all'incrocio con via Conservatorio, dove sorge palazzo Diotti oggi Prefettura. Era associata al mistero della Lavanda dei piedi agli Apostoli.
- san Cajo: la si trovava all'angolo tra via Cerva e via Corridoni, un tempo largo del Sole, nel borgo della Stella. Il mistero rappresentato era quello del Cristo disprezzato nella casa del sacerdote Caifa.
- santi Gervasio e Protasio, s'innalzava nella piazza del brolo innanzi la chiesa di santo Stefano, verso l'attuale via Laghetto. Anch'essa era legata al mistero di Cristo portato innanzi a Caifa.
croci stazionali crocette milano peste san carlo borromeo- san Martiniano o Matroniano al verziere: fino all'anno scorso in largo Augusto, è ora riposta in magazzino per via dei lavori della metropolitana (sarà poi riposizionata); ebbe una nascita molto travagliata. La colonna, arrivata da Baveno, lasciò perplessi (per la scarsa qualità) i commercianti committenti e paganti, tanto che il litigio fece sì che la colonna rimanesse per ben vent'anni abbandonata a terra, intralciando anche il traffico. Il Governatore Velasco aiutò e incoraggiò la ripresa dei lavori. Verrà alla fine eretta, dopo altre disgrazie costruttive, solo nel 1673. Conosciuta anche come colonna del Salvatore. Durante i lavori recentissimi di smontaggio è affiorato il più antico basamento e parte della primitiva colonna.
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Porta Romana
croci stazionali crocette milano peste san carlo borromeo- san Glicerio al Bottonuto, era proprio all'entrata dell'antichissimo quartiere, quasi sull'attuale via Larga. Dedicata al mistero relativo alle beffe che il Cristo subisce da Erode, fu benedetta nel 1607.
Fu poi riciclata dal Piermarini per completare i boschetti, trasformandola da religiosa a laica, dandole la forma di obelisco, dove ancora oggi la possiamo vedere accanto al benzinaio.
- san Castriziano: anch'essa al Bottonuto, dove si apriva il sagrato di san Giovanni Itolano poi Laterano. La croce era associata al mistero della flagellazione di cristo.
- san Mauricillo o san Satiro: era in via Speronari, angolo via Falcone, dietro la chiesa di santa Maria presso san Satiro. Era associata al mistero della incoronazione con le spine che il Cristo dovette subire. Fu poi abbattuta e sostituita con la stauta di san Satiro nel 1690. Il tutto fu poi demolito nel 1785.
- san Marolo poi san Nazaro: inizialmente era posizionata in corso di Porta Romana, all'altezza di via Maddalena, e fu dedicata a Marolo, 14° vescovo di Milano, e associata al mistero che vide Gesù condotto da Pilato ad Erode. La colonna fu poi traslata nel 1776 nell'attuale piazza di san Nazaro in Brolo sul corso di porta Romana, dove ancora oggi la vediamo, e qui assunse il nome di san Nazaro o sant'Ulderico.
- san Calimero: la vediamo tutt'oggi in corso di porta Romana, laddove si diparte il corso di porta Vigentina; sormontata dalla statua del quarto vescovo milanese, fu associata al mistero  di Gesù innanzi Pilato.
croci stazionali crocette peste carlo borromeo- sant'Eufemia o sant'Elena o san Senatore: tutt'ora visibile in corso Italia, tra le due chiese di sant'Eufemia e san Paolo, fu innalzata il 12 maggio del 1581; fu poi demolita e ricostruita, e benedetta nel 1616. Ebbe per protettore san Senatore, 21° vescovo, e come mistero quello del disprezzo che Gesù Cristo subì dai giudici nel Pretorio. La posizione attuale le venne data dopo un piccolo trasloco avvenuto negli anni venti, dato che si era trovata  proprio al centro del corso nato in quegli anni.


Porta Ticinese
- san Magno o san Brugnone: era di fronte alla chiesa di san Pietro in campo lodigiano, nei pressi del ponte delle Pioppette (oggi sarebbe in via della Chiusa). Pur trovandosi in cima alla colonna di granito la statua di san Brugnone con la croce, la crocetta venne dedicata al vescovo Magno e investita del mistero di Cristo che porta la croce verso il Calvario.
- san Michele alla chiusa: era innalzata nel quadrivio Chiusa-Olmetto e Disciplini-san Vito, innanzi alla chiesa omonima poi abbattuta. Il mistero associato fu quello della spogliazione di Cristo innanzi alla croce e abbeverato di fiele.
croci stazionali crocette milano peste san carlo borromeo- san Lazzaro alla vetra: nel mezzo della piazza alle spalle di san Lorenzo, era stata eretta questa croce stazionale. Risulta però successiva alla peste dei Borromeo, pare del 1643.

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- sant'Eustorgio o san Pietro martire: ancora si innalza nella piazza della chiesa omonima, con il mistero che ricorda la condanna a morte di Gesù. Nel seicento la croce venne sostituita con quella di san Pietro Martire (il domenicano ucciso a Barlassina), grazie all'interessamento dei 40 Crocesignani che costituivano la scorta degli Inquisitori, che in questa basilica avevano sede.
- san Mansueto: era al termine di via Arena, innanzi la malconcia conca del naviglio, quella detta di Viarenna.
- san Dazio: al ponte dei Fabbri (tra via Corridoni e corso Genova, dove oggi la via dei Fabbri si immette in piazza Resistenza partigiana) si innalzava questa croce dedicata al ventiseiesimo vescovo di Milano; croce associata al mistero della discesa di Gesù dalle scale del palazzo di Pilato, dopo la condanna.
- san Materno al carrobio: benedetta da san Carlo nel 1577, era al centro dell'attuale Carrobio. Il mistero associato era quello di Gesù presentato da Pilato al popolo. Demolita nel 1658, venne ricostruita dedicandola anche a san Carlo. Divenuta poi pericolante, fu abbattuta sotto Giuseppe II.
- san Natale: poco distante dal Carrobio, sul sagrato di san Giorgio al palazzo (via Torino), si ergeva fin dal 1610. Associata al mistero del sudario di Cristo.

Porta Vercellina
- sant'Ambrogio: si trovava nei pressi della chiesa di san Vittore al teatro, sui resti della qual chiesa venne costruito l'attuale palazzo della Borsa, in piazza Affari. Il suo mistero era la richiesta di Gesù, ormai morente in croce, rivolta al Padre perchè perdonasse i suoi aguzzini.
- sant'Ansanio o Ausano: il 28° vescovo ebbe dedicata questa croce che si innalzava sul corso di porta Vercellina, oggi corso Magenta, proprio di fronte a palazzo Litta. Il mistero era quello dell'innalzamento del Cristo sulla croce.
- sant'Anatalone. A poca distanza dalla crocetta precedente, sorgeva questa nello slargo dove via Meravigli diventa corso Magenta, all'incrocio tra san Giovanni sul Muro e santa Maria alla porta. Consacrata da Carlo in persona nel 1584, era associata al mistero del dolore della crocifissione.
- san Protaso al castello: si trovava con buona probabilità accanto al castello, verso il ponte Vetero. Subì le sorti delle varie fortificazioni del castello, fino a quando rimase pressocchè sepolta nelle demolizioni delle strutture difensive aggiunte nel seicento dagli Spagnoli. Fu rinvenuta e spostata nell'ottocento, perdendosene poi le tracce.

Porta Comasina
croci stazionali crocette milano peste san carlo borromeo- san Barnaba al cordusio: benedetta nel  1577 da san Carlo in persona, era al centro dello slargo del Cordusio, fino a quando fu spostata in piazza Borromeo, di fronte alla chiesa di santa Maria podone, dove ancora oggi si trova.
- san Geronzio al ponte vetero: era al termine di via Broletto, nello slargo dove la via Cusani si unisce a via dell'orso, al ponte "vetero".  Era già esistente allo scoppio delle peste di san Carlo, che nell'infuriare del morbo tornò a benedirla. Il mistero era quello di Gesù crocifisso tra i due ladroni.
- sant'Ampelio: era sul sagrato di santa Maria del Carmine. Fu associata al mistero dei soldati romani che si spartiscono la veste di Gesù.
- san Rocco: era sul corso di porta Comasina, oggi Garibaldi, proprio dove si nota lo slargo che conduce alla via Anfiteatro. Il mistero associato era quello di Gesù che raccomanda Giovanni alla Madonna. Pur restaurata agli inizi del settecento, fu poi demolita con Giuseppe II.
- san Benigno: questa crocetta era innalzata dove oggi abbiamo largo La Foppa, dove si nota il monumento al Piatti. Il mistero era quello della morte di Gesù sulla croce.

Porta Nuova
- san Protasio: si ergeva lungo il corso di porta Nuova, oggi via Manzoni, all'altezza dell'attuale via Montenapoleone. Eretta nel 1579, fu poi riedificata nel tardo seicento ad opera di un privato, e la statua sostituita da una sfera sormontata dalla croce.
- sant'Eusebio: la croce stazionale era posta nei pressi della porta Beatrice, in fondo alla via Brera. Il mistero era l'apertura del costato di Cristo. Venne descritta anche in una posizione diversa, quasi di fronte alla scomparsa chiesa di santa Maria aracoeli, sull'angolo con il corso di Porta Nuova. Demolita nel 1879.


Corpi Santi
croci stazionali milano peste carlo borromeo- santa Maria Maddalena: la si vede in piazza De Angeli, zona che proprio per la crocetta è sempre stata chiamata "la maddalena". Zona di transizione tra la periferia cittadina, caratterizzata dalla manifattura De Angeli-Frua, e l'inizio delle campagne, lungo la strada per Baggio. Restaurata nel 1863, sfida i secoli in mezzo al traffico.
- santa Croce di Quarto Cagnino: si tratta di una colonna votiva di epoca settecentesca, quindi successiva al periodo dei Borromeo.
- croce del mercato: era nell'omonima piazza (qui era il mercato dei cavalli e dei bovini), poi ribattezzata Marengo e oggi piazza 24 maggio, accanto alla Darsena. La crocetta era detta anche di san Gottardo, per via della vicinissima chiesa tutt'ora sull'omonimo corso.

Bibliografia
Roggiani F.: Le "Crocette" nella Milano di San Carlo, 1984
Latuada S.: Descrizione di Milano ecc, 1737-1738

Mauro Colombo
aprile 2018
maurocolombomilano@virgilio.it



sabato 23 marzo 2019

Barbapedana, menestrello e rapsodo meneghino


barbapedana moleschi milanoIn una città ricca di osterie come era Milano, non sono mai mancati i tanto apprezzati cantastorie, i menestrelli, i rapsodi del dialetto verace.
Questi musicisti di strada, così bravi a intrattenere gli avventori di locande e ritrovi, mescite, vinerie e compagnia bella, inizarono a chiamarsi Barbapedana fin dal XVII secolo, prendendo in prestito il termine usato da Carlo Maria Maggi.
Uno degli ultimi cantastorie in dialetto, l'ultimo vero Barbapedana, fu probabilmente Enrico  Molaschi.
Nato naturalmente a Milano nel 1823, questo poliedrico ed eccentrico musico era solito girare per tutte le osterie cittadine, anche se prediligeva il vecchio Rondò di Loreto, una osteria frequentata, là dove la città diveniva campagna (oggi piazzale Loreto) da ricchi, da borghesi, dal popolo minuto.


barbapedana moleschi milano
il Rondò di Loreto, osteria e albergo, meta delle domeniche dei milanesi.
Si dice che questo Barbapedana avesse due repertori: uno castigato e corretto, per gli avventori per bene; l'altro più spregiudicato, malizioso, se non volgarotto, riservato a coppiette o compagnie di giovanotti allegri.
L'immancabile chitarra e il famoso cappello a cilindro addobbato da una coda di scoiattolo accompagnavano le sue filastrocche e canzoncine, tra le quali il cavallo di battaglia di apertura di ogni esibizione:

Barbapedana el gh'aveva on gilè,
senza el denanz, con via el dedree,
cont i oggioeu longh ona spanna,
l'era el gilè del Barbapedanna.

Una sera, mentre il nostro eroe si trovava per esibirsi nei locali dell'osteria dei Tre mori, fu apprezzato da Arrigo Boito e da un suo ospite tedesco.
Dopo un vero virtuosismo canoro e strumentale, riuscì così ad essere citato anche in uno scritto del famoso librettista.
Il Moleschi-Barbapedana chiuse la sua esistenza al Pio Albergo Trivulzio, la Baggina, nel 1911.
Dopo una vita passata a rallegrare le caratteristiche osterie milanesi. 

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Mauro Colombo
marzo 2019
maurocolombomilano@virgilio.it


giovedì 14 marzo 2019

Augusto Anfossi e le Cinque Giornate del 1848

1848 Cinque Giornate

A differenza degli altri eroi delle Cinque giornate di Milano che abbiamo visto in altri articoli (Meschia, Sottocorno, Battistotti Sassi), tutti di estrazione popolare e senza alcun tipo di preparazione militare, Augusto Anfossi partecipò all'insurrezione milanese del 1848 dopo aver già maturato una notevole esperienza in vari eserciti.
Nato a Nizza nel 1812, fu arruolato come artigliere nell'Armata sarda, per poi prestare servizio nella legione straniera.
cinque giornate 1848 anfossi

Entrato a far parte dell'esercito d'Egitto, si distinse per il coraggio e l'ardimento, ricevendo elogi e ricompense.
Dopo essersi dedicato ai commerci, saputo dell'intenzione di Milano di insorgere contro gli Austriaci invasori, entrò in città verso il 15 marzo.
Messosi a disposizione del Comitato insurrezionale, prese il comando della Guardia civica forte della sua preparazione militare.
Fu l'Anfossi a guidare, il 21 marzo, il famoso assalto al palazzo del genio militare, in mano agli Austriaci, che all'epoca si trovava in via Monte di Pietà (fu poi demolito nel 1867, per lasciare posto alla Ca' de Sass del Balzaretto). Qui combattè valorosamente affianco a Pasquale Sottocorno.
cinque giornate 1848 anfossiTuttavia, nella furibonda guerriglia che si sviluppò tra insorti e Austriaci, l'Anfossi fu colpito gravemente. Morì poco dopo, ma come racconta la leggenda, non prima di aver appreso che i Milansei avevano vinto.

cinque giornate 1848 anfossi
cinque giornate 1848 anfossiIl fratello Francesco (che non brillò nè prima nè dopo le Cinque giornate, anzi), si mise a capo della neonata Compagnia della morte Augusto Anfossi (che presto arrivò a contare 500 membri).
La Compagnia, schierata in piazza san Fedele, presenziò alle esequie di Augusto Anfossi, che si tennero nella omonima chesa il 3 aprile seguente.


cinque giornate 1848 anfossi

Mauro Colombo
marzo 2019
maurocolombomilano@virgilio.it

mercoledì 20 febbraio 2019

La famosa manovra di Carlo Valerio


carlo valerio carrozza quattro cavalli albergo europa milano

Il titolo di questo articolo è alquanto sibillino, e potrebbe far pensare a qualche manovra militare di  una dimenticata battaglia del tempo passato.
In realtà, racconta di una storia milanese dell'ottocento, piccola e priva di importanza, eppure così leggendaria all'epoca da essere tramandata di padre in figlio.
La cosa colpì a tal punto la cittadinanza, che venne editato anche un breve racconto con tanto di disegni schematici, e in tempi moderni, se ne occupò, un po' per scherzo, persino Dino Buzzati.
Di quale manovra parliamo?
carlo valerio carrozza quattro cavalli albergo europa milanoDi quella compiuta da un celebre mercante di cavalli e provetto cocchiere della Milano ottocentesca, appunto tal Carlo Valerio.
Il quale, un po' per scommessa e un po' perchè era un bel "bauscia", si cimentò in una manovra stradale davvero portentosa, naturalmente stando a cassetta di una carrozza tirata da 4 cavalli.


carlo valerio carrozza quattro cavalli albergo europa milanoTutto avvenne nell'anno 1846, dopo un pranzo presso l'allora celebre Albergo Europa di Enrico Marcionni, sito in corso Francesco n. 590 (oggi corso Vittorio Emanuele, ma all'epoca dedicato all'Imperatore del Lombardo Veneto).

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Quel giorno (non sappiamo bene quale), due nobili, l'Annovazzi e un Poldi Pezzoli, discutevano nel cortiletto dell'Albergo, chiedendosi se fosse possibile, con un tiro a quattro (cioè una carrozza tirata da quattro cavalli) entrare in detto cortile, fare manovra, ed uscirne, senza ovviamente alcun aiuto a mano ai cavalli.
I due nobili convennero che fosse impossibile, date le anguste dimensioni del cortile, peraltro avente una colonna centrale a reggere un portico.
Ma era presente Carlo Valerio, vero esperto dell'arte equestre. Commerciava in cavalli, in carrozze, faceva servizio di vetture private. Insomma, un vero guru del settore.
Egli, dopo aver misurato per il lungo e per il largo il cortiletto dell'albergo, dopo averci pensato una notte (nella quale si disse avesse buttato giù decine di schizzi di improbabili manovre sulle planimetrie dell'edificio), affermò che fosse senz'altro possibile.
carlo valerio carrozza quattro cavalli albergo europa milano
E così, a cassetta di un bello "stage" (carrozza da 8 posti per famiglie e comitive) prestato dal nobile Soncino, al quale erano stati attaccati quattro focosi cavalli del Poldi Pezzoli, davanti alla clientela incredula (così come gli inservienti e i camerieri, ma anche esperti cocchieri), si cimentò in quell'impresa ritenuta irrealizzabile.
Entrò, rinculò, sterzò, spinse i cavalli, rinculò di nuovo, raddrizzò, fece risvoltare il timone, e alla fine puntò verso l'uscita! Applausi a non finire.
L'impresa fu poi raccontata, come detto, da un foglio stampato per l'occasione, e ripresa poi nel 1934 da Buzzati, che ne parlò su "La lettura" del 1° settembre. Aggiungendovi persino un componimento poetico!
Una storia piccola, se vogliamo, una delle tante che certo non spostano confini o cambiano il mondo, ma che finì sulla bocca di tutti i milanesi. Perchè, in fin dei conti, anche se si trattava solo di un'abile manovra e di un parcheggio, era sempre una prodezza, una spacconata, degna di essere commentata e magari poi emulata e superata da tanti altri "bauscia" cittadini. 
Per la serie: «Via della Spiga - hotel Cristallo di Cortina: 2 ore, 54 minuti e 27 secondi. Alboreto is nothing» (Zampetti, il celebre personaggio del compianto attore Guido Nicheli, insegna).

Fonti
Lorenzi A., Milano in carrozza, 1973
Manuale del forestiero in Milano, 1844


Mauro Colombo
febbraio 2019
maurocolombomilano@virgilio.it



martedì 5 febbraio 2019

La villa Faccanoni-Romeo oggi Clinica Columbus

buonarroti sommaruga villa faccanoni romeo columbus


Percorrendo via Buonarroti verso piazza Giulio Cesare, l'occhio è sicuramente attratto dai tre grattacieli (il terzo è in costruzione) di City Life. Per questo potrebbe passare inosservata la bellissima costruzione liberty occupata dalla clinica Columbus, un po' arretrata e protetta da una fantastica cancellata.
faccanoni Romeo columbus sommaruga milanoLa bella costruzione ha un passato davvero interessante, ed è legata ai più famosi nomi che ruotarono attorno a Milano.
Andiamo con ordine. Nel febbraio 1912 viene depositato in Comune il progetto per la realizzazione di una palazzina ad uso di signorile abitazione, a firma dell'affermato (e a volte discusso) architetto Giuseppe Sommaruga (1867-1917), che sulla stessa via aveva già realizzato un'altra villa (villa Felice Galimberti, poi abbattuta nel secondo dopoguerra).
Il nuovo progetto interessava un terreno di circa 12.000 metri quadri, in una zona di recentissima urbanizzazione, caratterizzata da prezzi abbordabili e quindi ideali per la ricca borghesia desiderosa di farsi costruire importanti ville con giardino (come era accaduto in via XX settembre, ad esempio).
liberty sommaruga vialla faccanoni
G.Sommaruga 
Il committente risulta Luigi Faccanoni (1867-1939), un ingegnere di Sarnico, laureatosi al Politecnico milanese, appartenente ad una conosciuta e agita famiglia di appaltatori e costruttori originari del comune bergamasco. 
La ricca famiglia, forte di importanti appalti anche con la pubblica amministrazione austroungarica (ponti, strade, ferrovie), nel ridente comune bergamasco aveva già fatto progettare al Sommaruga due ville, una commissionata dal padre, l'altra dal fratello di Luigi. Lo stesso Luigi, nel medesimo anno della villa milanese, commissionò al Sommaruga la terza villa familiare a Sarnico, in località Surre.
Sempre a Sarnico, la ricca famiglia commissionò al Sommaruga un imponente mausoleo.
Una felice collaborazione, quella tra i membri della famiglia di costruttori e l'architetto milanese, che ci ha così lasciato belle testimonianze del periodo liberty, o floreale.
Il Sommaruga a Milano aveva già fatto parlare di sè realizzando palazzo Castiglioni, quello su corso Venezia (1903), che appena liberato dalle impalcature il popolo ribattezzò "ca' di ciapp", la casa delle chiappe, a causa delle due statue femminili seminude (di Ernesto Bazzaro) che adornavano il portale d'ingresso. 
Sappiamo che tante furono le critiche (soprattutto di stampo moraleggiante) nei confronti dell'azzardata realizzazione artistica, che le statue vennero infine rimosse e immagazzinate.
Il Sommaruga le recuperò durante il cantiere della villa Faccanoni, ed ebbero così una seconda e più serena vita, incastonate come furono su una facciata laterale (dove ancora oggi si possono vedere).

sommaruga ca di ciapp vialla faccanoni
I lavori in via Buonarroti andarono spediti, tanto che la villa ottenne l'agibilità nell'aprile del 1913. Di quell'anno sono i lavori per la costruzione di alcuni rustici, quali rimesse e stalle (la famiglia ottenne l'autorizzazione per allevare una mucca da latte, per i bisogni della famiglia).
Trascorsi gli infelici anni della prima guerra mondiale, al termine del conflitto la villa fu messa in vendita.
villa faccanoni romeo sommaruga ALFA ROMEO milano
Nicola Romeo

La costruzione interessò e affascinò un industriale da poco arrivato a Milano, l'ingegner Nicola Romeo, un costruttore di automobili napoletano che nel 1915 aveva rilevato l'A.L.F.A. (anonima lombarda fabbrica automobili), trasformandola poi in ALFA-Romeo.
E siccome gli stabilimenti costruttivi erano nella zona del Portello, la villa in vendita apparve quale degna e comoda dimora per il Romeo e la sua numerosa famiglia. L'acquisto risale alla fine del 1918.
Ben presto l'ingegnere e industriale ordinò alcuni lavori edili, in modo da realizzare la portineria, concepita fin dal progetto iniziale ma mai portata a compimento.
La villa sommarughiana rimarrà per soli vent'anni tra le proprietà del Romeo: nel 1938, poco prima di morire, l'industriale cedette villa e giardino all'Istituto missionarie del sacro cuore, che intendeva realizzare una clinica ospedaliera di impronta religiosa.
faccanoni romeo sommaruga columbus via buonarroti
L'edificio fu così affidato, per l'impegnativo progetto di modifica degli interni, a Giò Ponti (che chiese aiuto al chirurgo e cattedratico Mario Donati). Lo scoppio della seconda guerra, e l'esilio forzato di Donati, bloccheranno i lavori, che verranno poi ripresi e completati dopo la fine del conflitto e la cessazione delle leggi razziali.
Nel 1949 venne così inaugurata, finalmente, la clinica Columbus, omonima di quella newyorkese fondata da madre Cabrini alla fine dell'ottocento.
Da allora, la destinazione ospedaliera non è più mutata.

FONTI
Sacerdoti P., Sommaruga, villa Faccanoni Romeo, un capolavoro della maturità, in Italian Liberty.

Mauro Colombo
febbraio 2019
maurocolombomilano@virgilio.it


martedì 22 gennaio 2019

1917: il Trasporto pubblico diventa comunale


tram ATM milano

In piena Grande Guerra, il 1° gennaio 1917, l'esercizio tramviario pubblico passava dalla società Edison all'Ufficio Tramviario Municipale. Più tardi, nel 1931, il sistema verrà razionalizzato dando vita all'Azienda Trasporti Municipalizzati  (A.T.M.).
tram ATM milanoLa Edison passava così al Comune con il seguente patrimonio: 6.520.000 lire in valore di impianti e armamento; 1.800.000 lire in contanti; 4.500.000 lire sul bilancio 1917; 12.800.000 lire da spalmare sui futuri 4 bilanci comunali.
All'epoca del passaggio lo sviluppo dei binari ammontava a 200 chilometri circa, sui quali correvano 571 motrici e 301 rimorchiate in servizio urbano. 
A queste motrici, se ne sommavano altre 45 per i servizi extraurbani, quelli speciali, e quello funebre.
Non tutte queste vetture furono giudicate sicure e in grado di assolvere al servizio pubblico, molte vennero lasciate dunque nei depositi in attesa delle dovute riparazioni.
tram ATM milanoQueste risultarono infatti assai problematiche: innanzitutto a causa dell'enorme numero di uomini mandati al fronte, con conseguente mancanza di manodopera, sia semplice che specializzata (del resto anche i bigliettai, sui tram, erano stati sostituiti dalle bigliettarie fin dall'anno precedente).
In secondo luogo,  si registrò  una forte penuria di materiali e pezzi di ricambio, oltrechè il loro vertiginoso aumento di prezzo: ad esempio, le ruote erano passate da 50 lire a 250 lire al pezzo, il rame da 300 lire a 1.000 lire al quintale.
Ciononostante, il biglietto era e rimase fissato a 10 centesimi, che però raddoppiava per le corse serali, dopo le ore 21.
tram ATM milano
tram ATM milanoNello stesso anno, iniziò a prendere piede la "fermata obbligatoria", che con il tempo andò sostituendo su tutte le linee la antiquata "fermata facoltativa".
Il personale viaggiante ebbe un cospicuo aumento del salario: ben il 20%! (ma si deve tenere conto che durante la guerra il caro vita e l'inflazione erano in forte aumento, almeno del 17%).
Un inizio insomma faticoso e in un contesto storico drammatico: ma ATM da allora ha sempre portato avanti, tra alti e bassi, ed anche in momenti di estrema difficoltà (come dal 1942 al 1945) il proprio compito. 
Con la speranza che possa sempre migliorare il servizio e la soddisfazione dei passeggeri. 

Bibliografia: Il Comune in grigioverde, in Città di Milano n. 11 del 1968

Per la storia dei trasporti pubblici milanesi: clicca qui

Mauro Colombo
gennaio 2019
maurocolombomilano@virgilio.it


mercoledì 26 dicembre 2018

I trasporti pubblici milanesi in 4 tappe


milano monza tram ferrovia metropolitana uno edison

La storia e le tappe fondamentali dei trasporti pubblici milanesi rappresentano per Milano un aspetto importantissimo, se pensiamo come, da quasi 180 anni, fanno parte della vita quotidiana di ogni milanese e non solo.
Una divertente cartolina stampata negli anni sessanta ha voluto, senza grandi vezzi artistici, celebrare quattro date fondamentali (anche se non sono certo le uniche) per il trasporto pubblico locale.
Nei quattro spazi in cui la cartolina è suddivisa, vediamo così quattro avvenimenti rigorosamente datati.


stazione linea milano monza vapore melchiorre gioiaNel 1840 (17 agosto) viene inaugurata la linea a vapore Milano-Monza e la relativa stazione di Porta Nuova (la prima a Milano). Per l'esattezza, era la Imperial-Regia Privilegiata Strada Ferrata da Milano a Monza.
Inizialmente il tragitto era compiuto con due locomotive che percorrevano i 13 chilometri in circa 17 minuti. La stazione si trovava (e si trova, visto che esiste ancora!) tra viale Monte Grappa e via Melchiorre Gioia (all'epoca il naviglio Martesana scorreva ancora all'aperto).
Solo nel 1899 la linea verrà elettrificata.
milano monza vapore

tram edison 1893 milano sempioneNel 1893 (2 novembre) entra in esercizio, come servizio sperimentale, il primo tram elettrico della società Edison. Il percorso, alquanto breve (3 chilometri) era semplice: Duomo, via Mercanti, via Dante, foro Bonaparte, stazione ferrovie Nord, via Monti, via Pagano, e capolinea al Sempione
Fecero così la comparsa i tram di un bel rosso scarlatto con filettatura nera (cambieranno poi colorazione nel 1900) a due assi, bidirezionali, della Edison, motorizzati dalla statunitense Thomson Houston Electric Co. con corrente continua da 600 CV.
Qui per un articolo dettagliato.
tram elettrico edison milano sempione duomo

duomo milano monza tram edison 
Nel 1901 (1° gennaio) entra in funzione la linea elettrica per il tram a due piani Milano-Monza. Il capolinea è in piazza Camposanto, proprio dietro l'abside del Duomo. Precedentemente era una ippovia, fino a quando la società Edison (che già aveva elettrificato tutte le linee tramviarie cittadine, dopo l'esperimento del 1893) aveva ottenuto la necessaria autorizzazione per il salto nella modernità di questa frequentatissima linea.




linea uno 1 rossa 1964Infine, nel 1964 (1° novembre) viene inaugurata la prima linea di metropolitana nel tratto Sesto Marelli-Lotto. I lavori erano iniziati nel 1957, grazie ad un finanziamento del Comune e dei cittadini.
Il tragitto era di 12 chilometri, con 21 stazioni.





Per un'analisi dettagliata della storia dei trasporti pubblici milanesi, leggi l'articolo.

Mauro Colombo
dicembre 2018
maurocolombomilano@virgilio.it